di Valeriano Giambitto*
Il recente seminario promosso a Perugia su “Mobilità alternative per la città di oggi e di domani”, patrocinato dal Comune di Perugia e dalla Regione Umbria, rappresenta un’occasione importante di confronto. Discutere di mobilità ciclabile, pedonale, integrata e sostenibile è non solo legittimo, ma necessario. Come Associazione politico-culturale Comunità Riformista condividiamo l’obiettivo di una città più vivibile, meno inquinata, più attenta alla qualità dello spazio urbano.
Tuttavia, proprio partendo da quel dibattito, riteniamo doveroso confutare un equivoco che rischia di condizionare le scelte strategiche per il futuro di Perugia: l’idea che la sola mobilità alternativa possa reggersi in piedi senza un forte investimento sulle infrastrutture strategiche, a partire dal nodo di Perugia.
La mobilità sostenibile non è uno slogan, ma un sistema complesso. Un sistema che funziona solo se tutte le sue componenti sono coerenti e integrate. Piste ciclabili, trasporto pubblico locale, intermodalità, elettrificazione, digitalizzazione dei flussi: tutto questo è fondamentale. Ma non può sostituire la necessità di una rete infrastrutturale moderna ed efficiente, capace di sostenere i flussi di traffico di un territorio che non è una metropoli pianeggiante, bensì una realtà diffusa, collinare e policentrica.
Perugia e l’Umbria vivono una condizione geografica e infrastrutturale che non può essere ignorata. Il nodo di Perugia non è un’opera “contro” la mobilità alternativa: è, al contrario, una condizione abilitante perché essa possa funzionare davvero. Senza una viabilità scorrevole e razionale per il traffico di attraversamento e per i collegamenti strategici, il trasporto pubblico resta intrappolato nel congestionamento, le merci si muovono lentamente, i tempi di percorrenza si allungano, la qualità della vita peggiora.
Pensare che basti incentivare l’uso della bicicletta o del mezzo pubblico per risolvere problemi strutturali significa sottovalutare la complessità della domanda di mobilità. Esiste una quota di spostamenti – lavorativi, produttivi, logistici – che non può essere assorbita integralmente da modalità dolci. Le imprese, i pendolari, i servizi sanitari e scolastici hanno bisogno di tempi certi e connessioni affidabili. Una città che vuole attrarre investimenti e opportunità non può permettersi colli di bottiglia permanenti.
Il nodo di Perugia rappresenta un’opera strategica perché mira a riorganizzare e fluidificare i flussi, separando il traffico di attraversamento da quello urbano, migliorando la sicurezza e riducendo le emissioni derivanti dalle code e dalle soste forzate. Anche dal punto di vista ambientale, la riduzione della congestione è un obiettivo concreto e misurabile. L’inquinamento non è generato solo dal numero dei veicoli, ma anche dall’inefficienza della rete.
La vera sfida non è scegliere tra asfalto e biciclette, tra infrastrutture e sostenibilità. È superare questa contrapposizione ideologica e costruire un modello integrato. Le città europee che vengono spesso citate come esempi virtuosi non hanno rinunciato alle infrastrutture strategiche: le hanno progettate in modo coerente con una visione di lungo periodo, affiancandole a politiche di mobilità alternativa.
Comunità Riformista ritiene che il nodo di Perugia debba essere valutato e sostenuto dentro una strategia complessiva che includa il potenziamento del trasporto pubblico, l’integrazione ferro-gomma, lo sviluppo di percorsi ciclabili sicuri e continui, l’innovazione tecnologica nella gestione del traffico. Ma senza demonizzazioni preventive e senza semplificazioni.
La politica ha il dovere di governare la transizione, non di inseguire narrazioni parziali. Se vogliamo davvero una Perugia più sostenibile, dobbiamo renderla anche più accessibile, più competitiva, più connessa. Un’infrastruttura strategica non è il contrario della mobilità alternativa: è ciò che consente di liberare spazio, tempo e risorse per renderla praticabile.
Il rischio, altrimenti, è quello di proporre una visione astratta, che funziona nei convegni ma fatica a reggere alla prova della realtà quotidiana. La sostenibilità non si misura solo nelle intenzioni, ma nella capacità di garantire ai cittadini libertà di movimento, efficienza e sicurezza.
Per questo sosteniamo con convinzione il nodo di Perugia come parte integrante di un progetto moderno di sviluppo territoriale. Perché la mobilità del futuro non nasce dalla negazione delle infrastrutture, ma dalla loro evoluzione intelligente.
Valeriano Giambitto, presidente associazione politico-culturale Comunità Riformista



