Il ruolo di Regione e enti locali. A Perugia c’è una pianta ogni due persone a Terni una ogni 5. Il rapporto ottimale è uno a uno. Alte emissioni CO2 delle Acciaierie. Un piano per il 2027
di Giacomo Porrazzini
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Quando, sperabilmente, tra qualche settimana, il caldo torrido che ci ha oppresso, fin da giugno, lascerà le nostre latitudini e le nostre stremate persone, tireremo, tutti, un sospiro di sollievo; salvo coloro, malati ed anziani cui “l’estate più calda di sempre” ha dato il colpo di grazia. Sí stimano 35.000 morti premature, in Europa, per il caldo estremo e protratto, 5.000 in Italia. Credo che, oltre sentirci sollevati per la fine di un incubo, dovremmo programmare qualcosa di più e di meglio di quanto, sinora, fatto anche nelle città umbre, per fronteggiare, in previsione della prossima estate, le conseguenze del clima cambiato e delle ondate di calore estremo nelle quali ci avvolge.
L’estate 2026 ci ha impartito una “lezione pratica”, sulle conseguenze del cambiamento del clima; sarebbe da ciechi irresponsabili non farne tesoro. Le città, tutte, per iniziativa dei rispettivi Municipi, dovrebbero adottare, per tempo, un Piano pluriennale di mitigazione ed adattamento, rispetto ai cambiamenti climatici, con all’interno un capitolo “caldo urbano”. Un piano da considerare quale tassello di un piano generale di transizione ecologica ed energetica, per la decarbonizzazione di tutte le attività umane in ambito urbano. Dobbiamo ricordare che le città, pur occupando il 3 % della superficie terrestre, causano il 70% delle emissioni che riscaldano il pianeta e il 60% di tutti i consumi di energia. Le città, pertanto sono il laboratorio principale della transizione; di una transizione capace di coinvolgere, democraticamente, la cittadinanza.
Un piano nazionale inadeguato. Il CO2 raddoppiato
Per la mitigazione delle cause del cambiamento climatico, esiste un piano nazionale per la transizione energetica, il PNIEC, inadeguato negli obiettivi e non attuato in misura adeguata all’emergenza in atto, malgrado la disponibilità delle risorse straordinarie del PNRR; come quello per le misure di adattamento, il PNACC. L’azione delle città, in tale contesto, può dare risposte alle comunità locali e svolgere un ruolo di stimolo e supplenza, verso le inadempienze e le lentezze del potere centrale. Le misure di mitigazione di un Piano urbano per il clima sono finalizzate ad un taglio delle attuali emissioni climalteranti ed al riassorbimento di quelle in eccesso in atmosfera. Basti pensare che attualmente ci sono 430 ppm (parti per milione) di CO2, mentre in epoca preindustriale le stesse non andavano oltre le 220 ppm. Il loro raddoppio ha già causato un aumento medio delle temperature di 1,5 gradi, con le conseguenze gravissime che abbiamo già sperimentato sulla nostra vita, ed altre ben più gravi ed estreme, subite da chi vive nelle aree del mondo più colpite; di norma le più povere e le meno responsabili del cambiamento del clima.
Se si dovesse procedere, nel mondo, con l’andamento attuale delle blande e tardive misure di contrasto al riscaldamento della superficie terrestre, al 2080, potremmo avere un aumento di 4 gradi, con una perdita di controllo umano sugli effetti sconvolgenti che vi sarebbero, ( ad esempio 20% Pianeta invivibile per 2 miliardi di persone), per desertificazione, collasso della biodiversità, innalzamento del livello dei mari, uragani ed alluvioni, diffusione di malattie, crisi alimentari spaventose. Ma, anche con un aumento, ormai inevitabile, di 2 gradi le conseguenze saranno assai più gravi di quelle sperimentate sino ad ora.
Terni emette 10 tonnellate di CO2, la media regionale è di 6
Non c’è più tempo per attese e dubbi. In Umbria ci sono 13 grandi emettitori industriali di CO2, attivi nei settori della siderurgia, del cemento, della ceramica, del vetro e dell’alimentare. Essi acquistano certificati di emissione per mettere CO2, oltre la soglia gratuita. Le loro emissioni vanno tagliate, nei processi produttivi e riassorbite a valle con sistemi naturali, come la riforestazione, o industriali di cattura, stoccaggio, riutilizzo per produrre materie prime seconde. Fra gli emettitori spicca, naturalmente, la situazione di AST-Arvedi Terni, che emette, da sola, 360.000 tn/anno di CO2, direttamente dallo stabilimento ed altre 300.000, indirettamente, presso le centrali, per i suoi consumi energetici.
Sembrava che con l’Accordo di Programma e l’utilizzo di idrogeno verde nel processo produttivo fosse possibile tagliare in modo significativo le emissioni climalteranti. Ora, sembra tutto tornato in discussione, almeno per i tempi di utilizzo effettivo del nuovo vettore energetico pulito, sembra per carenza del medesimo su un mercato dell’H2, ancora da realizzare. Attualmente, Terni emette circa 10 tn. di CO2 pro-capite, contro una media regionale di 6 tn. Un piano regionale di decarbonizzazione, perciò, deve affrontare prioritariamente la situazione ternana, almeno per le emissioni industriali.
Massiccia riforestazione e tanto altro
La cattura della CO2 emessa, con sistemi passivi naturali non può che essere affidata ad una massiccia riforestazione, commisurata alle aree disponibili ed alla percentuale di abbattimento che s’intende affidare ai nuovi alberi ed alla gestione finalizzata delle superfici boschive e forestali esistenti. Si potrebbe partire con una riforestazione urbana, con l’obiettivo di disporre di un albero per ogni cittadino, come avviene già nelle città più verdi italiane; per poi proseguire con una riforestazione territoriale più vasta, indispensabile per la riduzione della CO2 in eccesso e a far invertire la curva dell’aumento delle temperature. Attualmente, in ambito urbano, la dotazione di alberi è uno, ogni cinque cittadini, a Terni ed uno, ogni due cittadini, a Perugia. I tagli alle emissioni, infatti, non bastano. Nell’immediato e pensando per tempo alla prossima estate occorre affrontare il problema del calore torrido nelle città, con una attenzione ai soggetti che ne subiscono l’impatto più pesante sulla salute e la qualità della vita. In via, solo esemplificativa, si possono immaginare i seguenti interventi anticaldo, nelle città umbre:
Misure di adattamento, finalizzate a proteggere prioritariamente, dal caldo torrido, i soggetti più fragili, come malati, anziani, lavoratori all’aperto o con posti di lavoro privi di condizionamento:
1.far elaborare da Regione – Asl, una guida per i comportamenti e servizi adeguati (orari uscita, percorsi, diete, idratazione, farmaci, socializzazione, assistenza, allarme, posti pronto soccorso dedicati, ecc..)
- Creare rifugi climatici diurni, animati, in ogni quartiere; Rendere accessibili gratuitamente almeno due cinema climatizzati per anziani ed accompagnatori.
- Realizzare passaggi pedonali protetti con acqua micronizzata in punti strategici della città, per il transito pedonale.
- Ridefinire orari e condizioni di lavoro connesse alle temperature
5. misure di riduzione dei costi energetici, anche per il condizionamento degli appartamenti: mettere a disposizione tetti di scuole ed altri edifici pubblici per favorire, con i campi solari realizzabili, la nascita di una rete di Comunità Energetiche Rinnovabili, al fine di ridurre il costo delle bollette e concorre al taglio delle emissioni dannose. Avviare piani di riforestazione urbana, attivando forme di partecipazione con i cittadini e collaborazioni economiche, con catene della grande distribuzione e Istituti bancari locali.



