di Gabriella Mecucci e Giampiero Rasimelli
Nel pomeriggio di lunedì 4 maggio si è appreso che il Tar ha giudicato illegittimo e quindi respinto il diniego della Regione Umbria all’autorizzazione unica per la realizzazione dell’impianto eolico Phobos nelle campagne di Castel Giorgio di Orvieto ad opera dell’impresa tedesca con sede anche in Italia RWE.
Un giudizio prevedibile ci dice l’assessore della Regione Umbria con delega all’Ambiente Thomas De Luca dato il percorso tortuoso e contrastato che questo procedimento ha seguito.
Ma intanto capiamo di che si tratta. Il progetto Phobos – dice De Luca – riguarda l’installazione di 7 aerogeneratori (pale eoliche) alti 115 metri al mozzo, con un diametro delle pale di 170 metri e una potenza nominale installata di 42 MG, più tutte le opere di connessione alla rete elettrica. Per capirci si tratta di macchinari alti oltre 150 metri e in alcuni casi lontani anche meno di 100 metri da alcuni casali abitati.
Assessore, quale è stato il percorso del procedimento di autorizzazione di Phobos in questi anni?
La realizzazione di questo progetto ha incontrato nel suo percorso molte proteste da parte dei cittadini delle aree interessate, di enti locali e associazioni ambientaliste e di vario genere. Il procedimento è iniziato nel 2021 e ha ottenuto il parere positivo del Ministero dell’Ambiente e il no di quello dei Beni culturali. Quando è stata inviata la Via nazionale (valutazione d’impatto ambientale fatta dal Ministero), la Regione (allora governata dal centrodestra) doveva esprimersi entro termini temporali precisi nel 2023, ma non lo ha fatto. Nel 2025, a meno di un anno dal suo insediamento, la giunta regionale di centrosinistra, esaminato il procedimento, ha negato l’autorizzazione. Così come ha fatto la Soprintendenza. Ma ormai nel 2023 il Consiglio dei Ministri, con un decreto a firma Meloni, aveva deliberato il parere positivo e quindi dato via libera al progetto. Oggi il Tar giudica illegittimo il diniego all’autorizzazione unica dato dalla Regione Umbria perché l’inerzia della Giunta Tesei si configura come un silenzio-assenso. La Regione Umbria soccombe quindi in giudizio di fronte al Tar non per mancanza di ragioni, ma per gravi mancanze del passato da parte della Giunta di centrodestra e per le scelte del governo Meloni.
A cosa è stato dovuto il silenzio della Regione governata dal centrodestra?
Io non so e non posso dire se si sia trattato di disfunzionalità burocratiche, di una “non decisione” consapevole o di altro, io devo e ho dovuto valutare solo gli atti. Di certo il decreto a firma Meloni si configura come una decisione arbitraria che ignora le criticità obbiettive che questo progetto ha incontrato e incontra. Un atto che ignora anche il parere negativo del ministero della Cultura. Un atteggiamento del resto pienamente in linea con la riorganizzazione normativa del procedimento autorizzativo approvata dal governo Meloni ad inizio 2026.
A cosa si riferisce assessore? Quali norme sono cambiate?
Mi riferisco al fatto che il governo regionale ha il diritto-dovere di governare il territorio, tenendo conto di vincoli infrastrutturali, urbanistici, ambientali, paesaggistici e altri. La Costituzione assegna però al governo nazionale la competenza esclusiva in ambito ambientale e paesaggistico, anche se molte materie connesse a questo tema sono disciplinate a livello regionale. Le procedure autorizzative debbono quindi tenere in considerazione questa realtà. Le modifiche normative, approvate ad inizio 2026 dal governo Meloni, hanno invece determinato, in nome della semplificazione, una pressoché totale liberalizzazione. Pensate che la nostra legge regionale per l’eolico prevede un‘altezza massima degli impianti di 100 metri al mozzo e noi stiamo parlando del via libera dato ad impianti che misurano ben di più. La legge regionale sulla base del vecchio quadro normativo individua tre tipologie di aree per il procedimento autorizzativo: 1) aree idonee nelle quali si può prescindere da vincoli 2) aree ordinarie nelle quali il procedimento si sviluppa valutando i vincoli 3) aree non idonee nelle quali esistono vincoli incompatibili con la realizzazione degli impianti. Le modifiche di Meloni rendono pressoché impossibile alla Regione di definire le aree idonee. Quanto alle aeree non idonee, la controversia pendente davanti alla Corte costituzionale ci impedisce di identificarle. Il risultato è che tutti i procedimenti vanno in regime ordinario. Così tutto diventa più aleatorio, più difficile da governare, e i margini di discrezionalità aumentano. La semplificazione non sempre è una virtù.
Allora non c’è più niente da fare per evitare questi giganteschi impianti nella campagna orvietana?
Certamente la strada adesso è molto in salita, ma noi non arretriamo e non demorderemo dall’iniziativa volta a dimostrare l’inopportunità di questo progetto cercando uno stretto collegamento con la Soprintendenza ai beni culturali artistici e ambientali dell’Umbria e col ministero della Cultura, cioè coloro che sinora hanno espresso un parere negativo nell’ambito delle proprie competenze.
Assessore De Luca, andiamo verso un conflitto tra la tutela del paesaggio e lo sviluppo delle energie rinnovabili?
La mia missione, fondamentale anche a livello personale, è quella di rendere compatibili questi due compiti della politica. Non si può come ho già detto negare il diritto-dovere della Regione e degli enti locali a governare il territorio e a tutelare ambiente e paesaggio. Né si può negare l’assoluta urgenza, sospinta dalla crisi climatica e dai conflitti geopolitici e geoeconomici a livello internazionale, di sviluppare con forza le energie rinnovabili. Il paesaggio è una risorsa grande dell’Umbria non può essere umiliato con superficialità e le energie rinnovabili sono un destino imprescindibile del nostro presente e futuro. Bisogna poter pianificare e programmare con equilibrio e con chiarezza, e le norme non debbono condurre all’arbitrarietà. In Umbria dobbiamo dire no all’eolico di grandi dimensioni e al fotovoltaico selvaggio, ma una corretta pianificazione del fotovoltaico può trovare grande impulso e soluzioni innovative e, sia pure in modo più ridotto, può essere così anche per l’eolico. Bisogna poi guardare a tutta la tastiera disponibile delle rinnovabili: dall’idraulico, al geotermico, dalla ricerca e sperimentazione sul nucleare pulito all’utilizzo dell’idrogeno per le sue caratteristiche. Bisogna programmare questo sviluppo articolato e calarlo nel nostro paesaggio, nei nostri centri storici, nelle aree urbane ed industriali. Questa è forse tra le sfide più grandi che abbiamo di fronte, può cambiare il volto e tanta parte dello sviluppo dell’Umbria.
Ci sono altri progetti per l’eolico in Umbria?
Ci sono progetti presentati per Gubbio, per la zona di Foligno, per l’Appennino e la Valnerina e per l’Orvietano. Queste sono le aree dove c’è disponibilità di vento. Faccio l’esempio di Gubbio: se noi potessimo definire l’area “idonea” di quella zona e potessimo spostare qui le torri eoliche, queste danneggerebbero molto meno il paesaggio, ma non lo possiamo fare a causa del decreto nazionale.
Assessore, esiste una quota fissata di energia rinnovabile da produrre in Umbria? A che punto siamo ?
Sì, esistono obbiettivi da raggiungere per l’Umbria e purtroppo siamo molto lontani. Al momento posso dire che arriviamo, punto più o punto meno, intorno al 20 per cento dell’obbiettivo da raggiungere nel 2030. E questo la dice lunga sull’urgenza: dobbiamo camminare a passi veloci cercando di non compierne di sbagliati. E’ una grande sfida per la nostra Regione, una sfida irrinunciabile e non rinviabile. Una sfida per la quale con competenza, attenzione alle nuove tecniche, e creatività dobbiamo cercare di far pagare il minor prezzo possibile al nostro straordinario territorio.
Passaggi magazine e l’associazione Perlumbria cultura economia società insieme al Fai Umbria il prossimo 23 maggio, nel Salone d’onore della presidenza della Regione a Perugia in corso Vannucci, torneranno su tutti questi temi con un convegno, “Il paesaggio umbro: storia, bellezza, risorsa”, che si aprirà con una “lectio magistralis” di Salvatore Settis, accademico dei Lincei e tra i maggiori esperti di paesaggio nel nostro paese al quale seguiranno gli interventi di Ilaria Borletti Buitoni già sottosegretaria ai Beni culturali e degli assessori regionali De Luca e Meloni. Sarà ancora un’occasione per lanciare un allarme serio alla società regionale, al governo nazionale, a tutte le forze politiche, sociali e d’impresa, per dare una spinta di reale innovazione alla vita regionale e del nostro Paese.



