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di Luigi Fressoia e Alessio Trecchiodi

Il recente libro dell’ing. Fabio Ciuffini è una ricognizione generale sul tema dei trasporti urbani (e nazionali per quanto riguarda l’Alta Velocità ferroviaria), in relazione alla pedonalizzazione dei centri storici e in relazione all’urbanistica generale delle città. Caratteristica del libro è l’excursus storico dei provvedimenti di limitazione del traffico sia di Perugia che delle città italiane ed europee in relazione ai mezzi di mobilità alternativa via via maturati nel tempo, sia pedonale che del trasporto di massa.

Insomma il libro ha il pregio di inserire l’esperienza perugina nel quadro della cultura urbana e trasportistica europea dagli anni 60 ad oggi: scale mobili, ascensori, parcheggi, trasporto locale coi bus (da ultimo Brt), piccoli mezzi elettrici a guida autonoma, ferrovie regionali, metropolitane pesanti e leggere (tra cui il Minimetrò),  insomma il ben di Dio ormai noto anche al grande pubblico, teoricamente finalizzato a spostare su mezzi pubblici parte importante degli spostamenti -specie pendolari- oggi di appannaggio quasi esclusivo dell’automobile, cosa che genera i noti problemi di intasamento, inquinamento, irrazionalità e diseconomia. Fenomeni ormai incancreniti che segnano un evidente ritardo italiano.

Riguardo alle molte proposte del libro, temiamo contraddizione tra quel forte auspicio di validi mezzi pubblici (di diversa tecnologia) e la riproposizione del Nodo/Nodino, qui chiamato anello esterno o nuova circonvallazione.

Non condividiamo l’idea di funivia da Ponte Rio a piazza Grimana per due motivi:

– è un mezzo lento che smaltirebbe male le molte persone che alle 7.30-8 di mattina si concentrerebbero a Ponte Rio;

– soprattutto nove automobili su dieci tra quante salgono il Bulagaio, non sono destinate al centro storico bensì scavalcano in direzione Conca e Fontivegge.

Sull’uso urbano delle ferrovie, concetto condiviso, suggeriamo di arricchire le proposte fatte con la consapevolezza che le ferrovie esistenti a Perugia sono molte e potenzialmente capaci di coprire contemporaneamente sia il servizio metropolitano della intera Perugia (dal centro storico ai Ponti, etc), sia servizio regionale.

Facendo centro sulla stazione di Ponte San Giovanni, infatti, abbiamo ben cinque rami ferroviari, diretti -in ogni direzione- sulla maggior parte dei quartieri, delle frazioni e della città della regione: il ramo che va a Umbertide-S.Sepolcro, il ramo su Assisi-Foligno-Spoleto, il ramo su Marsciano-Todi-Terni, il ramo su Fontivegge e Trasimeno e infine il ramo su Sant’Anna, importantissimo poiché capace di convogliare nel centro storico i flussi di tutti gli altri rami.

Questo cospicuo patrimonio ferroviario, ora largamente sottoutilizzato, va inteso come base unitaria per un UNICO sistema di trasporto metropolitano regionale, che usi indistintamente le due ferrovie FS e Fcu, sia pure in convivenza col naturale flusso ferroviario nazionale sulla Firenze-Perugia -Foligno-Terni-Roma. È la tecnologia TramTreno, di cui sussiste da tempo apposito filmato illustrativo. Le normative tecniche apposite ci sono.

Gli altri mezzi (scale mobili, bus, Minimetrò e l’ormai imminente BRT), devono svolgere una funzione ancillare alla metropolitana di superficie e non  sovrapposti o concorrenti.

Quanto ai collegamenti ferroviari nazionali, di cui il libro racconta bene il drammatico declino vissuto da Perugia e Umbria, dalla serie A alla serie D, giova richiamare però che col Frecciarossa perugino (Febbraio 2018), siamo tornati di colpo in serie A; si tratta casomai di consolidare questo ottimo ritorno con almeno quattro coppie di Frecciarossa e pure verso sud.

Giusto anche l’allarme dell’ing. Ciuffini sui treni umbri e marchigiani in direzione Roma, che ora Trenitalia, a causa della loro “bassa” velocità  (non superiore a 200 kmh), non intende più far entrare in Direttissima a Orte poiché’ provocano perturbazione (rallentamento) sul flusso nazionale di treni Alta Velocità (che viaggiano a 250 kmh e più): la differenza tra 200 e 250 kmh è esiziale.

Anche qui suggeriamo che l’Umbria, in procinto di attivare i suoi servizi ferroviari su Firenze e Roma con 12 nuovi elettrotreni capaci di 200 kmh, chieda a Trenitalia di usare tali treni sulle molte linee nazionali adatte, e invece assegnare all’Umbria (e alle Marche), Frecciarossa anche sulle linee regionali, con che togliere ogni motivo di contenzioso con Trenitalia e Ministero. Non è -questa- proposta esagerata, poiché tale sistema di far uscire i Frecciarossa dalla dorsale Torino-Salerno per raggiungere territori lontani, sta funzionando in tutta Italia: abbiamo infatti sevizi Frecciarossa -lungo linee storiche simili la nostra, a singolo o doppio binario che sia- da Bolzano a Sibari, da Gorizia a Napoli, a Genova, a Lecce… È il sistema Alta Velocità di Rete. Non si vede perché solo l’Umbria dovrebbe rimanerne fuori.

Luigi Fressoia e Alessio Trecchiodi