di Porzia Corradi
Foto ©Fabrizio Troccoli
Sono quattro anni di successi come non si erano visti prima. Alla Galleria Nazionale dell’Umbria tutto è cominciato con il quinto centenario della morte di Perugino. La mostra, con oltre settanta opere del maestro rinascimentale, superò i centomila visitatori e lanciò in modo definitivo il museo, rimasto chiuso un anno per un importante intervento di riallestimento. Il record di 163mila biglietti, strappati nel 2023, quando ancora era direttore Marco Pierini, andò oltre le più rosee previsioni: risultati eccezionali che aprirono un ciclo. Da allora non sono state più raggiunte quelle vette, ma gli ingressi hanno oscillato intorno a quota 140mila. Una stabilizzazione da non sottovalutare, avvenuta dopo che ai vertici dei musei umbri è stato nominato Costantino D’Orazio.
La continuità del successo è dovuta anche ai centenari francescani e alle mostre a loro associati. Ora è in corso quella su “Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nel Trecento”, curata da Veruska Picchiarelli e Emanuele Zappasodi. I numeri parlano di un nuovo boom. In meno di tre settimane sono entrate in Galleria oltre 15mila persone e fra il 2 e il 7 d’aprile e’ stata raggiunta quota 5500: una media di quasi mille visitatori al giorno, poco distante da quella record di Perugino. Raggiungere la vetta dei centomila sarà molto difficile, ma nel 2023 si verificò davvero qualcosa di speciale. Quello su Giotto potrebbe però essere il terzo appuntamento per numero di ingressi, superato solo dai due su Pietro Vannucci: il primo si svolse nel 2004 (soprintendente Vittoria Garibaldi) e il secondo nel 2023. Il “divin pittore” è però il figlio prediletto di Perugia e dell’intera Umbria essendo nato a Città della Pieve e avendo lavorato a lungo in quasi tutta la regione. A lui vengono concesse attenzioni speciali anche sul piano degli investimenti. E resterà probabilmente insuperabile. Ma da non dimenticare i 60mila visitatori di Klimt.
Il successo della mostra su Giotto – notevolmente più piccola delle due su Vannucci, ma contenente tavole preziose del sommo pittore, opere di scuola umbra molto belle nonché un Simone Martini e un Pietro Lorenzetti – è certamente dovuto anche al traino dei centenari francescani che stanno portando a Assisi milioni di pellegrini e di turisti. Il 2026 è l’ottocentesimo anno dalla morte del santo e l’ostensione delle sue spoglie è stata visitata, nell’arco di un mese, da quasi 400mila fedeli.
Il buon andamento del turismo in Umbria è dunque dovuto innanzi tutto alla sua spiritualità – anche a Cascia si stanno verificando numeri da record – e poi alle sue splendide città d’arte: fra queste non solo Perugia e Assisi, ma anche Gubbio, Orvieto, Spoleto. Nel capoluogo infine, il 237 di aprile, ci sarà una novità importante: la riapertura, dopo i lavori di restauro, dell’ipogeo dei Volumni. Riprenderà vigore l’interesse verso gli Etruschi che già caratterizza i visitatori dell’Umbria. Basti pensare che il pozzo etrusco di Perugia ha circa 80mila visitatori all’anno ed è, dopo la Galleria Nazionale, il sito più frequentato.
“Tira” parecchio infine anche la magnifica natura della regione. Basti pensare al successo nel week end di Pasqua del Trasimeno e della Cascata delle Marmore che ha fatto ben 14mila ingressi. E con l’aria un po’ più calda è già ripreso anche il turismo sportivo in Valnerina.



