di Lucio Caporizzi
Ritorna periodicamente il tema dei risultati di gestione del Servizio sanitario regionale (disavanzo si, disavanzo no) e, collegato ad esso, dell’inasprimento fiscale deciso un po’ più di un anno fa dalla Regione Umbria, con le conseguenti polemiche tra le varie forze politiche e risonanza mediatica.
La relativa comunicazione, offuscata dal concitato botta e risposta tra maggioranza ed opposizione che ne segue, non aiuta certo il cittadino a farsi un’idea chiara di come stanno le cose, complice anche il dato di fatto che trattasi di tematiche oggettivamente piuttosto complesse.
Assumendo che almeno coloro che sono stati chiamati a pagare l’incremento dei tributi regionali, siano interessati a capire come stanno le cose, proviamo a delineare un quadro il più possibile semplice ed esaustivo della questione – ovviamente avendo come fonte i documenti ufficiali della Regione – iniziando da un breve richiamo di quanto accaduto un po’ più di un anno fa.
La nuova Giunta regionale insediatasi nel dicembre 2024, in sede di verifica del bilancio 2025 – approvato nel novembre del 2024 dalla precedente Amministrazione – si era trovata di fronte ad una situazione di notevole stress finanziario.
Senza entrare nel dettaglio delle varie poste, è sufficiente richiamare le principali cause di sofferenza del bilancio, rappresentate dall’ obbligo di concorrere agli obietti di finanza pubblica, previsti dalla legge 207/2024 (Legge di bilancio dello Stato per il 2025), versando somme rilevanti al bilancio dello Stato (con un onere complessivo per il triennio 2025-2027 di circa 38 milioni), dall’esigenza di assicurare il pieno cofinanziamento dei fondi europei 2021-2027 e dall’esigenza di ripianare il disavanzo sanitario 2024, disavanzo che, in sede di verifica dell’apposito Tavolo presso il Ministero Economia e Finanza (Mef) venne definito in 73 milioni di euro, come risultanti dalla somma di un disavanzo vero e proprio di 34 milioni e dall’ obbligo di ricostituire il fondo di dotazione delle aziende (utilizzato dalle precedenti gestioni), per un importo di 39 milioni, con possibilità di rateizzare tale onere in 3 anni. Una situazione di stress finanziario derivante da varie cause, quindi, cause peraltro citate (seppur forse troppo concisamente) negli atti della Regione, ma fin da subito l’attenzione del mondo politico e dei media si focalizzò quasi esclusivamente sul disavanzo sanitario.
A concentrare l’attenzione sui risultati di gestione della Sanità regionale contribuì anche il fatto che, in prima battuta, venne annunciato un disavanzo ben più alto, pari a 243 milioni, cifra che tenne banco nella comunicazione per diverse settimane. Si scese a 90 (poi divenuti i 73 di cui sopra) per il fatto che, incomprensibilmente, il risultato negativo di 243 non teneva conto di ben 153 milioni “accantonati” nel bilancio regionale ma che, a tutti gli effetti, erano da destinarsi al Servizio sanitario regionale. Peraltro un comportamento analogo – cioè dichiarare un risultato di gestione che non tiene conto del totale delle risorse disponibili – è stato messo in atto anche con riferimento al risultato 2025.
L’evidenza della pesante situazione finanziaria, con conseguente eccessivo irrigidimento del bilancio, condusse alla ormai nota manovra fiscale, disposta con la legge regionale n. 2 dell’11 aprile 2025, che stabilì alcuni incrementi delle addizionali regionali sull’Irpef (concentrate solo sui due scaglioni di reddito più alti) e, a partire dal 2026, dell’Irap. Il relativo gettito atteso per il 2025, stimato in 52 milioni, venne dalla legge regionale destinato – arrotondando le cifre – per circa 34 milioni al ripiano del disavanzo sanitario 2024 e per 13 milioni per la prima rata della ricostituzione del Fondo di dotazione delle Aziende sanitarie. I restanti 5 milioni, unitamente ad altre risorse di diversa provenienza, vennero poi utilizzati, con il successivo assestamento di bilancio, per una pluralità di esigenze, delle quali le più rilevanti furono il già richiamato concorso regionale agli obiettivi nazionali di finanza pubblica, il cofinanziamento dei Programmi europei e l’incremento delle risorse per la non autosufficienza.
Passando quindi all’anno in corso, abbiamo in primo luogo un aumento del gettito dei tributi regionali ex legge regionale 2 del 2025, dato che dal 2026 decorre anche la maggiorazione dell’aliquota Irap, con un gettito stimato di 14 milioni, che si aggiungono quindi ai 52 aggiuntivi ex addizionali Irpef, per un totale di 66 milioni.
L’utilizzo di tali risorse interessa solo marginalmente la Sanità regionale. Ovviamente viene confermata la rata di quasi 13 milioni per la ricostituzione del Fondi di dotazione delle Aziende sanitarie; oltre tale posta, abbiamo solo l’incremento per 1 milione delle risorse destinate a prestazioni non ricomprese nei Livelli essenziali di assistenza ed ulteriori fondi per coprire gli oneri derivanti dagli indennizzi nel settore sanitario.
Dove va quindi nel 2026 il grosso delle risorse ottenute con la manovra fiscale e come si copre il fabbisogno del Servizio sanitario regionale per tale anno?
Con riferimento al primo quesito, oltre alla più volte richiamata rata per la ricostituzione del Fondo di dotazione delle Aziende sanitarie, la parte del leone la fanno l’annualità 2026 per il concorso agli obiettivi di finanza pubblica (oltre 16 milioni da versare nelle casse dello Stato) ed il cofinanziamento dei Programmi comunitari, segnatamente il Fondo sociale europeo e lo Sviluppo rurale. Di un certo rilievo sono anche il contributo del bilancio regionale al Fondo per la non autosufficienza, come pure le risorse per interventi presso l’aeroporto regionale, per le politiche culturali e per la manutenzione delle strade provinciali.
Il risultato di gestione del Servizio sanitario 2026, a sua volta, si presenta in sostanziale equilibrio anche senza l’apporto delle risorse provenienti dal gettito aggiuntivo della manovra fiscale ex legge regionale n.2 del 2025 a parte, è bene ripeterlo ancora, la rata per la ricostituzione del Fondo di dotazione.
Ad assicurare il finanziamento per il 2026 concorre in primo luogo la quota di spettanza regionale del Fondo sanitario nazionale (Fsn), incluse, ovviamente, le somme accantonate nella Gestione sanitaria accentrata, che valgono per le 4 Aziende sanitarie circa quasi 104 milioni, di cui oltre la metà per la sola Azienda USL Umbria n.2.
Abbiamo poi anche altre risorse, quali i pay back delle aziende farmaceutiche e di quelle produttrici di dispositivi medici, da intendersi quale concorso di tali aziende all’eventuale supero di spesa per le relative forniture, rispetto ai tetti prefissati. Si tratta di entrate non ricorrenti, soprattutto le seconde, che valgono per l’Umbria circa 19 milioni per il 2025. Vi ha concorso, per circa 30 milioni, anche la quota assegnata all’Umbria – sempre a valere sul Fondo sanitario nazionale – a titolo di premialità: parliamo di una quota del Fsn (circa lo 0,25%) che viene ripartita tra le Regioni secondo una serie di criteri che con la “premialità” in realtà hanno ben poco a che vedere. Tra le entrate straordinarie rientrano anche la restituzione a favore del Fondo sanitario regionale – a carico delle risorse ordinarie del Bilancio regionale – di circa 14 milioni a suo tempo utilizzati per il finanziamento dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa).
Un elemento negativo, di riduzione delle risorse disponibili per il Sistema regionale, è invece rappresentato dal saldo di mobilità sanitaria, la differenza, cioè, tra quanto l’Umbria paga per i propri cittadini che vanno a curarsi fuori regione rispetto a quanto incassa per quelli di altre regioni che vengono a curarsi in Umbria. Tale valore, che fino alla fine dello scorso decennio presentava ancora valori positivi, è entrato sempre più in territorio negativo, balzando nel 2025 a quasi 56 milioni (era pari a poco più di 37 milioni nel 2024).
Il fatto che per il 2026 i conti della Sanità regionale “quadrano” anche senza l’apporto delle risorse ex manovra fiscale, ha portato l’opposizione a dichiarare che, di conseguenza, tali risorse non servono più, dato che, lo scorso anno, erano state motivate sostanzialmente proprio dall’esigenza di ripianare i bilanci della Sanità.
Provando quindi a riassumere il quadro – oggettivamente complesso – fin qui esposto, si può dire che la manovra fiscale varata lo scorso anno rispondeva all’intento di far fronte a tutta una serie di oneri finanziari a carico del bilancio, tra i quali certamente la copertura della spesa sanitaria rappresentava uno degli impegni più importanti e rilevanti, ma non certo l’unico. Tale aspetto, comunque riportato negli atti ufficiali della Regione, richiedeva forse di essere meglio evidenziato ed argomentato nella comunicazione politica, che, invece, si è concentrata quasi esclusivamente sul disavanzo sanitario ereditato dalla precedente amministrazione. A sua volta, l’equilibrio della gestione sanitaria raggiunto per il 2025, di per sé senz’altro un dato positivo, essendo basato anche su alcune voci di entrata di natura non ricorrente, non deve essere preso come un risultato strutturale, dato che, ove non si proseguisse nell’opera di razionalizzazione, il disavanzo potrebbe ripresentarsi il prossimo anno.
Infine l’ulteriore deterioramento del saldo di mobilità sanitaria, oltre a comportare una perdita di risorse, rappresenta un campanello di allarme sul livello qualitativo del servizio sanitario regionale, anche tenendo presente che il peggioramento del saldo deriva più da un aumento della mobilità passiva che non da una riduzione di quella attiva.



