Spuntò agli esordi del Duemila: fu l’arcivescovo Chiaretti a denunciane la drammaticità. Il delitto Kercher e i primi posti nel consumo e nel “commercio all’ingrosso”. Ricadute politiche
di Gabriella Mecucci
Corsi e ricorsi storici: il problema droga in Umbria riaffiora periodicamente. I dati più recenti per la verità non inseriscono Perugia fra le città più colpite, mentre Terni occupa i primi posti per consumo di eroina, da tempo calante a livello nazionale.
La dipendenza da stupefacenti ha le sue punte più drammatiche – secondo un’attenta ricerca dell’Istituto Mario Negri – a Pescara, Roma, Milano e Firenze per quanto riguarda la coca, mentre Bologna e Milano sono al primo e secondo posto per le metanfetamine. Fra il 2022 e il 2023 le statistiche sul numero dei decessi per overdose collocavano però l’Umbria in seconda posizione. E anche oggi le morti continuano ad essere molto numerose in tutta la regione. Vietato quindi abbassare la guardia: pochi giorni fa il Procurato generale, Sergio Sottani ha usato l’aggettivo “preoccupante” per definire il giro di affari che fiorisce intorno alla droga. E, del resto, l’aumento dei furti in appartamento, reato spesso commesso dai consumatori di sostanze stupefacenti, suggerisce una crescita della domanda di queste. Nel 2025 il più grande sequestro fatto dalle forze dell’ordine è avvenuto a Foligno, dove sono stati trovati 68 chili di polvere bianca nascosti in una pizzeria. E di recente, sono state arrestate sette persone con l’accusa di essere a capo di quel mega commercio.
Per molti anni Perugia fu considerata una sorta di Ibiza – così scrisse il Corriere della Sera – dove scorrevano fiumi di coca e di eroina. Protagonisti di questa escalation erano stati la ndrangeta e le gang nigeriane. Poi, più di recente, si sono aggiunti gli albanesi. I luoghi della droga sono rimasti più o meno gli stessi. Il piccolo spaccio avviene nel centro storico, a Piazza Grimana, a Corso Garibaldi, a Porta Pesa sino a Monteluce e persino nella frequentatissima piazza Danti. Poi ci sono Fontivegge e piazza del Bacio. Nell’ultimo anno in questa zona qualcosa è cambiato. Con l’introduzione della “zona rossa” infatti il commercio nei pressi della stazione è calato, ma purtroppo si è spostato nelle vie e nei parchi limitrofi. Il “mercato all’ingrosso” si svolge tuttora in periferia: Ferro di cavallo, Olmo, San Sisto, e poi Ponte San Giovanni, Collestrada e Ponte Felcino.
Il boom della circolazione di droga fu avvertito all’inizio degli anni Duemila. Il primo ad accorgersene e a manifestare la propria preoccupazione fu l’arcivescovo Giuseppe Chiaretti che ne parlò in una sua celebre omelia. In pochi però compresero la lungimiranza di quella denuncia. Ci vollero ancora alcuni anni perché Perugia venisse dipinta dai grandi quotidiani nazionali come la città della droga. Qualcuno scrisse persino che era il più grande mercato all’ingrosso del Centro Italia. Ma l’allarme più potente suonò col delitto Kercher quando il Corriere della Sera pubblicò tre articoli in cui ci andava giù pesante. Fu allora che il suo inviato definì la città una “sorta di Ibiza” con tanto di racconti sui fiumi di coca e di eroina che l’attraversavano. Al netto di qualche esagerazione, occorre riconoscere che c’era del vero. L’immagine della città tranquilla, colta, elegante ne usciva devastata. La Perugia felix svaniva e, dietro di lei, spuntava l’ombra dei piaceri proibiti, dell’insicurezza diffusa. Di quella che venne anche chiamata la “Disneyland della droga”.
Gli amministratori locali, spaventati dalla rapida mutazione del comune sentire, reagirono negando tutto, polemizzando con chi metteva a fuoco ciò che era accaduto. Il timore era più che comprensibile, ma che Perugia fosse cambiata era vero. Il caso Kercher lo rivelava perché era maturato in contiguità con quella trasformazione. Non a caso il sostituto procuratore Giuliano Mignini, che portò avanti l’indagine sull’omicidio, anche di recente ha affermato che “la droga è stato un elemento fondamentale di quel delitto”.
E proprio sulla linea della Perugia diventata città, insicura, ad alta circolazione di sostanze stupefacenti si svolse una parte importante della campagna elettorale che portò alla vittoria del centrodestra nel 2014. Quest’accusa, mossa da un giovane serio e per bene come Andrea Romizi, fu tra le cause principali della prima sconfitta della sinistra, dopo decenni di governo. D’altronde proprio nel 2013 i dati condannavano la città al ruolo di capofila nel consumo di stupefacenti: al primo posto per l’eroina e al sesto per la cocaina. La stampa nazionale di centrodestra cavalcò questi dati e arrivò a definire il capoluogo umbro Gotham City. Si trattava di eccessi propagandistici ad uso politico, ma era indiscutibile che ci fosse del vero. L’allora sindaco Wladimiro Boccali riconobbe l’esistenza del problema, ma il centrosinistra arrivava a questa consapevolezza con un colpevole ritardo. D’altro canto, la droga è questione complessa che solo in parte chiama in causa chi governa localmente, mentre l’aspetto che investe l’ordine pubblico riguarda principalmente gli apparati dello Stato.
Oggi, la situazione non è al livello di guardia che toccò nel periodo del delitto Kercher e degli anni successivi. Epperò l’Umbria e Perugia non hanno certo superato il pericolo legato alla droga e ai crimini connessi. A questo oggi si è aggiunto sino a diventare prioritario il problema dei maranza, delle bande giovanili cioè che girano armate di coltelli e che si rendono protagoniste di risse e di morte. Le due emergenze spesso sono contigue. E questo possibile cortocircuito è davvero molto preoccupante.



