di Sud
Foto ©Paolo Piscolla/Wikicommons
Tra i tanti luoghi comuni (“Non ci sono più le mezze stagioni”, “Si stava meglio quando si stava peggio”) quello sulle fragole che non sanno più di niente è uno dei più veri. Che cosa è successo alle fragole nell’ultimo mezzo secolo? Una risposta possiamo trovarla nel Mondo dei vinti di Nuto Revelli, una raccolta di «duecentosettanta testimonianze […] registrate col magnetofono», pubblicata da Einaudi nel 1977, giustappunto mezzo secolo fa.
Tra i contadini della campagna povera del cuneese, protagonisti del libro, troviamo quelli di Peveragno. «Oggi la vita è miliardaria – dice uno di loro – quasi urlando. Solo quarant’anni fa tribolavamo quasi tutti. La terra buona apparteneva al conte Solaro […] e quando il conte passava la gente si piegava; giù il cappello». Poi sono arrivate le fragole, e «i carrettini e i trattori che si trasformano in camion, in milioni, in miliardi».
Ma dietro ai miliardi ci sono anche le operazioni di raccolta, che «sono una tortura», per le donne e i bambini, che hanno le mani piccole e «resistono di più alla fatica» ma non sfuggono all’artrosi. C’è insomma una «prosperità più fittizia che reale». E c’è anche (ma questo Revelli non poteva immaginarlo) l’inizio della superfragola, gonfiata ad azoto e acqua, che appena comprata non sa di nulla e il giorno dopo l’acquisto è già marcia.
Allora che si fa? Smettiamo di mangiare fragole? Per fortuna ce ne sono anche di buone: basta non comprarle fuori stagione (maggio è il mese migliore), scegliere quelle più fresche e rosse, preferire i cestini con fragole di dimensioni diverse, lavarle poco (soprattutto se vengono da coltivazioni certificate senza pesticidi) e soprattutto consumarle presto. E se trovate quelle veramente dolci e profumate, mangiatele al naturale.



