di Giampiero Rasimelli
Vincenzo Bianconi, 54 anni, è un imprenditore del settore alberghiero, figlio di una importante famiglia di Norcia che gestiva prima del terremoto diversi hotel, ristoranti e un centro sportivo nel capoluogo della Valnerina. Tra questi il famoso Relais Chateaux Palazzo Seneca, hotel di superlusso con annesso ristorante Vespasia Stella Michelin (dove spesso hanno anche soggiornato personalità importanti di livello internazionale, si ricorda ad esempio la presenza della figlia del Presidente Americano Bill Clinton e poi artisti, scrittori ecc …), il Best Western Salicone, l’hotel Palatino, il Grotta Azzurra e, appunto, il Bianconi Sport Center.
Un grande volume di attività che ha attraversato per intero la drammatica vicenda del terremoto del 2016, un evento tellurico che ha colpito duramente la città di Norcia e tutta la valle, sfiancando l’economia locale e la vita delle persone proprio in un momento di promettente crescita del comprensorio. Il sisma ha colpito duramente anche le attività dei Bianconi. E se da un lato l’hotel Palazzo Seneca (ottimamente ristrutturato prima del terremoto) ha subito pochi danni e ripreso quasi subito la sua attività insieme al ristorante Vespasia prima ricordato, Il Salicone e il Grotta Azzura hanno dovuto subire un lungo percorso di riabilitazione. Il 29 marzo 2025 ha riaperto il Grotta Azzurra con altro nome, oggi si chiama Casa Bianconi, ma ha mantenuto al suo interno lo storico e conosciutissimo ristorante Granaro del Monte (dal 1850 ad oggi sempre gestito dalla stessa famiglia, è forse il più antico dell’Umbria). Il progetto di ospitalità che riunirà le attività del Salicone e del Palatino (duramente colpiti) è invece partito nel 2026 e si stima che possa aprire per la stagione 2029. Mentre il Centro sportivo Bianconi è stato riaperto in parte nel 2026 (piscina coperta 25 m, palestra cardiofitness, 2 campi di calcio in erba, calcetto, beach-volley), l’apertura del palazzetto dello sport è invece prevista nell’ estate 2027 o 28. Questi dati testimoniano il duro lavoro di questo decennio, le difficoltà affrontate e la resilienza rimarchevole dell’attività di impresa diretta da Vincenzo Bianconi, dal padre Carlo e dal fratello Federico. Una storia paradigmatica dello sforzo compiuto dalla popolazione nursina per tornare a vedere uno squarcio di luce dopo gli squarci devastanti prodotti dal sisma.
La Valnerina va: boom del ponte tibetano e due atenei americani fanno i master a Postignano
Qualcuno tra i nostri lettori potrà ricordare l’immagine di Vincenzo Bianconi, disperato e battagliero, che si rivolgeva al Presidente Mattarella nella sua prima visita post terremoto: “non lasciateci soli !!”, fece il giro delle TV e del web. Ma il suo impegno non ha avuto soste e i risultati lo dimostrano, in più è stato Presidente degli Albergatori Umbri ed anche candidato, da Civico, a Presidente della Regione Umbria per il centrosinistra nelle sfortunate elezioni regionali del 2019. Bianconi è quindi un ottimo punto di osservazione a 10 anni dal sisma sullo stato della ricostruzione fisica, economica e sociale di Norcia e della Valnerina post terremoto.
Dott. Bianconi, oggi si legge e si scrive, dopo un decennio di ricostruzione, che la Valnerina è un “territorio di rinascita”. Qual è il suo parere? Quali sono i segnali?
Sì, si può dire così. La riapertura della Basilica di San Benedetto, del Palazzo Comunale di Norcia, del Teatro Civico hanno dato la percezione ai nursini e al turista che passa di un nuovo respiro della città e della vita cittadina e hanno dato una nuova visibilità turistica del capoluogo della Valnerina al turismo nazionale e internazionale. Oggi è una nuova dimensione che viviamo a Norcia, si torna a respirare la qualità ovunque, a livello artistico, architettonico e anche energetico, grazie alle ricostruzioni. Il percorso è stato e sarà lungo, ma abbiamo preso la strada giusta. Si spera adesso nella riapertura di altri luoghi importanti, come la Castellina, ad esempio, che libererà definitivamente la piazza di Norcia e poi anche tanti altri palazzi importanti, le mura storiche, fino alle attività sportive, una caratteristica di Norcia, che è stata negli ultimi decenni pre-terremoto sede storica dei raduni estivi di grandi squadre di calcio e di altri sport, sia a livello nazionale che internazionale. Infine, speriamo che possa procedere ancor più speditamente il recupero del centro più colpito, Castelluccio, che rappresenta pur sempre l’anima profonda di questo territorio.
Quali sono i dati di questa ripresa soprattutto a livello turistico in Valnerina?
Non ho i dati di tutta l’area, bisognerà attendere a dicembre le stime dell’Azienda di Turismo. Io ti posso dire quanto riguarda noi, e parlo di fatturato non di presenze, perché è questo il dato più significativo. Abbiamo registrato sin qui quest’anno un + 20% rispetto allo scorso anno, un dato importante ma che è -50% rispetto al 2016. E’ stata dura, ma è ancora dura!
Leggiamo di dati positivi che vengono da Rasiglia, da Sellano, da Postignano … che puoi dirci?
Sono esempi virtuosi di nuovo successo. Sellano, ad esempio, non aveva una presenza significativa nelle traiettorie turistiche del comprensorio. Poi lì, col contributo di un ottimo Sindaco, è stato inventato un attrattore turistico, il Ponte Tibetano, che aggiunge attrattività a tutta la valle. Altri dovrebbero fare cose simili, non le stesse, ma simili per impatto. I migliori sono, a mio avviso, quelli di Rasiglia. Una grande cura del borgo, un grande progetto di comunicazione che ha costruito sullo story telling l’attrattività turistica. Bravi, ma non c’è ancora velocità nell’imparare da queste esperienze.
Però Bianconi non basta il turismo, pur fondamentale in quest’area, per parlare di crescita e per guardare a un futuro prossimo di questa crescita. Cos’altro si muove?
Turismo è natura e agroalimentare. Un agroalimentare che deve fondersi con la natura e la sostenibilità. Il target della Valnerina è il “bene stare”. Un concetto che deve unire il produrre e il mangiare alla dimensione di terra e cielo, alla mistica dei luoghi, all’integrazione con le comunità locali. E’ il concetto di “Blue Zones”, Zone blu, aree geografiche del mondo in cui la popolazione vive bene, eccezionalmente bene, a lungo e in buona salute. Alta qualità di vita, agroalimentare di qualità, alta qualità salutistica, percorsi esperienziali con al centro la natura, lo sport, la mistica … pensiamo ad un’alba a Castelluccio, ad un percorso di montagna, in una faggeta o lungo il Nera, a piedi, in bici o con gli animali… E se questo è l’obbiettivo, l’aspirazione, allora è necessario garantire servizi minimi a queste comunità. Tutto ciò, però, al momento fa saltare i bilanci … siamo ancora lontani.
Ecco, si discute oggi delle difficoltà delle zone interne, per lo più montane. Quali sono i servizi minimi di cui lei parla per queste comunità?
Prima di tutto i servizi sanitari che nelle zone di montagna sono un grande problema, per le popolazioni, per i turisti, per l’attrattività di questi territori. Il nostro è un territorio distante almeno 1 ora dall’ospedale più vicino (Foligno, per non parlare di Perugia). L’elisoccorso funziona, ma per cose di una certa gravità. Mancano servizi minimi per bambini, donne, anziani. Questo è un serio danno, se non riusciremo a superare questa situazione il destino progressivo è l’emigrazione. La Valnerina ha un grande potenziale che va scaricato a terra dalle persone e queste hanno bisogno di servizi minimi per scegliere di vivere qui la propria vita. La seconda cosa importante è l’istruzione. Mancano i professori, professori di ruolo, che anch’essi hanno bisogno di un buono stipendio e dei servizi minimi di cui abbiamo parlato prima, e c’è bisogno di una cura adeguata delle strutture scolastiche, altrimenti a parità di punteggio o non vengono o se ne vanno. Il rischio è che i bambini e i ragazzi della montagna non abbiano la stessa qualità formativa di quelli delle città medio-grandi. Abbiamo una grande Preside a Norcia, che dà battaglia su tutto questo. La tecnologia sarà fondamentale, ma bisogna focalizzare il problema. Per produrre un cambiamento e la speranza c’è bisogno di sostegno, di strumenti …. e bisogna parlare inglese … anche in montagna!
Cosa vede in fondo al tunnel? nelle sue parole c’è amarezza, combattività, una forte speranza e l’orgoglio per quello che è stato fatto … qual è secondo lei la strada da percorrere ancora verso un recupero totale di questi territori straordinari?
Il recupero totale non so se ci sarà mai, non so nemmeno se sia stato mai pianificato. Ho sempre detto a tutti, alle giunte di destra e di sinistra dei Comuni, della Provincia, della Regione, e ai Commissari per il terremoto nominati dai Governi: bisogna fare le cose giuste, bisogna far sparire al più presto tutte le ferite fisiche lasciate dal terremoto del 2016 ancora presenti e visibili! Abbiamo bisogno di avere, vedere, vivere una nuova storia. Le risorse ci sono. Bisogna fare le demolizioni e spingere i proprietari degli immobili feriti ma ancora in piedi in questa direzione. Non si può penalizzare chi si è mosso e si muove con energia ed entusiasmo permettendo l’incuria e la resistenza di altri. Abbiamo bisogno di cancellare la memoria fisica del terremoto per avere una nuova storia, per sapere che possiamo e sappiamo resistere e andare avanti.
Un’ ultima domanda, Amatrice è qui vicino, pochi chilometri oltre il confine della valle verso il Lazio. Anche lì stanno cercando di riprendersi da un sisma ancor più devastante di quello di Norcia avvenuto nello stesso 2016 qualche mese prima. Che rapporto c’è nella realtà della ricostruzione tra queste due aree?
Noi a Norcia siamo stati molto fortunati, moltissimi e gravissimi danni, ma nessun morto, lì ad Amatrice la tragedia del sisma ha portato con sé quasi 300 morti. La differenza è drammatica, molto profonda, cambia la percezione del futuro. Il resto è lavoro, ma se hai perso le persone tutto è più buio e difficile. E poi c’è un’altra differenza, prima del terremoto Norcia e la Valnerina erano un territorio in crescita, ma i territori sono diversi e Amatrice aveva già avuto una grande emigrazione verso Roma che l’aveva indebolita, proprio nel lavoro delle persone. Tutti i luoghi colpiti dal sisma hanno bisogno di persone determinate, appassionate, visionarie, per scrivere la loro nuova storia. Molti hanno lasciato queste montagne, anche in Valnerina come ad Amatrice e negli altri luoghi duramente colpiti, ma sono certo che altri arriveranno se, ripeto, ci saranno le condizioni minime per vivere e fare impresa serenamente. In tutti questi luoghi, in tutta l’area serve una visione, una pianificazione strategica di medio-lungo periodo che sia sociale, sanitaria, culturale ed economica. E’ con queste idee che vogliamo difendere le nostre comunità, la qualità dei nostri territori ed è così che guardiamo con grande solidarietà e forte impegno comune al destino nostro, di Amatrice e di tutta l’area del sisma.



