Nel capoluogo percentuale superiore a quella nazionale. E’ andato a votare il 65% degli umbri, 6 punti in più della media nazionale. Vincitori e sconfitti
di Gabriella Mecucci
Il risultato referendario è netto e consegna allo schieramento del No un vantaggio di circa 10 punti. La nuova legge sulla magistratura viene bocciata da un’ampia maggioranza. Ma, a saper ben guardare, dentro le urne c’è molto di più.
Innanzitutto c’è un ritorno al voto del popolo italiano – la media nazionale raggiunge il 59% – che risponde così ai paventati, quanto legittimi timori della crisi della democrazia rappresentativa. In Umbria, la percentuale dei votanti ha toccato il 65 per cento e la regione risulta essere terza in classifica. Solo alle elezioni politiche la partecipazione è stata dello stesso ordine. I risultati del No – a Terni il 54% e a Perugia il 55,5% – sembrano, seppur indirettamente, andare oltre i voti dello schieramento che sosteneva questa posizione. Nella città dell’acciaio il risultato è particolarmente lusinghiero per un centrosinistra ormai da otto anni all’opposizione.
L’inversione di tendenza registrata in Italia si riscontra anche in Francia, dove il centrosinistra si è aggiudicato alle amministrative le tre città più importanti: Parigi, Marsiglia e Lione. La destra di Bardella non si può dire sconfitta, visto che esce comunque forte da questo turno elettorale, ma la sua marcia trionfale che appariva inarrestabile ha subito un primo stop.
Riattraversiamo le Alpi: solo in quattro regioni la spunta il Sì anche se non è certo trascurabile il voto della Lombardia (53%) e del Veneto (58%). Ma è altrettanto importante la consistente vittoria del No a Milano. Per non dire di Bologna, Firenze, Roma e via elencando.
E passiamo alle valutazioni più squisitamente politico-partitiche. La prima notazione non può non riguardare il governo: siamo infatti in presenza della prima, pesante sconfitta di Giorgia Meloni. Il messaggio è stato forte e chiaro e investe le sue scelte, in particolare quelle in politica estera: l’appoggio acritico cioè alle follie trumpiane.
Il secondo dato politico riguarda l’opposizione: qui la vittoria di Elly Schlein è netta e inequivocabile. E anche chi, come chi scrive, nutre nei suoi confronti diffidenze e distanze non può non riconoscere che è prima di tutti lei ad uscire da questa consultazione da trionfatrice.
Il terzo giudizio politico si riferisce a quel mondo frammentato e purtroppo ancora confuso che va sotto la categoria di centro-moderato. Qui l’unico che ha mostrato intelligenza politica è stato Matteo Renzi. Ha capito il vento che tirava e ha deciso di dare libertà di voto, essendo coerente con le posizioni passate e presenti del suo partito. Italia Viva infatti era e è d’accordo con la separazione delle carriere, ma ha dato un giudizio pesantemente negativo sia di metodo che di merito su come era stata costruita la legge. Sconfitti invece i dioscuri Calenda e Marattin che hanno scelto la strada del Sì senza se e senza ma.
La quarta osservazione riguarda il metodo per riformare la Costituzione. Gli italiani puniscono tutti coloro che non ricerchino con pazienza e insistenza una larghissima maggioranza – superiore ai due terzi – in Parlamento. Probabilmente è convinzione diffusa che la classe dirigente che scrisse la nostra Carta fondamentale era di notevole qualità e che, prima di cambiarla, occorra dare forti garanzie. La prima fra queste è la capacità di comporre una proposta che tenga conto anche delle posizioni delle minoranze.



