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di Giampiero Rasimelli
Foto ©World economic forum

Wang Chuanfu, un “self made man” cinese, 60 anni, Amministratore Delegato (CEO) della casa automobilistica BYD, è nato poverissimo nella Provincia dell’Anhui, oggi è a capo di una delle più importanti regine dell’automotive elettrico mondiale e ha raggiunto uno spettacolare traguardo: ha superato di gran lunga la Tesla di Elon Musk, l’uomo più ricco al mondo secondo Forbes. La Tesla infatti è in caduta verticale di vendite (1,63 milioni di veicoli venduti contro 2,26 milioni di BYD) e marca ormai un ritardo tecnologico più che significativo nei confronti del colosso cinese. Il tutto in pochi anni (6) e si deve all’invenzione di una nuova batteria, il cuore delle auto elettriche, la Blade Battery 2.0, che ha fatto registrare prestazioni sino a poco tempo fa inimmaginabili. Fino a 1000 km con una ricarica, 6,5 minuti di ricarica per arrivare all’80% della potenza, 1,2 milioni di km di vita per una batteria, ad una temperatura esterna di -20° la Blade Battery perde solo il 20% della potenza e a – 30° solo il 26% (il rendimento alle basse temperature è sempre stato un tallone d’Achille per le batterie tradizionali), infine, in 12 minuti di ricarica raggiunge un’autonomia di circa 780 km. Dati straordinari e rivoluzionari, cui si aggiunge una strategia di collocazione di piattaforme ad alta tensione per la ricarica che vedrà installate nei prossimi 12 mesi 15.000 piattaforme in Cina e 3000 in Europa con una potenza di 1500 KW per ognuna. Autorevoli commentatori dicono: BYD ha ucciso tutte le ragioni di scetticismo che sin qui sono state rivolte ai motori elettrici. Insomma, il mercato dell’automotive elettrico è stato sconvolto dalla crescita di BYD. Come si è detto Tesla ha registrato un calo verticale, mentre Byd non solo aumenta esponenzialmente le vendite, ma fornisce la nuova Blade Battery 2.0 alle maggiori case automobilistiche come Toyota, Kia, Hiunday e alla Tesla stessa. Altre, come Stellantis, stanno definendo nuovi accordi con BYD.

Ciò che perde Tesla nei confronti dei concorrenti cinesi non riguarda solo fette di mercato, ma il valore stesso del marchio che sinora ha rappresentato, incontrastato agli occhi dei consumatori, il massimo della qualità e affidabilità tecnologica. Al centro c’è uno scontro tra culture industriali, secondo il giudizio dei maggiori osservatori del mercato automotive. I cinesi hanno scommesso sulla capacità di ottimizzare una tecnologia gia’ collaudata ed economicamente vantaggiosa (celle LFP-Litio, Ferro, Fosfato- e formati prismatici) mobilitando un vasto gruppo di ricercatori in tutta la Cina e aumentando del 40% la densità energetica della Blade Battery. Musk ha compiuto un errore di arroganza volendo scommettere su una tecnologia non collaudata e rischiosa producendo la sua batteria “rivoluzionaria” 4680, caratterizzata da una tecnologia con rivestimento a secco, che doveva cambiare totalmente il mercato dell’automotive elettrico e che invece non è mai decollata. Qualcuno dice: Musk ha perso la sfida tra scienza e arroganza.

Ora il gioiello tecnologico cinese verrà collocato non solo sulle auto di lusso come Tesla, che aveva occupato questo settore di mercato, ma grazie alla riduzione dei costi di produzione del 20/30% portati dalla tecnologia Blade e alla diffusione delle piattaforme di ricarica ad alta potenza, riuscirà ad occupare un segmento di mercato vastissimo con veicoli in vendita tra 19000 e 30000 dollari. L’Europa sarà un target rilevante nella strategia di mercato BYD, ma anche per le partnership che si definiranno in questo quadro.

Cosa dobbiamo trarre da questa spettacolare vicenda industriale consumatasi in meno di 10 anni? Innanzitutto che i cinesi non sono più nell’automotive una manifattura di secondo livello utile a ridurre i costi di produzione e ad allargare le opportunità di mercato per i grandi marchi tradizionali come nella fase di globalizzazione che si sta chiudendo. I cinesi sono definitivamente un soggetto industriale maturo e all’avanguardia in settori di mercato strategici e in segmenti sensibili e altrettanto strategici della ricerca scientifica e tecnologica. La nuova globalizzazione, se riusciremo a definirla dopo il caos attuale, non potrà non tenere conto di questa realtà ormai consolidata e trainante che riguarda non solo la Cina ma anche altre economie e società. In secondo luogo dovremo prendere atto che nell’economia di transizione nella quale siamo immersi nel tentativo di combattere gli effetti dei mutamenti climatici e in particolare nei settori energetici, dell’automotive, della comunicazione e più in generale della mobilità delle persone e delle merci, si gioca una partita ad alta intensità di innovazione. Un’intensità fatta di balzi improvvisi, di una pluralità di protagonisti, di un conflitto perenne tra scienza e ristretti interessi di profitto o di arroganza da posizioni dominanti. La partita è aperta in tutti i campi e stabilisce connessioni del tutto nuove tra settori e soluzioni per dare efficienza e performaces vincenti alle innovazioni messe in opera e al loro impatto sulla domanda.

Per dirla in modo più concreto. Sul terreno delle batterie, ad esempio, oggi risulta vincente il prodotto BYD, la batteria Blade 2.0, che avrà a lungo successo, ma già negli Stati Uniti si sta studiando una nuova tecnologia al Sodio, materiale più pesante e con minore carica elettrica del Litio, però più abbondante in natura e meno costoso. Il prezzo del Litio è ovviamente molto cresciuto perchè la domanda è cresciuta in modo esponenziale, trainata non solo dall’automotive, ma soprattutto dal balzo dei consumi dovuti ai data center sempre più potenti, richiesti dallo sviluppo in ogni campo della vita delle tecnologie digitali e ancor di più dall’avvento dell’intelligenza artificiale (dagli usi sociali, a quelli industriali e degli armamenti). C’è quindi il grande problema dello stoccaggio di energia per i data center. D’altra parte il Litio è abbondante, ma difficile da estrarre e trasformare per gli usi industriali. Vi sono paesi che hanno enormi giacimenti di difficile utilizzo, come la Bolivia, e vi sono solo pochi paesi capaci di trasformare questa materia prima in un prodotto di uso industriale (Australia, Cile, Cina, Argentina, Brasile ..). Ed e’ aperto, soprattutto in Europa, il grande cantiere del riciclo dei materiali usati delle batterie, che può essere quintuplicato entro il 2031.  Del resto, è un po’ così con tutte le materie prime strategiche per la transizione oltre gli idrocarburi, dal cobalto, alle terre rare, al magnesio, ecc …

E poi dobbiamo porci una domanda finale. Non solo come potrà essere il mondo oltre l’utilizzo degli idrocarburi, ma come dovrà riorganizzarsi il nostro modo di vivere nelle città, nelle periferie, nelle realtà di difficile accesso. Ad esempio, restando per un momento solo all’automotive, quando avremo abbondantemente elettrificato il parco auto del pianeta avremo sempre il problema di ridurre l’uso dell’auto nelle grandi e medie città e nel contempo di garantire i collegamenti con gli insediamenti più isolati o disagiati. Un equilibro difficile da trovare che richiederà grandi investimenti per il rinnovamento e potenziamento dei servizi pubblici, con l’elettrificazione, la guida autonoma, una completa diffusione del digitale.

A proposito, l’ ONU, attraverso l’UNECE ha finalmente predisposto un regolamento allo scopo di uniformare l’utilizzo della guida autonoma in tutti i paesi. Si presenterà nel giugno 2026 e l’introduzione operativa di queste norme non sarà un percorso facile. Ma è la premessa per una rivoluzione del trasporto pubblico e privato nel mondo, che già vive in alcune sperimentazioni e nella pressione incontenibile della domanda di soluzioni volte a ridurre l’invivibilità della vita delle città dovuta al traffico insostenibile e alla contemporanea esigenza di mobilità delle persone.  Un futuro che è già qui, come vedete e come ci ha raccontato Fabio Ciuffini nel suo recente libro sui problemi della mobilità a Perugia. Un futuro che non aspetta, che avanza travolgendo ogni pigrizia e conservatorismo, un futuro da implementare consapevolmente e da regolare con intelligenza, scienza e partecipazione di tutti.

Tutto il contrario della cultura del guru di Palantier Peter Thiel, come di Musk e del Trumpismo in generale. Gente che aborre la concorrenza e che punta sul monopolio, che fa dell’arroganza una filosofia politica, che vede l’innovazione come una lotta selvaggia per l’evoluzione della specie, che immagina un mondo fatto di capi depositari dello spirito del mondo e di sudditi senza nome e che vede nella democrazia e nel diritto internazionale l’Anticristo da distruggere. Intanto Wang Chuanfu scienziato umile e potente capitano d’impresa ha messo in fila tutti nell’automotive. Ora tocca anche all’Europa sollevare la testa, rompere ogni pigrizia e indicare la strada dell’innovazione necessaria e sostenibile per un mondo e una globalizzazione diverse dal caos pericoloso che stiamo vivendo.