di Gabriella Mecucci
“A Perugia c’è la banca più bella del mondo”: così un importante storico dell’arte come Bruno Toscano definì il Collegio del Cambio. Era lì infatti che si riunivano i cambiavalute (i banchieri) per i loro periodici incontri, ed era lì che si svolgevano le operazioni finanziarie. Quel luogo è stato reso famoso dagli affreschi di Perugino che iniziò a dipingerli proprio nell’anno in cui venne definito “il meglio maestro d’Italia”. Oggi il Cambio rivela una bellezza inedita, sinora offuscata. Et fiat lux, recita la Genesi, per raccontare l’origine dell’universo. E, si parva licet, è la luce a restituirci parti di un’opera sin qui poco ammirate.
La nuova illuminazione* ci svela ciò che era rimasto nell’ombra. E così, più in basso rispetto ai capolavori di Pietro Vannucci, si possono finalmente ammirare in tutta la loro magnificenza, gli arredi in legno che ne percorrono le stanze. Sono intarsiati da tre fra i più grandi artigiani del tempo: Domenico Tasso, Giampietro Zuccari e Antonio Bencivenni da Mercatello che hanno finemente decorato i rivestimenti, il bancone e il pulpito. E soprattutto la parte interna del grande portone d’ingresso.
L’arte del legno nell’Italia del Cinquecento, di quello che è stato definito il Rinascimento maturo, raggiunse livelli molto alti: intarsi, ebani, figure in rilievo diventarono una straordinaria espressione di bellezza e di ricchezza. Il Collegio del Cambio nasce dentro questa temperie culturale e rende visibile il ruolo fondamentale che i banchieri perugini avevano raggiunto. Questa nuova illuminazione è dunque anche un’operazione critica, : una rilettura dell’opera tesa a restituircela nella sua interezza e nel suo significato storico. Una scelta che evoca il modo di intendere il restauro da parte di Cesare Brandi
La luce può fare dei veri miracoli e questa volta il miracolo è quello di guidarci verso la scoperta del non visto o quantomeno del sottovalutato. Il visitatore medio infatti andava al Cambio solo per ammirare gli affreschi di Perugino e poi c’era la curiosità per il suo autoritratto, mentre oggi potrà assaporare tutta la complessità di quelle tre stanze così come i ricchi e colti banchieri perugini le vollero. Il capolavoro non è più solo quello realizzato dal pennello di Vannucci, ma l’insieme armonico di affreschi e di arredi lignei. In quanti avevano ammirato sin qui le decorazioni del portale? Eppure sarebbero più che sufficienti per giustificare una visita al Nobile Collegio. Prima gli occhi guardavano solo in alto, ora trovano bellezza a tutti i livelli.
E così, fra le scene della nascita e della trasfigurazione di Cristo, fra i profeti e le sibille di Perugino, troviamo anche i banconi, il pulpito, il portale. In quell’insieme si vede in controluce la Perugia del tempo, una città dove le corporazioni avevano un grande potere economico, testimoniato dallo splendore dei loro Collegi: il Cambio e la Mercanzia. Dove c’erano pittori come Perugino, Pinturicchio e il giovane Raffaello. Dove fioriva una notevole scuola di giuristi e di notari. E dove sin dal 1308 funzionava un’ importante università. Fra Quattro e Cinquecento regnò la Signoria dei Baglioni, non priva di sinistra violenza. E poi, con la sconfitta nella guerra del sale, arrivò lo stato pontificio. Il 1540 segnò una svolta che aprì una nuova pagina di storia della città, della cui natura altri monumenti rendono testimonianza.
La nuova illuminazione del Cambio ci restituisce dunque anche il racconto di un’epoca. E’ un monumento di bellezza guardando il quale, illuminato morbidamente in tutto le sue parti, non si può che dare ragione a Bruno Toscano: e’ vero, si trova a Perugia la più bella banca del mondo.
*La nuova illuminazione è stata progettata dall’architetto Marco Frascarolo ed è stata realizzata dalla Engineering and management presieduta da Luca Valeri. I due artefici l’hanno presentato insieme a Vincenzo Ansidei di Catrano, rettore del Nobile Collegio del Cambio, da Franco Moriconi, vice presidente fella Fondazione Perugia, da Marco Pierini, vice sindaco di Perugia e assessore alla Cultura e da Francesca Valentini, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.



