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di Giampiero Rasimelli

Con questo articolo di Antonio Bellucci Passaggi Magazine vuole avviare un’ ampia riflessione e un dibattito aperto a contributi diversi su che cosa è l’Unione Europea oggi, su cosa rappresenta concretamente per i cittadini, su come tenta di rinnovarsi l’UE in un momento di alte tensioni e trasformazioni della scena mondiale.

Bellucci ci invia da Buenos Aires, sulla base della sua lunga esperienza di dirigente delle politiche agricole dell’UE, una visione articolata e di dettaglio su cosa rappresentano per l’Europa e per il mondo i due storici accordi commerciali recentemente firmati da UE, Mercosur e India, aree e mercati che interessano oltre due miliardi e mezzo di persone.

Nel frastuono del mondo Trumpiano e Putiniano che viviamo rischia magari di passare in secondo piano la rilevanza di questi accordi per la vita dei cittadini europei e degli altri paesi coinvolti. E per quanto ci riguarda, degli umbri. Nel meccanismo della cronaca è facile che il brutto e il cattivo prendano il sopravvento sul buono prodotto da un lungo, paziente e certamente difficile lavoro positivo condotto dalle istituzioni di tanti e importanti paesi. Magari, in questo vuoto di attenzione rischiano anche di prodursi resistenze, se non ribellioni, comprensibili quanto corporative, distorte e difensive da parte di gruppi di produttori di questo o quel settore che faticano a misurarsi con le turbinose trasformazioni del mondo contemporaneo. Ma il dato di fatto resta: nell’anno in cui la guerra è tornata pienamente nella storia (e a due passi da noi !), in cui i dazi di Trump hanno sconvolto il commercio internazionale, in cui l’attacco alla democrazia fondata sul multilateralismo, il diritto e le istituzioni internazionali fa scempio delle regole della convivenza sul pianeta sancite dopo la seconda guerra mondiale, di fronte alla possente offensiva degli autoritarismi e dei nazionalismi beceri, l’Europa, gli Stati Latinoamericani (Brasile, Argentina, Uruguay ecc..) riuniti nel Mercosur e l’immenso continente indiano, riaffermano i principi della collaborazione tra i popoli, della liberta’ dei commerci, dell’impegno comune a preservare la democrazia e la convivenza. Non è poco, è straordinario e di importanza capitale per i nostri cittadini.

Ma guardiamo in concreto. Che cosa possono portare ad una piccola regione come l’Umbria questi accordi? Le nostre imprese piu’ qualificate nel settore agroalimentare, della meccanica leggera, del tessile già esportano con successo in questi paesi, l’abbattimento verticale dei dazi (insieme ad altre facilitazioni e garanzie) può essere un’enorme opportunità per chi saprà coglierla e magari l’occasione per ampliare la gamma di settori industriali che possono essere coinvolti. L’Europa cerca nuovi partner per salvaguardare l’autonomia e la capacità di innovazione del nostro sistema produttivo, per difendere i diritti e le capacità dei nostri territori e non sottometterli agli autoritarismi e unilateralismi economici, finanziari e politici di chicchessia. Per difendere e rafforzare il nostro stile di vita facendolo dialogare positivamente col mondo, nella sua interezza. Come spiega poi Bellucci nel suo articolo il Marcosur offre molti vantaggi e un enorme mercato alle produzioni vinicole e olearie di cui l’Umbria è ricca.

Certo, ci sono tante e molto difficili cose da cambiare in Europa e la stessa difficoltà del percorso di approvazione di questi accordi da parte degli Stati membri ce lo dice. Ma questo è un primo, grande passo, un passo veramente storico, di cui torneremo molto a parlare in futuro, e di cui dobbiamo però vedere e apprezzare subito la concretezza nel presente, senza indugi, perché segna una strada obbligata, di coraggio, forza e dignità per il nostro futuro.

 

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Così l’ Europa inizia

 a rispondere a Trump

di Antonio Bellucci

Il 17 gennaio scorso ad Asunción (Paraguay)  l’Unione Europea (UE) rappresentata dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, e dal Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa con i leader di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay hanno firmato un accordo di portata storica. Dopo 25 anni di negoziati si è arrivati a un accordo commerciale che interesserà un bacino potenziale di circa 700 milioni di consumatori; i due contraenti rappresentano oltre il 20% del PIL mondiale e circa il 35% del commercio globale. Per l’Italia gli scambi complessivi di beni e servizi raggiungono i 16,4 miliardi di euro con una crescita stimata dell’export di circa 3,5 miliardi di dollari in 10 anni. Inoltre l’accordo eliminerà dazi sul 91% dei prodotti. 

Non solo, la Commissione Europea pochi giorni dopo, esattamente il 27 gennaio scorso, ha firmato un accordo commerciale con l’India, definito come un “punto di svolta” nel commercio internazionale considerando che l’accordo apporterà benefici a circa due miliardi di consumatori e riguarderà circa il 25% del PIL mondiale.

I due accordi arrivano in un momento particolare di profonde trasformazioni globali dove si è parlato soprattutto di guerre e dazi che hanno portato a forti tensioni commerciali e geopolitiche.    

Mercosur è l’acronimo di Mercado Común del Sur. Fu creato nel 1999 da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay con lo scopo di dar vita a uno spazio di libero mercato come era stato fatto dagli europei con la Comunità Economica Europea istituita con il Trattato di Roma nel lontano 1957. Il Mercosur pur essendo una zona di libero scambio, beni e servizi per circa 280 milioni di cittadini, non ha mai raggiunto un livello di coesione commerciale paragonabile a quello raggiunto dall’Unione Europea. Volendo sintetizzare, l’Unione Europea è un vero spazio economico unico dove circolano liberamente, merci, servizi, capitali e persone, mentre il Mercosur ancora non lo è. 

Ma la firma dell’accordo non è stata raggiunta con facilità: innumerevoli sono state le proteste degli agricoltori europei in questi anni che da sempre temono un’invasione di prodotti concorrenziali dai quattro paesi dell’America Latina, grandi produttori in particolare e non solo, di carne bovina, pollame, zucchero, riso, soia, mais, miele e vino. Gli agricoltori italiani hanno partecipato in parte alle proteste per poi assumere posizioni meno intransigenti e più sfumate che hanno contribuito a far si che la proposta della Commissione Europea, abbia raggiunto la maggioranza con il voto a favore dell’Italia che, fino a poche settimane prima, insieme alla Francia era tra i principali oppositori alla proposta della Commissione, giudicandola troppo sfavorevole per gli agricoltori. L’Italia ha cambiato la sua posizione ottenendo alcune concessioni mentre Francia, Polonia, Ungheria, Austria e Irlanda hanno votato contro e il Belgio si è astenuto.  

La firma tuttavia non ha significato l’entrata in vigore dell’accordo ma solo un impegno politico. Infatti, nel processo democratico di ratifica di un accordo è necessaria l’approvazione del Parlamento Europeo (PE) nonché la ratifica di tutti i Parlamenti nazionali dell’UE; in tal caso basta che un solo Parlamento di uno dei 27 Stati membri dell’Unione sia contrario, per bloccare l’accordo. 

Come era stato pronosticato da alcuni, la maggioranza risicata nel PE che aveva consentito nel luglio del 2024, la rielezione della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen non ha tenuto e cosi, per una manciata di voti, il Parlamento Europeo ha chiesto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea una valutazione di compatibilità con i Trattati dell’UE prima di continuare l’iter per la ratifica definitiva dell’accordo.

Si tratta di una bocciatura momentanea che mette in discussione la struttura stessa dell’accordo UE-Mercosur che si compone di due testi: un accordo commerciale di esclusiva competenza della Commissione Europea e un accordo di partenariato politico e commerciale.  

La parte commerciale di competenza della Commissione riguarda non solo l’agricoltura ma anche disposizioni quali per esempio l’ambiente, gli standard sanitari e il clima; si tratta di temi molto sensibili, basti pensare alla deforestazione dell’Amazzonia e del Gran Chaco causata dall’espansione di pascoli e coltivazioni destinati alla produzione di soia e di carne bovina, o ai cambiamenti climatici e ai modi per contrastarli, temi nei confronti dei quali, la Commissione non ha la competenza esclusiva. Si tratta di temi importantissimi per i quali si prevede  addirittura la sospensione dell’accordo se un Paese violi gli impegni climatici presi a Parigi nel dicembre del 2015 o attui un piano di deforestazione massiva. Pertanto, il Parlamento vuole che la Corte di Giustizia si esprima poiché teme che la Commissione stia esercitando un potere che non le compete. 

La dichiarazione di Ursula von der Leyen rilasciata dopo la decisione del Consiglio di approvare l’accordo commerciale con il Mercosur,  elenca brevemente i benefici che l’accordo porterà all’Europa: “60.000 aziende europee che esportano verso il Mercosur, di cui la metà di esse sono piccole e medie imprese beneficeranno di tariffe più basse, risparmiando circa quattro miliardi di euro all’anno in dazi all’esportazione usufruendo di procedure doganali più semplici. Inoltre, l’accordo garantirà un migliore accesso alle materie prime critiche. A livello agricolo, l’accordo include solide clausole di salvaguardia per proteggere gli agricoltori dell’UE. Allo stesso tempo, si rafforzeranno i controlli sulle importazioni in modo che anche gli importatori rispettino le regole in vigore nell’UE. 

Numerose saranno le opportunità per gli agricoltori europei in quanto l’accordo include, ad esempio, 350 indicazioni geografiche europee (IG), più che in qualsiasi altro accordo commerciale dell’UE. Infine, l’accordo aprirà nuove opportunità economiche e favorirà ulteriori investimenti europei nei settori strategici. Le esportazioni dell’UE verso il Mercosur dovrebbero aumentare di quasi 50 miliardi di euro entro il 2040, mentre le esportazioni del Mercosur cresceranno a loro volta fino a 9 miliardi di euro. 

Quindi non solo agroindustria ma anche altri prodotti industriali ne beneficeranno grazie ad una riduzione o a un azzeramento dei dazi. 

Per l’Italia quindi le opportunità sono numerose e non solo per l’agroalimentare per cui l’Italia è il primo esportatore dell’UE verso il Mercosur; le imprese italiane trarranno vantaggio della progressiva abolizione delle tariffe anche in altri settori strategici quali: macchinari e  apparecchiature elettriche, settori della chimica e della farmaceutica, strumenti ottici e apparecchiature mediche, acciaio e prodotti metallici e della plastica. 

Nel settore agroalimentare, l’Italia esporta per 489 milioni di euro verso il Mercosur e beneficerà con l’entrata in vigore dell’accordo commerciale, di tariffe ridotte o pari a zero per molti prodotti. Delle 350 indicazioni geografiche europee, l’Italia ne vedrà riconosciute 58 (31 vini e 26 prodotti agroalimentari). Ciò significa che il nome di ciascuna IG protetta non potrà essere utilizzato se il prodotto non proviene dalla zona geografica prevista e  se non è realizzato secondo il disciplinare di produzione del prodotto IG. Nel caso in cui il nome è usato in modo generico o da produttori locali, l’accordo può prevedere periodi transitori, come per esempio l’utilizzo del nome per un breve periodo per poi vietarne l’utilizzo.  

In linea generale, per l’Italia l’accordo potrebbe offrire più opportunità di crescita e assicurare maggiore visibilità ai prodotti IG, ai vini e agli oli d’oliva in generale per il progressivo azzeramento delle tariffe doganali o per le specificità dei mercati, soprattutto, come vedremo, in Brasile.

Per i nostri lettori, dedichiamo uno sguardo particolare a due prodotti che sicuramente interesseranno gli agricoltori umbri: olio d’oliva e vino. 

Per quanto riguarda il comparto degli oli d’oliva con particolare riferimento agli extra vergini esportati nei Paesi del  Mercosur,  i dazi non sono gli stessi nei quattro Paesi che lo compongono: in Brasile il dazio era di circa il 10% per poi essere stato azzerato temporaneamente negli ultimi mesi  del 2025. In Argentina il dazio sugli oli d’oliva è attualmente del 31,5%, mentre in Paraguay e Uruguay era storicamente di circa il 10% per poi essere stato azzerato recentemente. 

Di conseguenza, l’unico Paese che potrebbe maggiormente soffrire dell’entrata in vigore dell’accordo con il Mercosur è l’Argentina che dovrà azzerare con il tempo i dazi sugli oli d’oliva. 

È indubbio che la progressiva diminuzione delle tariffe doganali porterà a una maggiore competitività dell’agroindustria italiana: si tratta di un’opportunità che deve essere sfruttata dai produttori europei, soprattutto italiani e spagnoli di oli d’oliva se non altro per investire in marketing e promozione, due fattori importantissimi per poter penetrare efficacemente il mercato brasiliano e quello argentino, di gran lunga i  due mercati più importanti del Mercosur. In questi due grandi paesi che da soli rappresentano un mercato di circa 256 milioni di abitanti, il consumatore non ha una reale percezione del fattore “qualità” che caratterizza gli oli extra vergini d’oliva rispetto per esempio, agli oli di semi di largo consumo anche per via del fatto che tali oli sono molto meno cari degli oli d’oliva in generale. 

Tra i due Paesi, il Brasile è indubbiamente il mercato più allettante per i produttori di oli italiani e spagnoli; parliamo infatti di un enorme mercato di oltre 210 milioni di potenziali consumatori con una produzione di olio d’oliva quasi inesistente e che importa il 98 % circa degli oli d’oliva consumati. I consumi di oli d’oliva extra vergini di qualità sono in crescita e questo fa ben sperare. Tutto ciò fa del Brasile il mercato più interessante di destinazione per l’olio extra vergine d’oliva italiano ma anche per altri prodotti di qualità quali vino e formaggi. 

Per quanto riguarda l’Argentina, la situazione è diversa rispetto al Brasile; l’Argentina è il primo produttore di olio d’oliva del Mercosur con una produzione che oscilla tra le 30.000 e le 40.000 tonnellate di cui circa il 60 – 70% è esportato principalmente in Brasile, negli Stati Uniti e, in minor misura verso l’UE anche se ultimamente, a causa di un aumento considerevole dei costi di produzione, le esportazioni, soprattutto verso il Brasile, si sono ridotte considerevolmente. 

Gli oli extra vergine d’oliva argentini venduti nella grande distribuzione e nelle boutique alimentari sono principalmente oli locali prodotti nelle due provincie di Mendoza e di San Juan. In linea di massima un extra vergine mono-varietale è venduto in confezioni da 250 ml a circa 15.000 pesos (circa 9 euro al cambio attuale) ma si possono trovare miscele di extra vergini anche a prezzi inferiori di circa il 50% in confezioni da uno o due litri. Il rapporto con gli oli di semi è d’avvero notevole poiché nella grande distribuzione un litro di olio di semi di girasole non supera i 3.000 pesos pari quindi a 1,7 euro al litro.

I produttori argentini di oli extra vergine d’oliva sono molto preoccupati poiché sono convinti e a ragione, che la riduzione dei dazi con l’entrata in vigore dell’accordo, potrebbe avere un impatto negativo sulla filiera, incidere sui prezzi e compromettere le esportazioni strategiche, soprattutto verso il Brasile; si teme soprattutto la concorrenza degli oli spagnoli e italiani “sovvenzionati” dalla Commissione Europea. 

Per l’Argentina, il Brasile è il mercato principale del Mercosur e un’enorme opportunità di crescita. Tuttavia, se l’olio europeo entrerà con tariffe più basse, il prezzo di riferimento potrebbe scendere, trascinando al ribasso l’intera filiera di produzione e colpendo in particolare gli esportatori locali.

Per concludere la panoramica sugli oli d’oliva, l’Argentina potrebbe effettivamente essere un concorrente per gli oli d’oliva prodotti in Italia. L’olivicoltura argentina può contare su impianti nuovi, super intensivi, raccolta quasi completamente meccanizzata, irrigazione a goccia e costi inferiori rispetto alla media italiana. Un elemento ulteriore da considerare è poi quello della stagionalità di produzione; l’olio argentino si raccoglie tra aprile e giugno consentendo quindi ai produttori argentini di immettere sul mercato europeo “olio nuovo” in un periodo dove in Europa le scorte tendono a ridursi. Tuttavia la filiera argentina degli oli soffre di mali cronici causati da fattori economici che non consentono investimenti produttivi per via di costi elevati di produzione. Pertanto, almeno per ora, la concorrenza degli oli argentini non dovrebbe troppo preoccupare i produttori italiani di olio d’oliva.  

Complessivamente, per la filiera italiana dell’olio d’oliva, l’accordo con il Mercosur non deve essere visto come una minaccia ma come un’opportunità da cogliere per sviluppare nuovi mercati soprattutto in Brasile e, in minor misura, in Argentina. Gli oli d’oliva italiani hanno potenzialità a patto di investire in promozione e marketing puntando sulle qualità salutari degli oli d’oliva e facendo leva sulla numerosissima comunità di origine italiana in Brasile come in Argentina. 

Per i vini la situazione è diversa. L’Argentina è un grande produttore di vino: produce principalmente rossi, soprattutto Malbec ma anche Pinot, Cabernet-Sauvignon, Cabernet-Syrah, Cabernet-Malbec. Sono tutti vini ottimi e venduti a prezzi concorrenziali.  

Ma la filiera italiana non dovrebbe essere impensierita dalle potenzialità argentine, almeno stando a quanto ha riferito Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini (UIV) a Wine Stop&Go che ha accolto con favore l’accordo con il Mercosur definendolo “un’importante opportunità di business.”

Attualmente le tariffe doganali per il vino che viene esportato in Argentina e Brasile sono di circa il 27%. Le statistiche ci dicono che l’Italia punterà soprattutto sul mercato brasiliano, primo acquirente dei Paesi del Mercosur. Il mercato brasiliano è per ora dominio dei vini cileni e argentini soprattutto per via dei dazi: quando questi si ridurranno grazie all’accordo tra UE e Mercosur, le esportazioni di vini europei non potranno che aumentare.  

Per concludere, un breve sguardo all’accordo tra l’UE e l’India. 

Dopo 18 anni di negoziati, l’India e l’UE hanno firmato un accordo commerciale che entrambi le potenze hanno definito “la madre di tutti gli accordi” creando un mercato di 2 miliardi di consumatori. La firma è avvenuta a Nuova Delhi, presenti Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, il Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa e il Primo ministro dell’India Narendra Modi. 

I rispettivi Parlamenti dovranno approvare l’accordo ma è indubbio che i benefici saranno notevoli sia per l’UE che per l’India, proteggendoli dalle sfide commerciali messe in atto da altre due super potenze economiche, la Cina e gli Stati Uniti. 

L’accordo prevede di eliminare o ridurre i dazi sul 96,6 % delle esportazioni di beni dell’UE. Ne beneficeranno non solo molti prodotti industriali ma anche prodotti “mediterranei” quali vino (dal 150% si scenderà al 75% e poi al 20-30% a seconda della fascia di mercato) e olio d’oliva che vedrà azzerare i dazi ora al 45%. 

Per l’India, entro 7 anni il 93% dei prodotti verrà esportato verso l’UE a dazi zero. I prodotti che ne beneficeranno sono quelli che richiedono alto apporto di manodopera come il tessile, i pellami, le calzature, le gemme, i gioielli e l’abbigliamento, tutti prodotti che sono stati colpiti dai dazi al 50% decretati l’agosto scorso da Trump. 

Gli accordi con India e Mercosur rappresentano un mondo gli antipodi rispetto a quello che si è venuto a creare con la guerra commerciale fatta di dazi e minacce verso tutto e tutti scatenata da Trump. Non a caso, nelle dichiarazioni dei leader europei e dell’indiano Mudi a Nuova Delhi le parole più usate, assieme a prosperità e sicurezza, sono state democrazia, multilateralismo, stabilità e cooperazione.