Va bene a Perugia (55,34). Ribalta gli equilibri di forza a Foligno e a Orvieto. Sconfitto invece a Spoleto, Assisi e Todi. Le importanti riflessioni di Cantone.
di Gabriella Mecucci
Diverso il dato di Perugia dove raggiunge il 55,34 per cento, una delle percentuali più alte dell’intera regione. Anche qui, come altrove, sono comunque le città i luoghi dove il Sì ha subìto le più brucianti sconfitte. Basti citare Roma, Milano, Firenze, solo per fare qualche esempio.
In Umbria i numeri favoriscono marcatamente il No nelle zone storiche di governo della sinistra: su tutti i dati dei Comuni “rossi” del Trasimeno dove il successo supera il 58 per cento. Terni, nonostante ormai da anni sia stata guidata prima dal centrodestra e ora da Bandecchi, supera il 52 per cento. Un risultato che tende quindi a ribaltare gli attuali equilibri di potere e di consenso.
E così a Foligno dove il No raggiunge il 54 per cento e a Orvieto (53,9), amministrate entrambe dal centrodestra. Da ultimo è anche in Umbria un segnale positivo per il No il voto giovanile: sotto i trent’anni si sono espressi a favore di questa scelta il sessanta per cento di ragazze e ragazzi.
Ci sono risultati però decisamente meno positivi per il centrosinistra anche là dove governa. Su tutti Spoleto dove vince il Sì. Un dato che forse contiene anche un giudizio problematico sull’attuale amministrazione che dovrà andare alle elezioni fra un anno. E anche il risultato di Città di Castello, intorno al 51 per cento, non è esaltante per il No, sconfitto poi a Todi (alle urne nel 2027) a Assisi, a Norcia, a Cascia e in più di un Comune del basso ternano. Infine c’è il risultato di Baschi dove il No l’ha spuntata per pochissimi voti. Un dato bruttino proprio nel paese dove è sindaco l’attuale segretario regionale del Pd. Ironia della sorte!
Una lettura attenta della mappa del voto, se da una parte legittima i festeggiamenti del centrosinistra, dall’altra consiglia a questo schieramento di leggere senza trionfalismi tutte le indicazioni che le urne contengono. E ce n’è più d’una che dovrebbe destare qualche preoccupazione
Il Sì perde in Umbria in misura minore rispetto all’andamento nazionale e in molte parti della regione il centrodestra dimostra di saper “tenere” un consenso vasto e radicato. Del resto nei turni amministrativi, il centrosinistra riuscì a vincere a livello regionale e a Perugia grazie a due indipendenti: Stefania Proietti e Vittoria Ferdinandi.
Il Pd, che da tempo ha perso la sua antica forza, non è riuscito a riorganizzarsi nemmeno dopo la riconquista delle due postazioni amministrative più significative. Si è baloccato per circa un anno nel tentativo, terminato peraltro fra le polemiche, di formare i nuovi gruppi dirigenti. Mentre Fratelli d’Italia appare sempre più il partito meglio strutturato sul territorio.
Il voto del 22 e 23 marzo è fortemente indicativo degli equilibri politici. In Umbria infatti la partecipazione al voto è stata altissima. Ha raggiunto il 65 per cento, sei punti in più rispetto al dato nazionale. Il fenomeno non può che essere valutato come fortemente positivo.
Molto interessanti ed equilibrate le dichiarazioni del Procuratore di Perugia Raffaele Cantone a “Repubblica” che dice fra l’altro: “Oggi non è solo il tempo della festa ma della ragione”. “Il risultato – secondo mil magistrato – deve essere letto come una richiesta di responsabilità. Nessuno deve pensare che tutto vada bene e che si possa mantenere lo status quo”. Alla domanda da dove ripartire, risponde: “La magistratura deve evitare ogni chiusura referenziale” e mettere al centro “l’ efficienza, i tempi dei processi e il personale”.



