Porzia Corradi
Dopo tutte le indiscrezioni piovute da Gubbio sul futuro del gruppo Colaiacovo anticipate da Passaggi, ora è ufficiale: Carlo Colaiacovo e il nipote Ubaldo hanno acquisito il 75 per cento di Financo, la cassaforte di famiglia che detiene tutte le proprietà. L’ultimo ostacolo da superare è stato il pronunciamento del giudice di Milano che ha respinto il ricorso di Paola e Francesca Colaiacovo definendo la prelazione del 25% della Colacem, esercitata da Carlo e Ubaldo, corretta. Quindi l’asse zio-nipote potrà perfezionare l’acquisto per l’astronomica cifra di 450milioni di euro.
Vendita Colacem, il magistrato dà ragione a Carlo Colaiacovo, ma Vacchi resta in campo
Fuori dai giochi Gianluca Vacchi? Difficile da dire: non si capisce bene infatti se il finanziere – influencer conservi un qualche rapporto finanziario con Colacem. Non è chiaro infatti che fine abbiano fatto i 70 milioni che avrebbe prestato a Carlo Colaiacovo: circolano ricostruzioni confuse e il comunicato ufficiale di Colacem sull’argomento tace. Mentre è sicuro che in questo business Vacchi ha guadagnato un bel gruzzolo, utile a finanziare le sue altre attività di cui molte in perdita. L’acquisto del 25 per cento di Financo, quota di proprietà di Giuseppe Colaiacovo ,avviene tutto a debito e due sono le banche finanziatrici: Natixis e Bpm.
Acquisto Colacem: 380milioni a Carlo Colaiacovo da banca Natixis. Presto un nuovo colpo di scena?
L’imprenditore emiliano aveva acquistato la quota del gigante cementiero di Gubbio in mano a Giuseppe mettendo sul tavolo 450 milioni, ma doveva superare lo sbarramento della prelazione. L’ottuagenario Carlo per aggiudicarsi la partita doveva raccogliere in 60 giorni quella faraonica cifra. C’ è riuscito e il ricorso di Paola e Francesca al giudice milanese non ha portato gli effetti sperati.
Nella storica “guerra” interna alla famiglia sembrerebbe la progenie del fratello Pasquale ad aver perso. Le due figlie infatti – Paola e Francesca – con la loro quota del 25 percento rischiano di rimanere ai margini. Anche Giuseppe del resto non è riuscito a realizzare il suo piano. E cioè: vendere il suo 25 per cento a Vacchi, sodale del suo amico Cucinelli. Ma questa vicenda sembra non finire mai. Chissà che non ci riservi qualche altro colpo di scena?



