di Giampiero Rasimelli
Ogni tanto i sondaggisti sbagliano, rimangono spiazzati dalla realtà che si esprime in modo difforme dalle loro previsioni. In questo caso era stata prevista una bassa partecipazione al voto, una rimonta in atto del no, ma non ai livelli che si sono registrati tra i giovani e in pressochè tutte le grandi città con una partecipazione di votanti che ha quasi raggiunto il 59%. E’un bene che questo possa accadere, anche al di là del risultato, perché vuol dire che la realtà dell’opinione pubblica non è così standardizzata come si vorrebbe far credere in un’epoca di pervasività dei social e del dominio digitale che schiaccia regole e forme della comunicazione. E’ accaduto così anche in passato, con l’insorgere dei populismi e poi della destra conservatrice, ma anche in tempi lontani accadde con Berlusconi e prima ancora con i Comunisti di Berlinguer. Oggi accade con questo NO alla riforma della Giustizia proposta dal Governo Meloni e dobbiamo quindi riflettere sul significato di questo vasto e netto pronunciamento popolare.
Diversi commentatori hanno detto una cosa interessante: ha vinto il Sentimento Costituzionale, l’attaccamento degli italiani alla Carta nata dalla sconfitta del fascismo e dall’Avvento della Repubblica. Credo che questo giudizio sia profondamente vero e che la sua verità si articoli in diverse forme e contenuti che provo ad evidenziare.
Innanzitutto in un’epoca di così grave incertezza sociale, economica, politica che vive il mondo di oggi solcato da guerre, autoritarismi e dal prevalere della politica della forza e della prevaricazione, la Carta Costituzionale, nata dalla sconfitta dell’avventura fascista e dalla fine di un’epoca di guerre indicibili combattute su suolo europeo, risulta agli occhi del popolo italiano un riferimento e un rifugio sicuro. Sarebbe insensato sottovalutare quanto le micidiali azioni di Nethaniau e Trump di questi mesi in Medio Oriente e in Iran, l’atteggiamento ambiguo di Trump verso la Russia di Putin, la guerra in Ukraina, l’Unione Europea e la stessa Nato, e la sua aggressività in America Latina, non abbiano profondamente inciso sulla coscienza dei cittadini, sia per l’improvvido legame tra la Meloni, il centrodestra tutto e Trump, sia per la preoccupazione reale di scivolare su un piano inclinato che rischia di portarci a situazioni senza possibilità di recupero.
Badate che questo è un sentimento reale e profondo che c’è nel popolo italiano, in particolare tra i giovani che vedono un futuro opaco se non nero! Così la Carta si presenta al paese come un baluardo spendibile di fronte a tutto questo, viene individuata come un argine da difendere per difendersi da questo futuro incerto e dalle sue terribili manifestazioni. Si è cercato di costruire la figura di Statista della Meloni, ma i risultati sono imbarazzanti, sia verso l’Europa che per quanto riguarda il ruolo dell’Italia nella sconnessione drammatica dell’equilibrio mondiale. Il centrodestra pensa che lo spettacolo offerto dalla politica estera italiana di Meloni e Tajani non colpisca la coscienza degli italiani? … beh, è ora che si ricredano perché gli eventi si succederanno in tempi sempre più rapidi e anche la presa di coscienza dei cittadini sull’interesse nazionale ed europeo è destinata ad evolvere rapidamente in Italia e in Europa. Vedi ad esempio i segnali che stanno arrivando da Francia, Spagna, dalla stessa Germania, dai paesi Scandinavi, dalla gran Bretagna … e domenica 12 aprile tornerà al voto l’Ungheria, dove il destino di Orban potrà segnare in modo importante la vicenda europea.
Ma che c’entra questo con la riforma della Giustizia italiana? C’entra concretamente perché è il contesto nel quale si è svolta la consultazione referendaria è questo e ha fatto parte in modo significativo del pronunciamento popolare. Ma ovviamente il centro del referendum è stato il confronto sulla riforma Costituzionale della giustizia respinta dall’elettorato. Dopo tanti tentativi è ormai evidente che i cittadini diffidano da cambiamenti della Costituzione non condivisi in Parlamento, è bene che dopo numerose imprese fallimentari azzardate negli anni se ne prenda atto. La maggioranza meloniana ha agito con un atteggiamento chiuso ad ogni dialogo sia verso l’opposizione, che verso la Magistratura e il Parlamento tutto.
Ha voluto imporre una soluzione preordinata e non un’innovazione condivisa. E’ sembrata avviare uno scontro con la Magistratura che invece dell’innovazione è apparso come il tentativo di garantire una sorta di impunità alla classe politica. E infine su due punti ha dato un pessimo segnale all’opinione pubblica. Da un lato il voler smantellare un organo previsto dalla Costituzione come il CSM, il Consiglio superiore della Magistratura, per costruire addirittura 3 organi di governo della stessa. E dall’altro l’aver proposto di sostituire col sorteggio la libera espressione della rappresentanza dei Magistrati. Un’ idea come minimo irrituale, che ha dato la chiara impressione di un attacco frontale all’autonomia dei Magistrati, in pieno stile Trumpiano, appunto.
Poi, mentre si svolgeva il confronto referendario, il centro destra ha rilanciato la modifica della legge elettorale con un disegno di legge che assegna un regalo di 70 parlamentari alla coalizione vincitrice e parallelamente ha lanciato segnali di voler percorrere in tempi successivi il progetto del Presidenzialismo. Che dovevano capire i cittadini? Che il centrodestra si stava attrezzando per mutare profondamente la natura delle Istituzioni Repubblicane, per ottenere pieni poteri e vendere questa traiettoria come l’innovazione necessaria a dare efficienza alle nostre istituzioni. Il centrodestra ha voluto seguire con determinazione e senza mediazioni questa strada, e in un clima di attacco internazionale alla democrazia europea che è giunto a incrinare profondamente l’Occidente, in un clima di autoritarismi e guerre vicine, gli italiani hanno detto No in modo inequivocabile, non vogliamo questo futuro. Rispondendo anticipatamente al commento della Presidente del Consiglio dopo il voto, “peccato, si è persa un’occasione importante per modernizzare il paese”, gli italiani hanno detto No, questa modernizzazione non la vogliamo, la Carta Costituzionale non si tocca.
E’ attorno a questi scenari che si è costruita una nuova, sorprendente connessione tra i giovani e una Carta Costituzionale vecchia di 80 anni, ma ancora capace di leggere il mondo, le aspirazioni di libertà, uguaglianza e giustizia che oggi ci assillano. Si può dire che il voto referendario per le caratteristiche che ha avuto può essere considerato un voto neo-costituente? Forse sì, ma siamo soltanto all’atto iniziale di un potenziale nuovo percorso tutto da scrivere e da vivere e che ancora ha molte variabili e ostacoli da affrontare.
Riuscirà a costruirsi un’alternativa politica, culturale e unitaria al ciclo di governo del centrodestra? Quasi tutta la stampa italiana e i politologi da ieri si interrogano su questo. I numeri ci sono in teoria, le proposte alcune sono in nuce, ma il centrosinistra dovrà saper offrire un grande programma di svolta agli italiani se vorrà essere protagonista di questa alternativa di governo, non basterà un insieme di mediazioni per rendere credibile la svolta che il paese chiede. Poi dovrà trovare una leadership coesa, capace di dare prospettiva a un governo di svolta e non così friabile da dimostrarsi un’alleanza di corto respiro.
Ma non basterà una svolta solo italiana, perché l’Europa è la nostra storia e il nostro destino. Una Europa nuova, profondamente rinnovata, capace di superare sclerosi tecnocratiche, vincoli e timori reverenziali, reticenze di politica estera e di difesa, capace e determinata ad acquisire l’energia necessaria ad affrontare da leader mondiale la sfida tecnologica, ambientale e di competitività che l’attende, mantenendo la dimensione di economia sociale, garanzia di welfare e di dritti per tutti.
Solo in questa dimensione europea può trovare posto il futuro dell’Italia e delle sue classi dirigenti. I sogni veri, come quelli dei Costituenti italiani e degli europeisti di Ventotene, non perdono concretezza e memoria nello scorrere degli anni, e quando riappaiono è perché è l’ora di realizzarli, così tornano a parlare a tutte le generazioni.
Il Sentimento Costituzionale che si e’ espresso è cultura profonda di un popolo, ora bisogna che si faccia politica nazionale ed Europea. Un percorso difficile, ma a mio avviso l’unico che abbiamo davanti, che può parlare a tanti elettori, conquistare l’entusiasmo dei giovani e, come si diceva una volta, delle donne e degli uomini di buona volontà, come nel dopoguerra lontano così nel dopoguerra che speriamo di vivere in un mondo completamente nuovo e carico di contraddizioni e di rischi.



