di Giacomo Porrazzini
Nella foto Dario Amodei Ceo di Anthropic (©TechCrunch/Wikicommons)
Sapevamo, dopo “l’esperimento” atomico americano su Hiroshima e Nagasaki, che lo sviluppo dell’arma nucleare costituiva un pericolo estremo per la sopravvivenza della specie umana. Le grandi e medie potenze hanno sottoscritto accordi di non proliferazione e allo stesso tempo ne hanno accumulato tante, di bombe e missili, da essere un reciproco deterrente che, sino ad ora, ci ha risparmiato una fine apocalittica ed anticipata.
Negli ultimi anni, la scienza ha cominciato a lanciare un allarme su un secondo fattore di rischio per la vita e la civiltà umana: il riscaldamento climatico, oltre una certa soglia, che condurrebbe l’ecosistema nel quale ci siamo evoluti, in 200.000 anni, fuori dallo stretto corridoio delle condizioni che hanno consentito la vita umana. Una soglia di 4 gradi di aumento che, per gli effetti a catena che produrrebbe, ci porterebbe a situazioni non affrontabili dall’Umanità. Almeno un quarto della superfice terrestre diverrebbe invivibile; il resto soggetta a ripetuti eventi catastrofici tali da collassare gran parte dei sistemi complessi che sostengono le nostre quotidiane esistenze e la nostra civiltà. Senza radicali interventi correttivi alle attività umane che producono emissioni climalteranti, cioè proseguendo come ora, arriveremo a quella soglia entro il 2080, con un percorso in cui le alluvioni o le desertificazioni attuali, le bombe di calore assassine sulle città che abbiamo già sperimentato sarebbero zuccherini. Ora, come segno dei tempi attuali, si profila all’orizzonte un ulteriore rischio apocalittico: una Intelligenza artificiale che, sfuggendo al controllo umano, al momento assai carente, potrebbe “decidere” di annientarci.
Sembra fantascienza ma quando sono Premi Nobel a lanciare questi allarmi estremi, non siamo più al cinema ma dentro la realtà. Anche tecnici e ricercatori che lavorano nelle aziende che stanno sviluppando l’I.A. lanciano lo stesso appello, chiedendo di fermare la corsa attuale e di attivare sistemi di controllo e limitazioni; in qualche caso, lo hanno fatto licenziandosi dal posto di lavoro, proprio per segnalare, con più forza, questo incombente pericolo e separare le proprie responsabilità. Una obiezione di coscienza, di fatto.
Mai, il futuro è apparso così incerto. Il punto è che la nuova tecnologia dell’I.A., in realtà una vera e propria nuova rivoluzione industriale del secolo attuale, è nel possesso di poche mani, americane e cinesi, soprattutto. Si tratta, almeno per gli USA, di monopolisti ultramiliardari, dotati di un grande potere di condizionamento della politica e degli Stati. Per essi, infatti, svolgono, sostenuti da tecnologie di straordinaria potenza, il “lavoro sporco”, ovvero spionaggio e controllo interno, condizionamento delle opinioni pubbliche, innovativa deterrenza militare, nelle relazioni internazionali; relazioni da tenere costantemente sotto stress, orientate al primato della legge del più forte, senza più le mediazioni del multilateralismo. La migliore delle situazioni per vendere tali tecnologie e fare affari miliardari. Stanno diventando così insostituibili, per gli Stati, tanto da esercitare un vero e proprio potere politico, in certi casi sostitutivo.
I nomi di queste aziende o Big Tech, li abbiamo imparati a conoscere; i loro proprietari, da poco, vengono definiti “tecno-monarchi”. Li sospinge, nella loro frenetica corsa al denaro e al potere, non solo l’obiettivo del massimo profitto, nel tempo più breve possibile, ma anche un retroterra ideologico reazionario che fa paura. Sostengono, nei loro scritti pubblici, che la democrazia liberale, come regime finora considerato il migliore, va superato a vantaggio di un potere dispotico; quello di un novello Cesare imperiale che, usando le nuove tecnologie ed i relativi algoritmi, si proponga come centro unico di decisione e di comando.
Negli USA, con Trump Presidente, si sta creando un vero e proprio laboratorio per tale inedita commistione fra potere tecnologico e potere politico. Così, il sistema democratico e le sue regole, i suoi valori costitutivi, vengono presi di mira e etichettati come disvalori, mettendoli nel calderone del Woke: i principi di uguaglianza tra esseri umani ed i diritti civili e sociali, a partire dal Welfare. Con manifestazioni sfrontate di pensiero reazionario e fascista, laddove si arriva a dire che i dissenzienti dovranno essere eliminati, fisicamente. Sembrerebbero vaniloqui, se non fosse che chi li pronuncia già dispone di grande potere d’intervento e di immense ricchezze. Abbiamo visto questi personaggi, tra coloro che hanno plaudito, insieme a Trump, alla vittoria elettorale, in un Lander tedesco, della formazione di estrema destra nazistoide AFD. Il rischio di una saldatura fra potere tecnologico e potere delle destre che stanno crescendo in Europa e nel mondo, è assai forte, certamente probabile.
Si sta insomma formando una nuova “entità” tecno-politica che si propone di attentare e travolgere le regole democratiche e le nostre libertà, garantite dalla Stato di diritto. C’è chi attacca apertamente e chi opera in modo sotterraneo, come una talpa. Un primo passo, spesso, è costituito dalla mutazione della democrazia liberale in democrazia elettorale del leader; anche in Italia l’attuale maggioranza di governo sta tentando di farlo. Come uscire da questa stretta, mentre persino una Organizzazione sovranazionale, nata su un patto di pace, come l’Europa, è costretta a spendere cifre folli per il riarmo, mentre la guerra batte alle sue porte ?. Mentre l’Onu stessa è in una crisi gravissima, da boicottaggio, da parte Usa, innanzitutto ?
Il punto, di novità, è che il capitalismo, come sistema, sta avendo una sua reazione difensiva, alla crisi di futuro, da esso stesso, provocata, con la crisi climatica, ed ha scoperto che le nuove tecnologie possono diventare, non lo strumento di progresso che sogna, spesso, chi le inventa, ma, strumento di controllo totale di persone e popoli; uno strumento di potere. Di guadagni immensi e di potere. La radice ideologica dei tecno-monarchi, sta in questa loro consapevolezza: disporre, privatamente, della enorme potenza intrinseca delle nuove tecnologie. Potenza, non solo strettamente tecnica, per le inedite capacità di calcolo, di comunicazione e decisione, ma potenza sociale e politica; perché l’IA, senza controllo democratico, oltre a mettere a rischio tanto lavoro umano, si propone come tramite tra noi e la realtà.
Il suo potere sta in come ce la racconta, la realtà, in come la deforma e perchè, e per quali fini. E poi, nella capacità di controllo su ciascuno di noi. A tale entità, nuova e pericolosa, proprio perché attinge le sue idee e propositi nel peggior deposito ideologico del diciannovesimo secolo, occorre contrapporre una nuova “Resistenza”, capace di sostenere e vincere una sfida di egemonia culturale, sui valori alla base della convivenza umana, quale frutto della evoluzione della nostra progressiva civilizzazione. Ma occorre anche svelare tutto l’inganno che sta dietro le proposte populiste della nuova destra, rispetto, sia, al miglioramento delle condizioni materiali delle persone, sia all’esigenza di un nuovo modello di sviluppo, ovvero di produzione, consumi ed organizzazione sociale, giusto e sostenibile. I tecno-monarchi provano ad imporci una loro agenda sul potere; i democratici debbono reagire per sostenere e farne prevalere una opposta: sulla giustizia, sulla uguaglianza e sui diritti della vita.



