di Porzia Corradi
Le minacce alla sicurezza vengono da più parti e Perugia, che pure non è una città particolarmente pericolosa, ha comunque un singolare primato. Qui si sono verificati alcuni dei reati più inquietanti che corrono online. Il fatto più recente riguarda il diciassettenne che sarebbe stato in procinto di organizzare un attentato in una scuola, che avrebbe frequentato siti neonazisti e inneggiato a Anders Behring Breivek, l’autore della strage di ragazzi a Oslo e a Utoya. Il giovane, fermato a Umbertide e indagato insieme ad altri, proviene da Pescara, ma si era stabilito con la famiglia in provincia di Perugia. E’ stato giudicato a alto rischio di rinnovare i crimini per i quali è indagato, e per questo non gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.
L’episodio è molto grave, ma la polizia postale di Perugia nel corso del 2025 aveva indagato altre cinque persone sospettate di organizzare via rete atti di violenza e di terrorismo, e aveva anche effettuato tre perquisizioni. Quindi la recente vicenda del diciasettenne di Umbertide non costituisce una novità. E del resto è notorio che l’islamismo radicale si muove nella dimensione virtuale per dialogare coi “lupi solitari” e per preparare gli attentati.
Accanto ai reati più pericolosi , ce ne sono molti altri – e in numero decisamente crescente – che si verificano online. Secondo i dati ufficiali nel 2025 sono state scoperte ben 893 truffe, 157 crimini contro la persona di cui 16 legati alla pornografia e 4 all’adescamento di minori.
Spesso in Umbria si tende a denunciare i pericoli derivanti dalle bande di giovani col coltello o dagli extracomunitari – problemi che esistono e non vanno certo trascurati – ma l’opinione pubblica non è sufficientemente avvertita di quanto transita attraverso la rete e di come ormai, soprattutto i minori, ne vengano contagiati. Il delitto più insidioso e caratterizzante che si è verificato a Perugia è stato il suicidio di Andrea Prosperi.
Il diciannovenne infatti ha trovato nella dimensione virtuale chi lo ha istigato a uccidersi. Si tratta del coetaneo Emilio Volpe che avrebbe anche assistito alla sua morte. Un episodio agghiacciante che ha consentito di scoprire i pericoli insospettabili che i giovani possono incontrare online. Nelle comunicazioni in rete infatti non vi sono limiti alla fantasia e alla disinibizione, e ciò grazie all’assenza di un interlocutore reale. Non c’è nessuna possibilità di sapere con certezza se parliamo a un essere umano o a un’assistente vocale. Tutto è verbale e nulla è corporeo. Francesco Scotti in un articolo su Passaggi Magazine ha scritto che online abbiamo “davanti un’immagine, non una persona”. E che “tutto è un gioco e viene quindi considerato reversibile, non vi è più la freccia del tempo”.
In questa nuova sfera della comunicazione è chiaro che tutti i confini spazio – temporali cadono e anche la morte sia essa tramite suicidio sia tramite attentato perde i suoi connotati di realtà e definitività, per assumere sempre più quelli della fiction. L’agire somiglia al giocare con la play station: il rischio di disumanizzazione è dunque il più pesante dei rischi possibili. Purtroppo ancora in pochi ne sono consapevoli. Non si tratta ovviamente di distruggere la rete, motivati da una furia luddista, ma è indispensabile riuscire a introdurvi elementi di governo e anche qualche divieto. Non sarebbero degli attentati alla libertà, come sostengono i ricchissimi “signori” della Silicon Valley, perché la libertà porta con sé anche il principio della responsabilità. Per fortuna in più di un paese europeo ci si sta muovendo e anche in Italia esistono proposte di legge in materia. Non fare niente, lasciare che i pericoli crescano e si aggravino sarebbe da irresponsabili.



