Occorrono investimenti di molti milioni a partire dalle macchine più moderne che la renderebbero autosufficiente, che faciliterebbero la diagnosi e la cura.
di Maurizio Del Pinto*
C’è un sottile ma tenace filo invisibile che lega il portafoglio del cittadino al letto di un ospedale, un legame che la politica, quando è alta, chiama “patto sociale” e che la burocrazia, con termine più arido, definisce prelievo fiscale. Mi riferisco a quanto sta accadendo in Umbria, dove l’innalzamento dell’aliquota Irpef ha sollevato quel genere di mormorio che sempre accompagna la mano pubblica quando entra nelle tasche dei singoli. Eppure, se alziamo lo sguardo oltre il particolare del computo individuale, scopriamo che quel sacrificio non è un vuoto a perdere, ma il seme di una modernità necessaria.
Chi scrive ha sempre creduto che l’essenza di una comunità risieda nella qualità della sua cura. Un ospedale da ottocento posti letto — un gigante di corsie e speranze — non è più solo un luogo di degenza, ma un organismo tecnologico che respira al ritmo di magneti, elettroni e algoritmi. Ma la medesima cosa si può dire per un più piccolo ospedale di Territorio, magari vocato ad una specialistica medica particolare, ad esempio la Risonanza Magnetica Cardiaca che si effettua presso l’Ospedale della Media Valle del Tevere.
Ma quanto costa questa modernità? E dove finiscono i vostri denari, cari cittadini, lettori ed elettori?
La risposta risiede in quella che potremmo definire la “geometria del benessere”. Investire in tecnologie, anche tecnologie pesanti (Apparecchi per RMN, TC, Scintigrafie, etc, etc) significa oggi strappare un frammento di incertezza al destino. Parlo appunto delle grandi macchine: le Risonanze Magnetiche ad alto campo, le Tomografie di ultima generazione, quei robot chirurghi che trasformano la mano dell’uomo in uno strumento di precisione divina ma sempre guidate dalla perizia e la scienza degli operatori sanitari tutti. Sono strumenti che costano milioni di euro, cifre che lo Stato — e la Regione per esso — deve reperire nel nome di un interesse superiore.
L’Irpef che oggi pesa un poco di più sulla busta paga di alcuni, non tutti, i cittadini umbri si può trasformare, nel volgere di un biennio, in una mappatura di investimenti di vari milioni di euro. È il prezzo di un’autonomia tecnologica regionale che permetterà a un malato di non dover migrare verso altre latitudini per una PET-CT o per un trattamento radioterapico d’avanguardia, come già avviene con il nuovo acceleratore lineare acquisito dalla precedente Giunta Regionale. La Regione, attraverso analisi di fabbisogno e valutazioni di impatto, può individuare le tecnologie prioritarie per il sistema sanitario: risonanze magnetiche ad alto campo, tomografie computerizzate di ultima generazione, acceleratori lineari per radioterapia, robot chirurgici, sistemi di imaging avanzato. Ogni investimento sarà preceduto da studi di costi-benefici che considerano non solo il prezzo di acquisto, ma anche i costi di gestione, manutenzione, formazione del personale e aggiornamento software. Andrebbe perseguita inoltre la interoperabilità tra i sistemi informatici ospedalieri (ad esempio PACS, RIS, EMR).
L’introduzione di tecnologie avanzate consente di migliorare la precisione diagnostica, ridurre i tempi di attesa, ottimizzare i percorsi clinici e aumentare la sicurezza del paziente. Ad esempio, una PET-CT di ultima generazione permette diagnosi oncologiche più precoci e dettagliate, mentre un acceleratore lineare consente trattamenti radioterapici personalizzati e meno invasivi.
Voi direte: il fisco è una coercizione. Io vi rispondo che in questo caso è una forma di azionariato diffuso sulla vita. Quando una Regione decide di destinare parte del gettito fiscale al rinnovo del parco macchine — sostituendo ferraglia obsoleta con tecnologie che consumano meno energia e producono diagnosi più certe — sta compiendo un atto di onestà intellettuale. Sta dicendo ai suoi cittadini: “Vi chiedo un sacrificio oggi per garantirvi un diritto domani”. Avere nuova tecnologia significa esami più rapidi ed accurati e dunque maggior accesso alla diagnostica abbreviando le liste di attesa.
Certo, il controllo deve essere rigoroso. Il cittadino, in qualità di “azionista diffuso”, ha diritto a trasparenza e rendicontazione sull’utilizzo delle risorse fiscali. Questo si traduce in sistemi di controllo di gestione, audit periodici, pubblicazione di report di attività e indicatori di performance (numero di esami effettuati, tempi di attesa, tassi di successo diagnostico). La digitalizzazione dei processi amministrativi e clinici facilita la tracciabilità dei flussi finanziari e l’analisi dei dati sanitari.
Sarà necessario che ogni centesimo speso di quell’Irpef diventi bit, immagine radiografica, raggio salvifico. Non c’è spazio per lo spreco in una sanità che voglia dirsi civile. La sfida dell’Umbria, piccola ma pulsante nel cuore dell’Italia, è proprio questa: dimostrare che il prelievo fiscale non è un’offesa alla proprietà, ma un investimento sulla cittadinanza. L’investimento in tecnologie sanitarie deve essere sostenibile nel tempo: ciò implica la scelta di macchinari con basso impatto ambientale, consumi energetici ridotti, possibilità di aggiornamento software e hardware, e integrazione con sistemi di telemedicina e intelligenza artificiale. La Regione potrà così inoltre partecipare a progetti di ricerca e sviluppo, collaborando con università e centri di innovazione per testare nuove soluzioni.
L’azione fiscale, se guidata da criteri tecnici e gestionali rigorosi, diventa uno strumento di modernizzazione e di equità sociale. La “geometria del benessere” si realizza attraverso un ciclo virtuoso di investimento, innovazione, controllo e trasparenza, dove ogni euro di Irpef si trasforma in salute, sicurezza e progresso tecnologico per la comunità
Noi continueremo a stimolare e supportare l’azione della Regione, con quella curiosità critica che è il sale del dibattito pubblico, affinché tra il bilancio regionale e la salute del singolo non si frapponga l’ombra dell’inefficienza. Perché, in ultima analisi, il senso profondo del vivere insieme sta proprio qui: nel saper trasformare una tassa in una speranza di guarigione.
*cardiologo, ospedale di Perugia



