Manovra fiscale: tassa Tesei e balzello Meloni. Interrogativi anche sulle scelte del centrosinistra
di Porzia Corradi
La manovra fiscale del centrosinistra per evitare il commissariamento della sanità, con tanto di innalzamento di tutte le aliquote, è causata da due ragioni di fondo: la cattiva gestione quinquennale del duo Coletto-Tesei (90 milioni di disavanzo), e i tagli, anzi per la precisione i balzelli imposti da Roma: in tre anni dovremo infatti versare allo stato centrale 40 milioni di euro. E pensare che c’è stato un tempo, ormai lontano, in cui l’Umbria veniva citata come una delle regioni col servizio sanitario migliore. La qualità era cominciata a declinare già prima del governo di centrodestra, negli ultimi anni non solo la curva discendente non è stata arrestata ma è precipitata. Tanti i segnali: dalla fuga dei medici migliori a quella dei pazienti che hanno cominciato a curarsi fuori regione con un aggravio di spesa notevole: il saldo negativo (solo 6 anni fa c’era un leggero segno più) ha raggiunto i 36 milioni. Per non dire delle lunghe liste d’attesa per gli esami di ogni tipo che hanno costretto i cittadini a rivolgersi alla sanità privata. Queste sono probabilmente le ragioni di quella che chiameremo “tassa Tesei”, a cui va aggiunto il balzello Meloni (40 milioni).
COSA C’è DIETRO IL BUCO IN SANITà E PERCHè LE TASSE IN PIù
IL PIANO PROIETTI CONTRO LE LISTE D’ATTESA
Sia Franco Arcuti che Lucio Caporizzi hanno già analizzato su Passaggi Magazine le ragioni della crisi della sanità per risolvere la quale si è dovuti ricorrere alla stangata sul ceto medio. Ancora non si sa con certezza quanto su ciascuno di noi peserà la stretta decisa a Palazzo Donini, ma non c’è dubbio che il prelievo sui redditi al di sopra dei 30mila euro sarà pesante. Basta poi superare i 55mila per doverne versare fra i 640 e i 700 all’anno in più. E avanti a salire sino a toccare cifre davvero molto ragguardevoli. Della serie, anche i ricchi piangono. C’è da tener conto che chi raggiunge i 55mila non ha certo soldi da buttare. Al netto delle tasse che già paga ha infatti in introito annuale di 35-40mila euro. E cioè intorno ai tremila al mese. Dunque, ceti medi da lavoro dipendente o pensionati che per giunta sono sempre il primo obiettivo su cui agiscono i governanti per rimpolpare le casse dello stato: sono tanti e sono considerati benestanti. E va bene, accettino il sacrificio: è indispensabile. Ma almeno che si rispettino due condizioni: che si riesca davvero a migliorare il servizio sanitario e che prontamente vengano ben spiegate le quantità e le ragioni della “potatura” del reddito che dovranno subire, nonchè i progetti ai quali si sta lavorando.
Ad essere proprio franchi, su questo piano la giunta Proietti non ha brillato. Pur comprendendo tutte le ragioni e le difficoltà, sarebbe sbagliato non elencare ciò che di questa manovra non convince.
Innanzitutto c’è stata la confusione iniziale sulla cifra reale di indebitamento (243 milioni, no 90 milioni) e poi la comunicazione – informazione insufficiente.
C’era infatti una certificazione di un ente terzo sui guasti di bilancio fatti da Tesei, perché non convocare subito una conferenza stampa per informarne l’opinione pubblica? Perché non spiegare con precisione i rischi di commissariamento e che cosa questa decisione provocherebbe? Perché non convocare a stretto giro i sindacati? Perché non rendere disponibile il documento alle opposizioni? E perché non presentare un documento che contenesse le cifre precise che le diverse fasce sociali avrebbero dovuto versare in più? Quel poco che sappiamo lo dobbiamo ai calcoli dei giornalisti, che non sono propriamente degli esperti del ramo, e dell’opposizione che se ne serve per scopi polemici comprensibili. La trasparenza non è solo un dovere, ma anche un modo per cercare il consenso dei cittadini. Il primo aprile ci sarà poi l’incontro col governo, non si poteva andarci con due ipotesi d’intervento? E cioè, una manovra meno dura, se l’esecutivo avesse accettato rateizzazioni e dilazioni, e una più dura, se si fosse presentato chiuso ad ogni dialogo. Infine, non sarebbe stato giusto indicare che cosa si vuol fare coi soldi delle nuove tasse? C’è un piano d’intervento? Questa stangata resterà sempre così, oppure è possibile in futuro, tramite una riduzione deli debiti firmati Tesei, renderla meno pesante?
La giunta regionale non ha fatto nulla di tutto ciò. Certo, ha delle attenuanti, la più importante delle quali è la fretta: la legge sulle nuove aliquote deve essere approvata e pubblicata entro il 15 aprile. Insomma, pagheremo la “tassa Tesei” e continueremo a pensare che la sua giunta ha peggiorato la sanità anziché migliorarla, come aveva promesso. Ma dire che i nuovi amministratori non hanno niente da rimproverarsi, sarebbe un giudizio un po’ troppo generoso.