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di Antonio Bellucci
Foto ©Peter Forster/Wikicommons

L’accordo commerciale tra Ue e Mercosur può essere un’opportunità per alcuni produttori agroalimentari italiani ma gli Oli Extra Vergini d’Oliva umbri non usufruiscono della protezione riservata alle indicazioni geografiche prevista dal capitolo 13 dell’Interim Trade Agreement (ITA).

Lo storico accordo tra Unione europea e Mercosur di cui avevamo parlato su questa rivista a febbraio di quest’anno, sembra stia funzionando almeno per quanto riguarda le clausole di salvaguardia e non solo visto che, è notizia di pochi giorni fa, una delegazione di circa 100 imprenditori italiani è andata con il ministro Tajani in Brasile e in Argentina proprio per incontrate imprenditori locali al fine di stabilire nuovi accordi commerciali nel quadro delle prospettive aperte dall’accordo tra Ue e Mercosur. Malgrado l’importanza dell’accordo, non risulta che vi fossero imprese umbre nella delegazione di imprenditori.

La clausola di salvaguardia è stata in effetti subito applicata. Vediamo di cosa si tratta: a settembre l’Unione europea ha adottato un provvedimento che vieta le importazioni di carne, pollo, uova e altri prodotti di origine animale dal Brasile in quanto gli allevamenti brasiliani utilizzerebbero antibiotici. Il divieto è entrato in vigore dal 3 settembre e la misura è stata presa con una votazione in seno alla Commissione permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi della Commissione europea. I meccanismi di salvaguardia previsti dall’accordo tra Ue e Mercosur stanno così funzionando e questo dovrebbe, almeno in parte, tranquillizzare alcuni operatori europei che temono un ingresso senza limiti di prodotti qualitativamente scadenti provenienti dai paesi del Mercosur. Il divieto imposto dalla Commissione permanente è in linea con gli sforzi della Commissione europea per ridurre la resistenza agli antibiotici nell’essere umano, che l’Unione europea considera una minaccia per la salute dei suoi cittadini.

Bisogna ricorda in proposito che secondo la normativa dell’Unione europea, l’uso degli antibiotici negli animali d’allevamento utilizzati per la crescita non è consentito; la regolamentazione europea vieta inoltre l’uso di antimicrobici negli animali riservati alle infezioni umane.

L’accordo con il Mercosur può essere definito “storico” per le sue implicazioni in quanto porta a eliminare il 91% dei dazi sulle esportazioni europee e il 92% su quelle del Mercosur per determinati prodotti.

Per l’Unione europea i maggiori beneficiari saranno il settore automobilistico, i macchinari e, per quanto riguarda i prodotti agricoli, soprattutto il vino e l’olio d’oliva.

Per il Mercosur invece, i prodotti che maggiormente beneficeranno dell’accordo saranno il miele, lo zucchero e la carne. Quest’ultimo prodotto è di estrema importanza per il Brasile, l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay che sono tra i maggiori esportatori mondiali di carne. Secondo alcuni importanti operatori nel settore della carne in Argentina, l’accordo aiuterà considerevolmente gli esportatori argentini di carne ma anche i consumatori europei ne beneficeranno poiché la produzione di carne argentina soddisfa tutti i requisiti necessari in materia di clima e salute. Secondo Carlos J. Colombo, presidente del mercato di Cañuelas, il principale mercato all’ingrosso di bestiame in Argentina e uno dei più importanti del Sud America, l’accordo abbasserà i prezzi della carne e aumenterà la competitività ma nello stesso tempo contribuirà a far si che gli acquirenti europei avranno accesso a carne di migliore qualità a prezzi più bassi.

Ricordiamo che l’accordo con il Mercosur prevede misure di salvaguardia sia per problematiche di tipo sanitario, come l’utilizzo di antibiotici che ha portato l’Ue a sospendere le importazioni dal Brasile, che di carattere quantitativo mediante la sospensione temporanea delle preferenze tariffarie qualora, per esempio, le importazioni aumentino del 5% rispetto alla media triennale; inoltre è prevista una quota massima che corrisponde a 99.000 tonnellate di carne all’anno per i 4 Paesi del Mercosur con un dazio del 7,5%, anziché con i dazi ordinari. La quota è inoltre ripartita nel modo seguente: 55% di carne fresca o refrigerata e il 45% di carne congelata. Più precisamente, il superamento del 5% in virtù del regolamento UE 2023/687 relativo alla clausola di salvaguardia, non produce automaticamente la sospensione della preferenza ma consente alla Commissione europea di valutare anche altre condizioni, tra cui il prezzo medio delle importazioni rispetto al prezzo interno. Il regolamento prevede anche una procedura d’indagine dei mercati e se gli elementi raccolti lo consentono, scatta l’applicazione della clausola di salvaguardia.

Ma cerchiamo di capire quali potrebbero essere le implicazioni commerciali per un prodotto tipico della nostra regione: l’olio d’oliva.

L’accordo stabilisce un’eliminazione progressiva dei dazi che, a seconda di dove ci si pone, genera aspettative ma anche timori.

Gli attuali dazi doganali nei Paesi del Mercosur saranno ridotti gradualmente nell’arco di un periodo massimo di 15 anni.

Al contrario, i Paesi del Mercosur potranno esportare olio d’oliva verso l’Unione Europea in esenzione da dazi a partire dall’entrata in vigore dell’accordo.

Il Brasile rappresenta sicuramente la destinazione più favorevole per gli oli d’oliva europei poiché non vi si produce olio d’oliva e il cui consumo rappresenta meno dell’1% del totale degli oli vegetali utilizzati.

Negli anni precedenti all’entrata in vigore dell’accordo con il Mercosur, le esportazioni di olio d’oliva, codice doganale 1509, hanno avuto un andamento altalenante: il Brasile ha importato 77.000 tonnellate nel 2024 contro le 80.000 del 2023. Nel 2025 le importazioni sono leggermente aumentate arrivando a circa 90.000 tonnellate di cui l’89% veniva dall’Ue, soprattutto dal Portogallo, seguito dalla Spagna e dall’Italia.

Il mercato argentino è invece pressoché inesplorato per gli oli europei a causa del fatto che l’Argentina a differenza del Brasile, è un paese produttore di oli d’oliva. Per esempio, nel 2024 la Spagna ha esportato appena 8 tonnellate mentre l’Italia ne ha esportate poco più di 15 tonnellate. Non vi sono dati ufficiali relativi al 2025.  Sul mercato argentino sono più presenti gli oli tunisini stando alle statistiche disponibili. Infatti, nel 2024, la Tunisia ha esportato in Argentina circa 252 tonnellate.

I produttori nelle zone olivicole come San Juan o Mendoza in Argentina hanno espresso preoccupazione per una possibile concorrenza sleale, sottolineando le asimmetrie e i forti sussidi statali di cui beneficiano gli oli provenienti dall’Ue. Le loro preoccupazioni sono comprensibili poiché se per l’olio d’oliva argentino l’accesso al mercato europeo è una scommessa complessa, per l’olio d’oliva italiano esportato nel Mercosur l’accordo potrebbe essere una grande opportunità commerciale, trainata da tre fattori: il primo riguarda l’abbattimento del dazio che storicamente era applicato dai Paesi del Mercosur al 31,5% per difendere sostanzialmente le produzioni argentine. Con l’entrata in vigore dell’accordo, la riduzione progressiva e lineare fino allo 0% rende l’olio extravergine d’oliva (EVOO) italiano molto più accessibile nei supermercati sudamericani.

Il secondo fattore riguarda soprattutto il mercato brasiliano che è lecito supporre diventi il vero destinatario delle esportazioni degli oli d’oliva europei in quanto non autosufficiente e quindi importatore netto. Ed è proprio su questo mercato che gli oli extra vergini italiani possono avere un ruolo determinante in quanto da sempre, l’olio extra vergine prodotto in Italia è sinonimo di alta qualità sui mercati dei Paesi del Sud America, Brasile e Argentina in particolare.

Infine, il terzo fattore riguarda la protezione dei blend di qualità: oli italiani a denominazione protetta (come il Toscano IGP) godono della medesima tutela anticontraffazione dei vini. Questo impedisce che oli di semi locali o oli d’oliva vengano tagliati o camuffati con bandiere e nomi italiani (Italian Sounding), assicurando sui mercati solo la presenza dell’autentico prodotto confezionato in Italia.

Purtroppo per l’Umbria la protezione dei suoi blend nei Paesi del Mercosur non è per il momento assicurata. Infatti, l’Umbria ha registrato a livello europeo cinque DOP (Denominazione di Origine Protetta) con le seguenti menzioni geografiche: Colli Assisi-Spoleto, Colli Martani, Colli Amerini, Colli Orvietani e Colli del Trasimeno) ma non ha un “Umbria IGP” per l’olio e, tra le 57 Indicazioni Geografiche protette dall’accordo tra Ue e Mercosur, l’olio umbro non compare neanche come DOP, come è possibile verificare consultando l’allegato 13-B dell’Accordo Interinale (ITA) sugli scambi tra l’Ue e il Mercosur. Una soluzione è comunque possibile poiché l’articolo 13.34 dell’ITA prevede la possibilità di aggiungere nuove IG all’Allegato 13-B. Ritengo questo passaggio molto importante poiché consentirebbe agli oli d’oliva umbri di usufruire della specifica tutela prevista dall’articolo 13.35 dell’ITA che prevede la possibilità di applicare azioni amministrative e giudiziarie nel caso in cui un produttore del Mercosur ponga in vendita olio non prodotto in Umbria utilizzando la denominazione geografica “Umbria”.