La rivista Passaggi, in concomitanza con l’elaborazione del piano regionale sanitario e la presentazione della proposta di riforma del sistema sanitario nazionale, da tempo esplora in più direzioni il tema del profondo cambiamento che deve intervenire nella sanità. In questo articola viene spiegato come dovrebbero funzionare le reti cliniche di cui una già esiste in Umbria e opera con efficienza nel campo dell’infarto. Il ruolo della digitalizzazione e dell’Università.
di Maurizio Del Pinto
Cosa succede quando un Ospedale, una Casa di Comunità, un medico di base e uno specialista iniziano a lavorare come un unico organismo? La risposta risiede nelle Reti Cliniche, un modello organizzativo promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che sta rivoluzionando il modo in cui riceviamo assistenza medica. Per inciso, OMS da cui sono usciti gli USA di Trump e che lasceranno i loro cittadini scoperti sotto vari aspetti.
Cosa è una Rete Clinica?
In passato, ed anche ora per alcuni aspetti, la sanità era spesso un insieme di “isole” separate: il paziente doveva spostarsi tra diverse strutture, portando con sé esami e referti. Oggi, secondo le direttive dell’OMS, la sanità dovrà trasformarsi in una rete integrata.
Una rete clinica è un’alleanza tra professionisti e strutture sanitarie che collaborano per gestire una specifica patologia o un bisogno di salute. L’obiettivo è semplice: portare la cura giusta al paziente giusto, nel momento giusto.
Reti Cliniche e Digitalizzazione: La Nuova Era della Sanità Integrata
Il sistema sanitario italiano sta vivendo e vivrà, con la recente proposta di riforma del SSN, una profonda trasformazione, guidata dalla necessità di mettere il paziente al centro del percorso di cura e di superare la frammentazione storica tra ospedali di vario livello, medicina territoriale e specialisti. In questo scenario, le Reti Cliniche emergono come modello organizzativo innovativo, capace di integrare competenze, strutture e tecnologie per garantire cure più efficaci, tempestive e personalizzate. In realtà chi scrive ha iniziato ad occuparsi di reti cliniche per l’emergenza cardiologica e neurologica già nel 1999 insieme ad altri eccellenti professionisti della nostra Regione.
Oggi al cuore di questa rivoluzione si aggiunge la digitalizzazione, elemento strategico che consente di superare i limiti del passato e di costruire una sanità realmente connessa, proattiva e orientata anche alla prevenzione e non solo all’emergenza. Analizziamo come la digitalizzazione stia cambiando il volto delle Reti Cliniche e quali siano le prospettive per il futuro della sanità italiana e regionale.
I pilastri del modello OMS
Secondo l’OMS, il modello delle Reti Cliniche si fonda su tre pilastri fondamentali:
- Centralizzazione dei casi complessi: Grazie al modello Hub & Spoke (Hub un grande ospedale che riceve i pazienti complessi inviati dagli ospedali Spoke), ed aggiungerei anche ospedali Antenna (cioè strutture ospedaliere più semplici in grado di trasmettere pazienti ed informazioni ma anche in grado di riceverli una volta superata la fase acuta per la cura della cronicità), i pazienti con patologie complesse vengono indirizzati verso centri di eccellenza (Hub), mentre l’assistenza ordinaria e il follow-up rimangono vicini al domicilio (Spoke e Antenna). Questo sistema migliora gli esiti clinici e garantisce che le risorse specialistiche siano utilizzate in modo ottimale.
- Standardizzazione dei percorsi terapeutici (PDTA): I trattamenti sono uniformati ed aggiornati regolarmente secondo le migliori evidenze scientifiche, assicurando equità e sicurezza in ogni struttura della rete. Proprio in queste settimane in Umbria si sta studiando ad esempio la standardizzazione per una percorso complesso come la assistenza cardiaca artificiale ed il trapianto di cuore nei casi iperacuti di insufficienza cardiaca.
- Digitalizzazione e continuità dei dati clinici: La gestione informatizzata consente di seguire il paziente lungo tutto il percorso assistenziale, evitando ripetizioni inutili di esami, riducendo i tempi di attesa e migliorando la sicurezza delle cure. La digitalizzazione rappresenta il vero motore della trasformazione delle Reti Cliniche. Reti Cliniche e Digitalizzazione: La Nuova Era della Sanità Integrata
Dati chiave sulla digitalizzazione sanitaria
Secondo l’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano, nel 2024 la spesa per la sanità digitale in Italia ha raggiunto i 2,47 miliardi di euro, con una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Il mercato della digital health, considerando anche il settore privato, si avvicina ai 4,6 miliardi di euro. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato oltre 15 miliardi di euro alla Missione Salute, con una parte rilevante dedicata alla digitalizzazione dei processi sanitari e all’innovazione delle infrastrutture tecnologiche.
La diffusione degli strumenti digitali è in costante crescita:
- Il 41% dei cittadini italiani può usufruire del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), mentre il 36% dei medici specialisti e il 52% dei medici di medicina generale hanno effettuato televisite.
- Il telemonitoraggio coinvolge il 30% degli specialisti e il 46% dei medici di famiglia.
- L’adozione dell’Intelligenza Artificiale in ambito sanitario è in aumento: il 26% degli specialisti, il 46% dei medici di medicina generale e il 19% degli infermieri ha utilizzato strumenti di AI generativa.
La digitalizzazione rappresenta il vero motore della trasformazione delle Reti Cliniche. L’adozione di sistemi informatici avanzati permette di raccogliere, gestire e condividere dati clinici in tempo reale, creando una “storia sanitaria digitale” che accompagna il paziente in ogni fase del percorso.
Questa innovazione ha molteplici vantaggi:
- Riduzione delle duplicazioni: I dati clinici sono accessibili a tutti i professionisti coinvolti, evitando la ripetizione di esami e procedure.
- Accelerazione dei tempi di risposta: La disponibilità immediata delle informazioni consente diagnosi e interventi più rapidi.
- Miglioramento della sicurezza: La tracciabilità dei dati riduce il rischio di errori e garantisce la continuità delle cure.
- Monitoraggio epidemiologico: La centralizzazione dei dati permette di analizzare l’andamento delle patologie, programmare interventi di prevenzione e ottimizzare le risorse.
Reti tempo-dipendenti e impatto sugli esiti clinici
Le reti tempo-dipendenti, come quelle per infarto e ictus, sono un esempio emblematico dell’efficacia delle Reti Cliniche digitalizzate. Secondo la Terza Indagine Nazionale AGENAS, la sopravvivenza dei pazienti dipende in modo determinante dalla qualità della pianificazione e dalla governance regionale. Nel 2023, l’obiettivo terapeutico per l’infarto (angioplastica entro 90 minuti) è stato raggiunto nel 56,1% dei casi a livello nazionale, con forti differenze tra le regioni ed una ottima performance in Umbria dove tale rete è attiva da decenni.
La gestione della cronicità
La digitalizzazione è altrettanto cruciale nella gestione delle malattie croniche. Grazie alla rete, il medico di medicina generale comunica costantemente con lo specialista e con le strutture territoriali, garantendo un monitoraggio continuo e prevenendo il peggioramento della malattia. Il paziente non è mai lasciato solo, ma seguito in modo proattivo e personalizzato.
L’Umbria oggi: innovazione e sfide
La Regione Umbria si è già distinta per l’implementazione della rete cardiologica per l’emergenza STEMI (infarto miocardico), adottando nuovi indicatori di esito e di processo e puntando sulla revisione continua della qualità e sicurezza delle cure. In Italia, le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte e il loro impatto in termini di mortalità, morbosità e ricoveri ospedalieri rimane elevato. Per ottimizzare la rete ospedaliera regionale, si propone come detto prima una classificazione delle strutture in Hub, Spoke e Antenna, con ruoli specifici e integrati. Questo modello garantisce sicurezza, qualità e prossimità, evitando duplicazioni e favorendo il trasferimento appropriato dei pazienti tra strutture vicine e con missioni assistenziali definite. Inoltre è ritenuta strategica la collaborazione con l’Università per promuovere la ricerca clinica, la formazione avanzata e l’innovazione anche in tale ambito. La Regione, in partnership con l’Università, dovrebbe puntare alla creazione di centri di ricerca biotecnologica e di formazione di eccellenza continua, favorendo lo sviluppo di nuove competenze e tecnologie. Si sottolinea inoltre l’urgenza inemendabile di innovare tecnologicamente le Aziende Ospedaliere di Perugia e Terni (centri Hub), definire missioni chiare per ogni struttura, favorire accordi interregionali e riprogettare la governance e i finanziamenti per un funzionamento armonico delle reti clinico-assistenziali
Prevenzione primaria e secondaria
La prevenzione primaria rimane un aspetto essenziale della medicina territoriale unitamente alla salubrità ambientale, alimentare e della produzione agricola (progetto di una “Rete di Salute Globale”). La digitalizzazione di una Rete Clinica e di Salute Globale permetterà di potenziare anche la prevenzione primaria e secondaria, attraverso il monitoraggio continuo dei dati clinici e la programmazione di interventi mirati. La sfida maggiore sarà quella di rafforzare il sistema di prevenzione, che in passato ha già rappresentato un punto di forza della sanità regionale umbra.
Conclusioni
Le Reti Cliniche digitalizzate rappresentano il passaggio da una sanità reattiva, che interviene solo in caso di malattia, a una sanità proattiva, integrata e personalizzata. Per il paziente, questo significa meno burocrazia, maggiore sicurezza e la certezza che l’intero sistema sanitario stia collaborando per la sua guarigione. La digitalizzazione non è solo uno strumento operativo, ma un elemento strategico che abilita la sanità del futuro: una sanità capace di prevenire, monitorare e curare in modo efficace, efficiente e umano. La sfida ora è quella di consolidare questi progressi, investire in tecnologie e competenze, e garantire che ogni cittadino possa beneficiare di un sistema sanitario moderno, equo e sostenibile.



