di Gabriella Mecucci
Terni ha avuto una vita dura, ma alla fine ce l’ha sempre fatta. Ha curato e guarito le drammatiche ferite della guerra: è stata infatti l’unica città dell’Umbria semidistrutta dai bombardamenti. E’ sopravvissuta alle numerose crisi delle Acciaierie che ora sembrano aver riconquistato un buon dinamismo imprenditoriale. Ha visto colpita al cuore la sua classe dirigente: un bravo sindaco come De Girolamo è stato silurato da un’ indagine della Magistratura, previo poi essere riconosciuto completamente innocente. E tante altre gliene sono capitate. Con questa storia alle spalle, si stenta a credere che i cittadini di Terni abbiano scelto come sindaco Stefano Bandecchi. Nel loro passato ci sono stati amministratori e esponenti politici di prim’ordine: dai comunisti tipo Ezio Ottaviani, Franco Giustinelli e Alberto Provantini, al socialista riformista Fabio Fiorelli, uomo di gran tempra, sino a due democristiani come Filippo e Enrico Micheli – quest’ultimo è stato anche ministro. Poi, caduto Leopoldo De Girolamo, è arrivato il leghista Leonardo Latini e infine Stefano Bandecchi. La città, che tante volte aveva reagito con coraggio, questa volta ha risposto alla sua crisi così. O tempora, o mores.
Il sindaco in carica ne combina parecchie. Insulta in continuazione: ha accusato la Presidente Stefania Proietti di usare “metodi camorristi”. E della sua elezione ha detto: “Se Meloni avesse scelto me, lei ora sarebbe a casa”. Appena diventato sindaco e poi Presidente della Provincia ha pensato di annettere al suo “regno” anche Spoleto. Si scaglia continuamente contro l’altra metà del cielo: “Se non tradisci una donna prima o poi l’ammazzi”, è una delle tante invettive. La sua aggressività è notevole verso i giornalisti, i dipendenti comunali, i consiglieri. Di recente ha detto: “State attenti che se mi alzo di voi non resta neanche un brandello”. Con Perugia ce l’ha a morte e rinfocola continuamente una campagna duramente campanilistica contro il capoluogo. Esibisce la propria ricchezza e ha un atteggiamento marcatamente classista: una volta ha definito quelli che lo avevano criticato “morti de fame”. Il suo rapporto con lo Stato e con l’intera amministrazione pubblica è caratterizzato da un “effetto di padronanza”. In quattro e quattr’otto carica a testa bassa, decide, smonta, rimonta. L’ultima che ha combinato è la liquidazione dell’intera Giunta comunale e la messa in campo di una compagine tutta nuova, dopo aver detto che quella affossata era stata l’amministrazione migliore che Terni avesse mai avuto. Non si ferma davanti a niente.
Insomma, il sindaco è un personaggio a dir poco rodomontico e somiglia ad un Trump in dimensione ridotta, un’espressione periferica, di provincia. Certo, il Presidente degli Usa, oltre ad avere in più una fluente chioma bionda al posto di una lucida pelata, ha anche un peso infinitamente maggiore: le sue minacce le esercita contro la Groenlandia, contro Zelensky e contro Cuba, per non dire delle aggressioni economiche e verbali all’Europa. Quanto alle polemiche verso gli altri politici, basterebbe ricordare come si espresse su Kamala Harris: “Non è intelligente, ha un basso QI”. Sulle donne infine, è una continua fioritura di battutacce. Lui è un vero super campione, ma più passa il tempo e più il Bandecchi style diventa una sorta di “trumpismo de noantre”. Per fortuna meno pericoloso.
Eppure, al secondo turno delle elezioni comunali di Terni un buon numero dei cittadini di centrosinistra lo votò, parzialmente giustificabili per gli scontri e le divisioni con le quali la loro parte politica si presentò alle urne. Ora il Pd, dopo alcuni mesi di paralisi, è riuscito ad organizzare un’opposizione coerente. Ha anche promosso una grande manifestazione contro il sindaco, ma Bandecchi, pur colpito, appare in grado di restare in sella. Anche perché negli ultimi due anni ha trovato l’alleanza col centrodestra che in una prima fase lo aveva osteggiato. Nel 2024 fece un patto con Giorgia Meloni: ritirò la propria candidatura a Presidente della Regione e appoggiò Tesei. L’operazione fu coronata da un vistoso insuccesso, e all’interno di Fratelli d’Italia si verificò un importante dissenso verso questa scelta: tanto è vero che due consiglieri comunali uscirono dal partito e andarono nel gruppo misto. Ma l’intesa ha retto anche nell’elezione del Presidente della Provincia e, questa volta, Bandecchi l’ha spuntata.
Da allora si sono approfondite le ragioni dello scontro col centrosinistra e la sua loquace aggressività è ormai senza soluzioni di continuità. Adesso metterà in campo una nuova giunta e una nuova fase del suo regno. Sino al 2027 il timone resterà nelle sue mani e, c’è da giurarlo, il Trump di casa nostra ne combinerà ancora tante.



