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di Andrea Bernardoni

Lo storico britannico John Foot nel libro La “Repubblica dei Matti”. Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia definisce l’esperienza umbra del superamento del manicomio “il modello perfetto”. In Umbria, infatti, prima che a Trieste – luogo in cui ha operato per lungo tempo Basaglia –a partire dal 1965 è stato avviato, grazie alla spinta del presidente della Provincia di Perugia Ilvano Rasimelli, un percorso che ha portato al superamento dell’istituzione manicomiale, costruendo in modo pionieristico una rete di servizi territoriali e creando un contesto favorevole all’inclusone sociale e lavorativa delle persone che erano state per anni chiuse negli ospedali psichiatrici.

Negli ultimi decenni del Novecento l’Umbria è stata all’avanguardia nella chiusura dei manicomi e nella costruzione di una rete alternativa di servizi di salute mentale, ha costruito in pochi anni un sistema di cure domiciliari a favore delle persone più fragili, si è dotata di una rete di asili nido capillare, ha costruito servizi e politiche che hanno accompagnato al lavoro le persone fragili e svantaggiate ed ha anticipato, con la pianificazione sociale di zona, le novità introdotte dalla legge 328 del 2000. Questo percorso è stato realizzato coinvolgendo nel welfare regionale gli attori della società civile e del Terzo settore che sono stati chiamati a collaborare con i Comuni e le USL nell’ideazione e realizzazione di nuovi servizi e modelli di intervento. 

Il modello di welfare umbro ha iniziato a mostrare i propri limiti nei primi anni Duemila, le difficoltà sono divenute evidenti dopo la crisi finanziaria del 2008 per arrivare sino ai nostri giorni. Le relazioni tra Terzo settore e amministrazioni pubbliche, che negli anni Ottanta e Novanta erano orientate dal principio di collaborazione, negli anni Duemila sono state guidate da quello di concorrenza e competizione. Negli ultimi due decenni l’adozione acritica delle logiche e degli strumenti tipici del mercato ha favorito la diffusione delle gare di appalto, spesso al massimo ribasso, come strumento per regolare i rapporti tra Comuni, USL ed enti di Terzo settore. Questo cambio di approccio ha fatto prevalere la dimensione della correttezza formale piuttosto che quella dell’efficacia, favorendo la diffusione di una logica prestazionale, rendendo i servizi di welfare sempre più standardizzati e burocratici, scoraggiando la realizzazione di politiche trasversali capaci di integrare le politiche sociali e sanitarie con quelle per il lavoro e la casa, non utilizzando a pieno le risorse della società civile e del Terzo settore presenti nelle comunità. 

La salute mentale nel nuovo Piano socio-sanitario

A distanza di 60 anni dal discorso tenuto alla Sala dei Notari dal Presidente della Provincia Ilvano Rasimelli – in cui mostrava ai cittadini di Perugia le immagini sulle condizioni disumane nelle quali erano costrette a vivere le persone recluse nell’ospedale psichiatrico di Santa Margherita – il 15 e 16 dicembre 2025 nei locali della Provincia di Perugia si è tenuta, promossa dalla Regione Umbria, una due giorni di lavoro dal titolo “La salute mentale globale nella costruzione del Piano socio-sanitario regionale”; un’opportunità di confronto aperto e partecipato che ha analizzato i punti di forza e di debolezza del modello umbro di salute mentale definendo le traiettorie di sviluppo futuro. Questo appuntamento rappresenta un’importante tappa del percorso di costruzione del nuovo Piano socio-sanitario, testimonia l’attenzione dedicata alla salute mentale e comunica l’investimento “politico” effettuato su questo tema dalla Giunta Proietti.

Hanno partecipato ai lavori della due giorni operatori delle USL e della Regione Umbria, rappresentanti dei Comuni e membri delle cooperative sociali e degli enti di Terzo settore che si sono divisi in nove gruppi che hanno lavorato su specifici argomenti tematici. Dal lavoro effettuato nei gruppi sono emersi diversi temi trasversali, tra questi: il positivo ruolo del Terzo settore – evidenziato da numerosi professionisti che operano nelle USL e nei Comuni – e l’opportunità di attivare processi di co-programmazione e co-progettazione al fine di innovare la rete dei servizi di salute mentale, costruendo in modo partecipato un nuovo modello regionale di intervento coerente con i mutati bisogni dei cittadini.

La co-progettazione nella legislazione nazionale e regionale

La co-programmazione e la co-progettazione sono state introdotte e disciplinate nel 2017 dall’articolo 55 del Codice del Terzo Settore (CTS) ed hanno rappresentato un’importante innovazione normativa che ha affermato la possibilità di utilizzare strumenti collaborativi per regolare i rapporti tra Enti di terzo settore e amministrazioni pubbliche che negli anni Duemila erano stati regolati quasi esclusivamente utilizzando le gare di appalto.

L’articolo 55 del CTS afferma che “In attuazione dei principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell’amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare, le amministrazioni pubbliche … nell’esercizio delle proprie funzioni di programmazione e organizzazione a livello territoriale degli interventi e dei servizi nei settori di attività di cui all’articolo 5, assicurano il coinvolgimento attivo  degli  enti  del Terzo settore, attraverso   forme  di co-programmazione e co-progettazione e accreditamento”.

Negli anni successivi all’approvazione dell’articolo 55 la Corte Costituzionale con la sentenza n. 131 del 2020 ha stabilito con estrema chiarezza che l’articolo 55 è una modalità di attuazione dell’articolo 118 terzo comma della Carta costituzionale (quello dedicato alla sussidarietà) ed è coerente con il diritto dell’Unione europea. La Consulta ha inoltre aggiunto che “tra i soggetti pubblici e gli ETS, in forza dell’articolo 55, (si instaura) un canale di amministrazione condivisa, alternativo a quello del profitto e del mercato”.

In Umbria nel 2023 l’Assemblea Legislativa della Regione ha approvato all’unanimità la legge N.2 “Disposizioni in materia di amministrazione condivisa”. La legge 2 introduce in modo organico nella legislazione regionale gli strumenti dell’amministrazione condivisa riconoscendo il valore della collaborazione e degli enti del Terzo settore. Con questa legge la Regione Umbria: a) riconosce, favorisce e valorizza l’autonoma iniziativa delle formazioni sociali per lo svolgimento di attività di interesse generale; b) riconosce e promuove gli enti di Terzo settore che operano nell’ambito regionale; c) riconosce il valore della collaborazione tra enti di Terzo settore e amministrazioni pubbliche e favorisce la libera iniziativa degli enti di Terzo settore nell’ambito dell’amministrazione condivisa; d)  disciplina gli istituti ed i procedimenti di cui all’Art. 55 del Codice del Terzo settore al fine di assicurare il coinvolgimento degli stessi nell’esercizio delle funzioni di programmazione e organizzazione a livello territoriale degli interventi e dei servizi nei settori di attività di interesse generale.

Successivamente, nel 2024, l’Assemblea Legislativa della Regione Umbria ha approvato, sempre all’unanimità, la legge N. 2 “Qualità del lavoro e dei servizi alla persona” che introduce in modo chiaro la preferenza delle istituzioni regionali per gli strumenti collaborativi. Il secondo comma dell’articolo 1 della legge N. 2 afferma: “Secondo quanto previsto all’ articolo 6 del D.Lgs. 36/2023 e dalla legge regionale 6 marzo 2023, n. 2 (Disposizioni in materia di amministrazione condivisa) le stazioni appaltanti ricorrono alle procedure di affidamento di cui al comma 1 nel caso in cui non sia possibile apprestare modelli organizzativi di amministrazione condivisa, che di norma sono favoriti ai sensi dell’ articolo 4 della stessa l.r. 2/2023 , con gli enti del Terzo settore di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo settore, a norma dell’ articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106 )”. 

Sperimentare percorsi di co-progettazione in salute mentale

Nella “nuova stagione” della salute mentale, avviata il 15 e 16 dicembre nelle sale della Provincia di Perugia, gli enti di Terzo settore potranno collaborare all’innovazione dei servizi esistenti e alla costruzione di una nuova modalità di risposta ai bisogni dei cittadini, valorizzando le risorse professionali, sociali ed economiche (pubbliche e private) presenti nella comunità.

Così come negli ultimi decenni del Novecento “il modello perfetto” dell’Umbria era stato costruito con la partecipazione delle forze politiche e sociali del territorio, valorizzando il contributo della società civile e del Terzo settore ci sono oggi le condizioni, politiche e normative, per aprire una nuova stagione fondata sulla partecipazione e sul coinvolgimento attivo dei cittadini e degli enti di Terzo settore.

In questo processo, in modo coerente con la L.R 2/2023 e L.R. 2/2024, la Giunta Regionale e le Aziende USL, sono chiamate a sperimentare percorsi di co-progettazione in salute mentale per regolare i rapporti con le cooperative sociali e gli enti di Terzo settore in modo da rafforzare i processi di riforma avviati, superando, in larga misura, le gare di appalto che impediscono il confronto tra Terzo settore e amministrazioni pubbliche e cristallizzano le situazioni esistenti.

Le cooperative sociali umbre in più di 40 anni di attività e lavoro sul campo hanno maturato competenze, professionalità e capacità progettuali; oggi stanno realizzando progetti sperimentali che potrebbero essere potenziati e replicati nel settore del lavoro; in quello dell’abitare e nella promozione di attività ed eventi di socialità. Iniziative che coinvolgono tutta la comunità, le imprese, le cooperative di inclusione lavorativa, le organizzazioni sportive e culturali. In una logica di co-progettazione le cooperative sociali potranno contribuire a dare risposte innovative, flessibili ed integrate che affrontino anche la sfera del lavoro, della casa e della socialità. Le cooperative sociali, infatti, non sono dei meri erogatori di prestazioni ma possono collaborare con i Comuni, le USL e le altre amministrazioni pubbliche ad accrescere il benessere della comunità attivando anche risorse aggiuntive presenti nella comunità.

Per continuare

Nel superamento del manicomio l’Umbria è stata un caso esemplare, oggi può tornare ad essere un modello nella gestione della salute mentale sperimentando modelli di amministrazione condivisa; valorizzando le risorse e le competenze presenti nella comunità; abbandonando gli strumenti competitivi per la gestione dei rapporti con gli Enti di terzo settore; tornando ad utilizzare gli strumenti collaborativi coerenti con la storia ed i valori del welfare umbro. In questa prospettiva diviene strategico sperimentare un percorso di co-progettazione in salute mentale.