di Porzia Corradi
Foto di ©Gage Skidmore-Wikicommons
Per i due colossi dell’economia umbra -Ast e Cucinelli – i dazi di Trump non dovrebbero comportare seri danni. Secondo fonti vicine all’azienda ternana le scelte americane non sono destinate a mutare in modo significativo la situazione delle Acciaierie che rischierebbero molto di più a causa della sovraproduzione di acciaio in Europa e soprattutto per il fatto che non è stato ancora sciolto il nodo energia.
Anche Brunello Cucinelli ha fatto sapere che i dazi di Trump “non lo preoccupano”. E questo è facilmente comprensibile perché i beni prodotti a Solomeo si collocano su una fascia di mercato alta o addirittura altissima che difficilmente verrà dissuasa dal comprare a causa di un aumento dei prezzi fra il 10 e il 20 per cento.
Insomma per l’Ast pericoli più seri arrivano da altre parti, quanto a Cucinelli è blindato. Del resto l’azienda ha superato, continuando a crescere (+12%), il difficile 2024 quando hanno preso seri colpi major del lusso ben più potenti. Basti fare il nome di Gucci.
Per tutte le altre imprese umbre invece il momento è buio e sono in tanti a fare i conti dei danni. L’export umbro è una voce importante e ha raggiunto quota 5,9 miliardi di cui 748milioni negli Usa. Nella fascia di imprese connessa col mercato Usa saranno parecchi a pagare. I più colpiti potrebbero essere i produttori di vini. Caprai parla di danni per 20 milioni di euro. Ma il colpo arriverà all’intero settore agroalimentare. Basti pensare al tartufo dove c’è chi paventa un gelo del mercato paragonabile a quello degli anni Novanta.
Comunque ancora mancano conti e stime precise con tanto di ricadute sull’occupazione. E, non solo Cucinelli, ma l’intero settore del lusso, che in Umbria occupa un posto importante, non dovrebbero pagare pegno