Dalle lettere della poetessa Vittoria Aganoor al prestigioso programma di oggi con appuntamenti super partecipati che si svolgono nei paesi del Trasimeno e a Perugia.
Stefania Quaglia, una delle protagoniste della nascita e della crescita del Festival delle Corrispondenze, racconta attraverso una lettera a Passaggi Magazine la storia di questo evento culturale: l’entusiasmo e il grande lavoro di un gruppo ristretto che è riuscito a coinvolgere un’intera comunità. Che ha trasformato una piccola impresa in un appuntamento di successo che anima il fine estate di Magione, Monte del Lago, Castel Rigone e ora anche di Perugia. Quest’anno il Festival delle Corrispondenze presenta una quarantina di iniziative, tutte gratuite, con protagonisti d’eccezione. E le “anteprime” sono state caratterizzate da uno straordinario successo di pubblico.
di Stefania Quaglia*
Foto @Umbria24
Carissimi,
Sono appena terminate le serate di anteprima: Lucarelli, Travaglio e Caracciolo hanno annunciato il Festival delle Corrispondenze da tre luoghi diversi ma evocativi per storia e bellezza, Villa del Colle del Cardinale, il centro di Castel Rigone, la Sala dei Notari a Perugia, aprendosi verso il territorio e richiamando il pubblico alla settimana festivaliera di Monte del Lago, ricca come sempre di altrettanti eventi ed incontri, quest’anno dedicati al tema “Vero, falso, finto”, da godersi insieme agli scorci del piccolo borgo dagli infuocati tramonti settembrini. Così l’evento non appartiene a un Comune o ad un ente ma ad una comunità che vuole pensare insieme, dubitare insieme, diventare insieme più consapevole.
Questo sarà il primo anno che a me non squillerà di continuo il telefono; non sarò in ansia con le previsioni del tempo e la ricerca spasmodica del piano B in caso di pioggia; non cercherò disperatamente qualcuno che accompagni l’ospite alla stazione di Firenze che per coincidenze mancate deve incontrare la figlia prima che parta per chissà quale viaggio; non prenderò parole dai giovanotti della proloco del paese che la pensione non rende meno attivi e puntigliosi, coi quali allestire gli spazi espositivi; non correrò a cambiare acqua e bicchieri al tavolo degli ospiti ogni nuovo evento; non mi cambierò al volo per correre a presentare la cerimonia di premiazione del Premio letterario nazionale Vittoria Aganoor Pompilj e non indosserò più i costumi d’epoca per le rappresentazioni teatrali lungo le vie del borgo rievocando attraverso le lettere di Vittoria e dei suoi corrispondenti le storie di un tempo che fu.
Che poi proprio da quelle lettere è nato tutto. Dapprima il Premio, istituito dalla Biblioteca comunale, giunto alla sua XXVIII edizione, premio letterario annuale riservato a carteggi, e/o corrispondenze epistolari articolato in due sezioni, carteggi editi e componimento in forma di lettera che vede nella giornata conclusiva del festival la premiazione del concorso annuale. Si perché Vittoria Aganoor Pompilj, celebre poetessa veneta, era anche una compulsiva scrittrice di lettere, intrattenne innumerevoli relazioni epistolari anche con svariate personalità del mondo culturale dell’epoca – oggi sarebbe impazzita coi social e fatto impazzire i suoi interlocutori con le notifiche a raffica su whatsapp.
Storia romantico-tragica quella di Vittoria che si sposò nel 1901 con Guido Pompilj, politico umbro, vivendo un amore profondo nella loro villa sul Trasimeno ma il loro legame si spezzò tragicamente l’8 maggio 1910: Vittoria morì a Roma per le complicazioni di un intervento chirurgico e Guido, incapace di sopravvivere al dolore, si tolse la vita poche ore dopo nella stessa clinica. La Biblioteca del Comune di Magione intitolata ai coniugi custodisce un fondo Aganoor-Pompilj con la collezione privata e biblioteca personale della coppia nonché oltre 400 lettere di Vittoria. Villa Aganoor Pompilj a Monte del Lago è stata di grande ispirazione per la poetessa – emozionante per me affacciarmi dalla sua terrazza, silenzio e senso di un volo in uno spazio infinito – e anche per il festival che ha visto negli spazi del giardino muovere i primi passi.
Chissà come e perché venne in mente a Luigina Miccio, allora curatrice dell’ufficio stampa del Comune di Magione, ma soprattutto spirito curioso e creativo, che nel 2012 collaborava con il bibliotecario Francesco Girolmoni alla realizzazione del premio, l’idea di questo festival. Me la immagino illuminata da quest’intuizione durante un folle tè del pomeriggio fra tazze, teiere, pasticcini e fiori colorati sul suo terrazzino al centro di Magione, come in una scena di Alice nel Paese delle Meraviglie. Luigina, occhi trasparenti, donna inarrestabile, famelica divoratrice di libri, quel pomeriggio intuì quanto le lettere fossero uno strumento potente: non solo per raccontare storie passate, ma per uscire dagli archivi e diventare chiave di accesso all’oggi, capaci di interrogare qualsiasi tema e di immaginare uno scorcio di futuro.
Io invece sono approdata come istruttrice amministrativa all’ufficio cultura del Comune di Magione ad ottobre 2012 per cui mi sono persa la prima edizione ma già dalla seconda ho compreso che uragano sarebbe potuto diventare. Abbiamo iniziato riempiendo la macchina di Luigina di piante, pianoforti, libri, microfoni, sedie, tavoli — e soprattutto entusiasmo — per allestire un giardino. Siamo arrivati a coinvolgere un paese intero: dalla piazza alla chiesetta, fino agli spazi privati di un antico oleificio, terrazza sul lago dalle atmosfere magiche.
Poi è arrivato un giovane assessore alla Cultura, Vanni Ruggeri, oggi per me un amico, che senza alcuna esitazione ha raccolto la proposta di Luigina e dedicato tanto impegno moltiplicando esponenzialmente quello stesso entusiasmo. Entusiasmo che ha contaminato, oltre ai dirigenti che si sono succeduti, anche Vjola Luarasi che dalla sua prima esperienza sul campo di organizzatrice di eventi nel 2014 non ha più abbandonato il progetto ed oggi è il perno su cui poggia tutta la macchina – lei e sui suoi nervi saldi.
E poi c’è Massimo Arcangeli, curatore della visione culturale del Festival, che ne ha sostenuto la crescita grazie alle sue conoscenze e relazioni, ampliandone il racconto e portandone temi e protagonisti oltre i confini della manifestazione.
Dal 2013 al 2025 ho visto il Festival nascere dal fuoco di un’idea, crescere quando nessuno dava per scontato che sarebbe sopravvissuto, trovare il suo stile definitivo negli ultimi anni, affrontare anche la pandemia senza mai saltare un’edizione. Il Festival è pura sartoria: e certo non si tratta solo di cucire risorse economiche diverse ma occorre intessere relazioni che diventano legami durevoli, coinvolgendo tutte le parti dell’ente, ricucendo continuamente gli strappi dell’entusiasmo, trovando i fili invisibili che legano gli eventi al territorio e il territorio alle vite di chi lo abita.
Il Festival vuole davvero essere per tutti. Una quarantina di eventi, completamente gratuiti che ha visto in queste ultime edizioni integrare strumenti e modalità per favorire l’accesso alle diverse abilità con eventi tradotti in tempo reale in LIS o l’utilizzo di cartine tattili e informazioni in Braille.
Non è una coincidenza che il Festival spenda tanti sforzi per l’accessibilità, e poi inviti ospiti come ad esempio Anna Foa e Cathy La Torre, presenti nel programma di quest’anno, a parlare di voci rimosse. È lo stesso gesto, fatto da due angoli diversi. Anna Foa che sa come le storie rimosse diventano o non diventano parte della nostra coscienza collettiva, Cathy La Torre che porta le voci taciute, quelle delle donne rimosse, quelle dei diritti calpestati, dentro il dibattito pubblico, non come testimonianza passiva, ma come provocazione attiva.
Il lavoro mi ha portato altrove e l’edizione 2026 la vivrò godendomi le serate, ascoltando gli interventi, facendomi trasportare dalle emozioni che i riti collettivi di confronto e di coscienza custodiscono. Perché tutte le storie raccontano di ognuno di noi e oggi avrò modo di ascoltarle godendo anche del lavoro fatto in questi anni.
Solidarietà assoluta ai colleghi che oggi corrono per le vie del borgo, tra brochure, piante e sedie da impilare. Simona Romizi, Paola Terradura, aspettatemi: arrivo anch’io a darvi una mano!
*già funzionario dell’ufficio cultura del Comune di Magione, fra le fondatrici del Festival delle Corrispondenze
www.festivaldellecorrispondenze.it



