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di Giampiero Rasimelli

È uscito da qualche mese nelle librerie il lavoro di Luciano Taborchi (Morlacchi Editore) dal titolo “Biordo Michelotti. Storia di un capitano di ventura -Da «campione della libertà perugina», a Signore di Assisi, Città della Pieve, Orvieto, Todi e altre città di Umbria e Marche”

È la prima biografia del celebre capitano di ventura perugino Biordo Michelotti, definito da Ariodante Fabretti: “campione della libertà perugina”; dal Guardabassi: “il restauratore della libertà del Popolo di Perugia”; «Patre del populo» nel Diario del Graziani; «campione della democrazia perugina» per il Bonazzi. Biordo è stato uno dei più importanti capitani di ventura del tempo. I principali Comuni e Signorie si avvalsero dei suoi servigi. Fu per tanti anni alle dipendenze di Gian Galeazzo Visconti. Ottenne condotte da tante città dell’Umbria, delle Marche, della Toscana. Siena si rivolse a lui per mettere in sicurezza il contado. E Firenze lo volle come capitano generale dell’esercito fiorentino. Inoltre, fu tra i primi condottieri a esercitare il doppio ruolo di capitano di ventura e Signore in vasti territori umbri e marchigiani. Signore di tante città, meno che di Perugia, la sua città. Eppure la fazione popolare dei Raspanti, senza il fondamentale aiuto di Biordo, non sarebbe tornata al potere. Molti furono i riconoscimenti e gli incarichi a lui conferiti dalle autorità perugine, tanto da indurre qualche storico a identificarlo proprio come Signore di Perugia. Ma della sua città Biordo non lo fu mai. Forse perché i perugini non volevano che, al posto delle istituzioni comunali che ne garantivano le libertà, subentrasse un regime monocratico. Ma basta attendere ancora venti anni per vedere quel regime instaurato, e proprio contro la volontà popolare. Ne fu artefice il suo principale antagonista: Braccio Fortebracci, che nel 1416 prese Perugia con la forza delle armi. Se Biordo non divenne Signore di Perugia, gli incarichi conferiti lo resero in quegli anni (1393-1398), di fatto, il ’dominus’ della città. Come annotava il Pellini: “parea quasi in lui solo tutto il maneggio et governo della città”. Per il Fabretti, Biordo fu “l’anima dello stato; quegli che vitale energia infondeva alle parti della macchina sociale, ne regolava gli svariati movimenti, e la spingeva al conseguimento della perfezione”.

Questa analisi storica è anche è il terreno delle accidentate polemiche di questo ultimo decennio intorno alle celebrazioni di “1416”, promosse a Perugia dal Comune per iniziativa della precedente amministrazione. Polemiche di vario tipo, ma soprattutto collegate all’analisi storica, essendo quelle celebrazioni incentrate sulla discussa figura di Braccio Fortebracci. Sembra quasi esistere un vuoto di approfondimento e di memoria cittadina attorno a quel ribollente periodo storico, e i recenti scritti di Ciuffini, di Taborchi e di altri lo sottolineano. Il periodo che va dal 1200 alla metà del 400 è un periodo essenziale per la formazione e la definizione dell’identità storica di Perugia, e abbisogna di ricostruzioni sempre più approfondite. Questo vuoto va riempito con un’azione istituzionale e accademica che riporti a unità la storia fondamentale di quei secoli per la vita perugina. A questo riguardo, il libro di Taborchi fornisce un contributo di rilievo in tale direzione. 

Su Biordo Michelotti, pochi hanno scritto. Non esiste una biografia del personaggio, ad eccezione delle poche pagine a lui dedicate da Ariodante Fabretti nella sua storia sui capitani venturieri dell’Umbria. Eppure, un protagonista di così alto spessore nella storia dell’Italia della seconda metà del Trecento meritava di essere ancora indagato e meglio conosciuto, contestualizzandolo nell’epoca in cui visse; confrontando le diverse fonti; ricercando ulteriori documenti, cronache e scritti di quel tempo per meglio ricostruirne le vicende. Per questo, Taborchi ha preso in esame i documenti del periodo in cui visse Biordo, tratti principalmente dagli Archivi di Stato di Perugia, Siena, Firenze, Milano e dagli archivi storici dei Comuni di Todi, Assisi, Orvieto, Città della Pieve, dove fu Signore; ha analizzato le cronache del tempo e gli altri pochi lavori a lui riferiti. L’intento di questa ricerca è stato recuperare alla memoria collettiva un grande condottiero della terra umbra e il principale protagonista delle vicende politiche di Perugia nell’ultimo decennio del XIV secolo. Con Biordo il mestiere e l’arte della guerra diventò anche arte del potere. Con lui, accanto ai condottieri di mestiere, si iniziò a formare una generazione di capitani di ventura che consideravano le condotte e le battaglie un mezzo per raggiungere il vero obiettivo: il potere politico, la sovranità su territori sempre più vasti. In questo, il Michelotti, per abilità militare e intelligenza politica sopraffina, si può annoverare tra i più fulgidi maestri del tempo. 

Il lavoro di Taborchi su Biordo è preceduto da un inquadramento storico più generale del periodo, in cui è analizzato in particolare: il passaggio dall’istituzione comunale alla signoria; le principali vicende nazionali e internazionali; il consolidarsi in Italia dei principali poteri territoriali, sia pure entro una cornice di continui conflitti. È stato poi sommariamente affrontato il tema delle compagnie di ventura, cioè del mestiere praticato da Biordo per gran parte della sua vita, e dei principali condottieri stranieri e italiani, mettendo in evidenza i legami tra di loro e l’azione formativa da essi svolta sul campo e in quelle che furono le scuole militari del tempo. Le strategie e le tattiche militari messe a punto da quei capitani di ventura divennero un modello per i tanti venturieri che hanno fatto la storia dell’Italia del Trecento e del Quattrocento. L’inquadramento storico sintetizzato da Taborchi si chiude con Perugia: principale scenario delle vicende umane, politiche e militari di Biordo. Lo sguardo sulla città è rivolto agli avvenimenti di maggiore rilievo sotto il profilo sociale, politico e militare, nel loro dipanarsi nel corso del XIV secolo.

 Il libro si avvale delle prefazioni del dr. Leonardo Pierini, Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Perugia, del prof. Mario Tosti, Presidente della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, del prof. Mario Squadroni, Docente di Archivistica presso l’Università degli Studi di Perugia, della dott.ssa Francesca Caproni, Direttore del GAL Trasimeno-Orvietano. Hanno dato il patrocinio alla pubblicazione i comuni di Perugia, Città della Pieve, Orvieto, Todi e il GAL Trasimeno-Orvietano.