Intervista all’assessore all’Ambiente: “Daremo battaglia sino in fondo”. Appello a
Mattarella contro le super torri. Problemi per la sicurezza di alcune case. In Umbria
paesaggio a rischio ovunque
di Gabriella Mecucci
Gigantesche pale eoliche rischiano di “invadere” l’Umbria: nella zona di Orvieto prima di
tutto, ma anche a Spoleto, in Valnerina, a Gubbio, a Gualdo e in altri territori. E solo qualche mese fa è stata “salvata” Bevagna dal no della Regione. Insomma, il Centro Italia tutto intero è stato preso d’assalto dalle multinazionali del vento.
La vicenda di Orvieto è la più urgente e la più delicata. Nel 2023 infatti il governo nazionale ha dato parere positivo al progetto Phobos della multinazionale tedesca RWE che prevede la costruzione di turbine eoliche un tutto il centro Italia. Nella campagna nei pressi della Rupe e di San Giorgio ne sono previste ben sette, alte oltre 200 metri, come un grattacielo di settanta piani, che verrebbero piazzate entro un raggio di meno di 500 metri da alcune abitazioni.
Il vento non c’è
L’impatto sul paesaggio sarebbe catastrofico, visibile da una delle città più belle e più turistiche dell’Umbria, e ci sarebbe persino da temere per la sicurezza. Tutto questo in un luogo dove c’è poco vento e scarsa dunque sarebbe la produzione di energia. Su questo punto, come del resto su altri, insiste molto Monica Tommasi, la battagliera presidente degli Amici della Terra che spiega come sia stato “difficilissimo disporre di questi dati” che erano stati “secretati”. Alla fine però “ ne siamo venuti a conoscenza – chiosa – e fanno aumentare le ragioni del no all’impianto, anche se quelle della tutela del territorio sarebbero più che sufficienti”.
Le responsabilità del governo e della giunta Tesei
Il Consiglio dei Ministri nel 2023 aveva dato parere positivo a questo progetto. La Regione dell’Umbria, allora guidata dalla giunta Tesei, poteva negare l’autorizzazione, ma non lo fece. Non disse nulla e archiviò la pratica. L’amministrazione successiva, da poco insediata, si espresse negativamente e la questione apparve così risolta. La RWE aveva fatto però ricorso al Tar e al Consiglio di Stato sostenendo che l’assenza di interventi della Regione nel 2023, quando aveva a disposizione sessanta giorni per farlo, si configurava come silenzio-assenso. A fine dicembre c’è stata la sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione alla multinazionale togliendo valore al parere negativo della giunta Proietti.
La situazione è diventata così particolarmente difficile. Non resta che sperare nella combattività della Regione Umbria, nella mobilitazione dei cittadini e nel pronunciamento del Tar convocato per il 27 gennaio.
Le proposte di De Luca
L’assessore all’Ambiente De Luca è perentorio: “Andremo al Tribunale amministrativo, davanti al quale ci siamo costituiti, e difenderemo con forza e nel merito la nostra scelta di dire no a questo impianto molto impattante. Resisteremo con tutti i mezzi e daremo battaglia sino in fondo”. E perché allora non avete partecipato alla convocazione del Tar del 13 gennaio? “L’avvocatura dello Stato ha spiegato con un suo apposito comunicato le ragioni della scelta che sono di tipo tecnico-giuridico. La posizione della Regione è limpida: abbiamo dato parere negativo sin dall’inizio e continueremo a sostenere questa linea in tutte le sedi. Faremo così anche il 27 gennaio al Tar ”.
L’intera Umbria rischia di riempirsi di pale da oltre duecento metri, che fare? De Luca premette: “Sia chiaro, non sono contrario all’eolico nè più in generale alle rinnovabili. Sono in totale disaccordo però con la follia di chi non vuol governare il territorio. Questa totale deregulation è irricevibile. Occorre invece giudicare nel merito e non avere come criterio di valutazione solo la quantità di vento, ma anche l’impatto su tanti altri fattori: dal paesaggio, alla sicurezza, al rumore e via elencando”.
Forse questo impegno non basterà, non ci vorrebbe anche un cambiamento della norma nazionale? “Ho una proposta –dice De Luca – che rovescia l’approccio. Oggi chiunque può presentare domande ovunque, e può avvalersi dell’esproprio. Bisognerebbe invece che fossero le Regioni ad individuare, in stretto rapporto col territorio, le aree idonee. Poi si dovrebbe fare una gara: chi meglio risponde a tutti i criteri fissati e porta maggiori vantaggi alla comunità locale, si aggiudicherebbe la possibilità di costruire le pale, con l’attenzione a piantarne di più piccole rispetto ai giganti di duecento metri. L’energia prodotta dovrebbe infine essere usata da chi vive sul territorio e non consentire che alcune zone vengano massacrate per produrre energia per altre. I cittadini vanno ascoltati. I casi come quello di Orvieto rendono impopolare e indesiderabile l’uso dell’eolico che invece in alcune situazione può essere possibile e utile. E’ stato un comportamento controproducente”.
La mobilitazione di intellettuali e comitati
Mentre la Regione promette vigilanza e fermezza, anche fra i cittadini cresce la mobilitazione. Un centinaio fra intellettuali – primo fra questi Salvatore Settis – comitati e associazioni hanno firmato una lettera al Presidente della Repubblica contro l’impianto di Orvieto, “così smisurato che è difficile anche immaginarlo, con gigantesche torri metalliche, visibili a decine di chilometri”. E poi ci sono il “rombo continuo che entra nelle case, il consumo di suolo, l’impiego massiccio di cemento e acciaio”, tutte cose che distruggerebbero il territorio. Da ultimo, un particolare tutt’altro che trascurabile, “la stessa RWE dice che il vento è solo il 30 per cento di quanto inizialmente dichiarato”.
I no ormai sono tanti sia per le pale di Orvieto che per quelle della Tuscia: il primo lo disse il ministero della Cultura già nel 2023, lo hanno ribadito le competenti Soprintendenze, i sindaci e la Regione Umbria. Importante unfine anche la recente presa di posizione del FAI. La vice Presidente nazionale, Ilaria Borletti Buitoni, già sottosegretaria al Ministero dei Beni Culturali, afferma : “L’attenzione al paesaggio, in particolare in una regione preziosa come l’Umbria, è fondamentale. L’impegno della Regione e della sua Presidente nei confronti di questo tema è sempre stato chiarissimo. Non c’è quindi che da augurarsi che si possa trovare una risposta positiva all’opposizione di tanti comitati e di tanti cittadini che si sono dichiarati contro un progetto, il cui impatto su uno dei paesaggi più belli d’Italia sarebbe grave e purtroppo irrimediabile”.



