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Claudio Ricciarelli ci invia questo dettagliato articolo che lancia un appello affinchè sul Nodo di Perugia venga presa rapidamente una decisione. E’ compito di una rivista come la nostra favorire il dibattito. Pubblichiamo dunque volentieri lo scritto che segue.

di Claudio Ricciarelli*

Dopo una campagna elettorale rovente, a Perugia e in Umbria, caratterizzata anche su una aspra polemica tra favorevoli e contrari al NODO di Perugia, a distanza di un anno, ancora non si vede la volontà politica di dare una svolta a questo progetto.

È la terza volta che a Perugia e in Umbria si apre questa discussione senza giungere ad una conclusione definitiva di come risolvere il problema del traffico e della viabilità nel capoluogo perugino. La prima volta fu alla fine degli anni 80 con Marcello Panettoni assessore ai trasporti del Comune di Perugia. Poi ci fu una seconda volta nel 2006 quando in ballo c’era il progetto di trasformare la E/45 in autostrada e, nell’ambito di tale progetto, realizzare anche il NODO di Perugia.

Non se ne fece più niente, anche in quella occasione, per gli alti costi urbanistici e finanziari che il progetto di autostrada comportava. L’unica decisione concreta che ne scaturì fu quella di un Progetto Preliminare, elaborato dall’Anas, per il Nodo di Perugia che poi rimase nel cassetto fino agli anni nostri, cioè il 2020.

C’è da dire però che oggi, diversamente dal passato, si è di fronte a fatti nuovi. C’è un “progetto definitivo” dell’Anas (costato 10 mln di euro) per realizzare il primo e più urgente stralcio di quest’opera che va da Collestrada a Madonna del Piano (cosiddetto Nodino) con un cambiamento radicale del precedente Progetto Preliminare, sulla base del quale si sono espressi anche tutti i pareri favorevoli di impatto ambientale e paesaggistico da parte dei Ministeri interessati. Questo progetto è corredato da uno studio sui flussi di traffico che evidenzia come, con la realizzazione di quest’opera, si allontana dal tratto di E45 che va da Collestrada a Balanzano, il 50% di traffico pesante e il 25% di traffico leggero. Anche sulla base di questi dati e novità progettuali lo stesso Consiglio Comunale di Perugia, nel giugno 2022, ha espresso quasi all’unanimità (con tre astensioni) un parere favorevole all’opera modificandone il parere negativo espresso in precedenza.

Nel frattempo però la realtà della viabilità è ancora peggiorata su molti aspetti:

  1. a) La mole di traffico in quel tratto di strada in 20 anni si è più che raddoppiata (90 mila autoveicoli al giorno) con 20 corsie che confluiscono su 4 nel tratto di E45 che attraversa il quartiere di Ponte San Giovanni.
  2. b) La sicurezza stradale è diventata un gravissimo problema quasi quotidiano, i dati ci dicono che 2/3 degli incidenti stradali che interessano l’intera E45 da Orte a Ravenna si concentrano nel tratto fra l’innesto per Ancona e Balanzano.
  3. c) L’accesso alla città di Perugia da nord, est e sud, attraverso le quattro gallerie, si è fatto molto più caotico e le continue esondazioni di traffico dalla E45 soffocano sempre di più il territorio compreso tra Collestrada, Ponte San Giovanni e Balanzano con tutte le conseguenze negative sulla salute, la sicurezza, il rumore, la qualità della vita, gli spazi di socialità e di mobilità interna agli abitati delle persone. Tutto ciò rischia, fra l’altro, di non valorizzare appieno il pur apprezzato progetto “Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare” (PINQUA 1 e 2), attualmente in atto, finalizzato ad una rigenerazione urbana di Ponte S. Giovanni.
  4. d) A ciò si aggiunge una prospettiva ancora peggiore che si intravede in futuro, se non si attiverà qualche rimedio efficacie, di ulteriori flussi di traffico derivanti dalla conclusione, con la chiusura dei cantieri, delle opere, pure positive, di riqualificazione e manutenzione in atto dell’intera E45 e del futuro completamento del tratto Orte-Civitavecchia che collegherà il porto di quest’ultima con quello di Ancona.

C’è quindi una evidenza che ormai si impone agli occhi di tutti, anche di coloro che non vogliono vedere! L’attuale E45 e il raccordo Perugia Bettolle (almeno per il tratto delle gallerie perugine) non sono più in grado di sopportare e sostenere la doppia mole di traffico rappresentata da quello di attraversamento extraregionale nord-sud e est-ovest e da quello locale e regionale.

Questi due tipi di traffico vanno separati!! Per farlo serve un’opera infrastrutturale adeguata allo scopo! Non servono “toppe” che potrebbero rivelarsi peggiori del “buco”! A volte si sente parlare di soluzioni che appaiono peggiori dello stesso problema che intendono affrontare!

Dobbiamo convincerci tutti che, per uscire da questa maledetta situazione, ci vuole un intervento capace di incidere sulle cause strutturali del fenomeno! Oggi, questo ci può essere assicurato solo da una infrastruttura stradale che si chiama NODO DI PERUGIA magari accompagnata anche da una politica che incoraggi, sostenga e promuova una mobilità locale sostenibile e alternativa all’auto.

La nuova FCU ammodernata, elettrificata e velocizzata con corse frequenti a costi moderati si spera possa essere un esempio ma non certo una alternativa. Perché quello con cui abbiamo a che fare non si risolve solo con una mobilità alternativa, ammesso e non concesso che un processo così complesso, anche di abitudini e cultura, si possa realizzare in breve tempo. Dobbiamo prendere consapevolezza che la viabilità stradale nel perugino è un problema che, certo, impatta violentemente su Ponte San Giovanni e la città di Perugia ma che riguarda anche l’Umbria e la viabilità di una parte importante del Centro Italia.

Prendere ancora tempo non serve se non a far lievitare ulteriormente i costi dell’opera. Lo è l’esempio del Nodino che in meno di quattro anni è passato da 220 a 540 mln di euro. Non possiamo quindi perdere altro tempo né in protagonismi di partito e/o di schieramento né, peggio ancora, in chiusure ideologiche e strumentali e/o di equilibri di maggioranza.

Ci vuole una convergenza politica e istituzionale, almeno di tutte le forze politiche più importanti, prima in Umbria e poi con le altre Regioni e Provincie del Centro Italia interessate per portare il problema e la soluzione ad un Tavolo presso il MIT (Ministero Infrastrutture e Trasporti).

Il Comune e la Provincia di Perugia e la Regione Umbria dovrebbero, direi devono, essere i primi livelli Istituzionali a rivendicare quest’opera di interesse interregionale e di rilevanza nazionale. Bene sta’ facendo la Presidenza della Provincia di Perugia, a sollecitare e promuovere un’azione istituzionale coordinata per conseguire questa convergenza politico-istituzionale finalizzata a sbloccare questa opera e il suo conseguente finanziamento.

Basta con questo imbarazzante rimpallo di responsabilità tra i vari livelli istituzionali di governo dove si dicono solo mezze verità!  Da una parte, “Perugia e l’Umbria dicono che il Nodino e il Nodo non si fanno perché da Roma non c’è il finanziamento”…dall’altra parte “Roma dice che il finanziamento non c’è perché Perugia e l’Umbria, l’opera, non la vogliono”, poi, magari, c’è anche chi dice “il Nodino senza il Nodo non serve a niente” dimenticandosi di dire che tutte le grandi opere devono da qualche parte iniziare e, di solito, si iniziano da dove i problemi sono più impellenti, i progetti definiti e le procedure autorizzative acquisite.

In questo gioco delle parti non si sa’ più dove finiscono le verità e cominciano gli alibi! È arrivato davvero il tempo di dire basta! e darci una sveglia sgombrando, dalla discussione su quest’opera, gli alibi e i pretesti per recuperare invece un po’ di verità. In gioco c’è la viabilità di un pezzo importante del Centro Italia, l’economia di un territorio di oltre 300 mila abitanti, il ruolo e l’accesso stradale ad una città capoluogo di regione, la vivibilità di un territorio di 20 mila persone, un collegamento veloce con il più grande ospedale dell’Umbria e con un’area produttiva e commerciale fra le più importanti e dinamiche della Regione.

È tempo perciò di posizioni chiare e decisioni concrete prima che tutti i problemi di mobilità e viabilità diventino irrimediabilmente ingovernabili. L’impressione che si percepisce, in questo nostro tempo non facile, è quella che ormai siano sempre di più i cittadini che sperano in una soluzione adeguata del problema ma sempre di meno sono quelli che ne ripongono fiducia che ciò avvenga davvero! Spetta, allora, anche alla politica e alle sue Istituzioni dare un segnale di fiducia e speranza concreta.

*ex dirigente sindacale Cisl e componente del Comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni?”