di Gabriella Mecucci
Il 21 gennaio il Centrosinistra ha celebrato la nascita del Patto Avanti che lo ha portato alla vittoria a Perugia e in Umbria. E’ stata una sorta di glorificazione delle magnifiche sorti e progressive: un tutto va bene, un quanto siamo stati bravi decisamente stucchevole. E invece ci sarebbe parecchio su cui riflettere pacatamente e senza autoincensarsi. Tanto è vero che, finite le laudatio ufficiali, è nato un movimento interno al centrosinistra, “Comunità Riformista” che ha messo in fila tutto ciò che occorrerebbe fare e che non si è fatto.
In questa nuova aggregazione c’è una parte rappresentativa di quei dirigenti e militanti che hanno partecipato alla campagna eletorale per il “Patto Avanti” e che non lo rinnegano, ma che guardano con occhi critici alle capacità di governo sin qui espresse. Nulla che abbia a che vedere con l’opposizione esagitata e talora maldestra del centrodestra, ma una messa a fuoco dei punti dove si annidano incertezze, ritardi, timidezze del centrosinistra e dei suoi amministratori.
Basta fare qualche nome del nuovo movimento, guidato da Valeriano Giambitti, per capire come sia diffusa l’insoddisfazione verso chi governa. C’è Sauro Cristofani, a lungo dirigente del Pd e tutt’ora iscritto a quel partito, c’è Gabrio Romani, segretario regionale del partito socialista, c’è Michele Pennoni, segretario provinciale ternano di Azione, c’è Donatella Porzi, ex presaidente del Consiglio regionale, c’è Mauro Masciotti che non è diventato sindaco di Foligno per 26 voti, c’è Luciano Bacchetta, ex sindaco socialista di Città di Castello nonche ex Presidente della Provincia di Perugia, c’è Silvano Rometti, ex assessore regionale. E poi una sfilza di consiglieri comunali eletti nelle liste civiche e nei partiti di centrosinistra.
Il nuovo soggetto politico è dunque trasversale, ha come referente nazionale Romano Prodi e Graziano Del Rio. Localmente ha aperto un dialogo con Demos e anche con Italia Viva. Le sue critiche alle scelte di governo del centrosinistra sono molteplici. Riguardano il Nodo di Perugia che andrebbe richiesto a gran voce, i frecciarossa e la MedioEtruria; la chiusura del ciclo dei rifiuti senza escludere a priori l’ipotesi di termovalorizzatore; la sicurezza, tema verso cui occorrerebbe una maggiore attenzione e, infine, la manovra fiscale dela Regione che poteva esere fatta meglio nel metodo e nel merito.
Ce ne sarebbe già abbastanza perché amministratori e partiti di governo ascoltassero la richiesta di una “iniezione di riformismo”. E questo poi non è il solo segnale critico verso il glorificato Patto Avanti. Basti pensare a Spoleto – la città dove è iniziata la “reconquista” del centrosinistra. Qui è il Pd a mettere sotto accusa la giunta del sindaco Sisti. E non manca chi pensa a elezioni anticipate.
Insomma, il rumore di sottofondo cresce e c’è chi – come Comunità Riformista – vuole rappresentarlo. Chi invece non sembra mettersi in grado di partecipare al dibattito, ormai di fatto aperto è il Pd. Il partito che ha preso alle recenti elezioni regionali il 31 per cento è del tutto assente. Desaparecido. E’ chiuso nelle sue stanze da circa un anno per scegliere il nuovo gruppo dirigente. Dopo una serie di ricorsi e di deliberati nazionali, la strada sembrava spianata, ma, incredibile a dirsi, ancora non è stata eletta la segreteria regionale, né il vice segretario. E pensare che l’accordo sul nuovo organismo era già stato ragghiunto a fine estate. A dirlo è un comunicato di “Casa democratica”, la corrente di minoranza del Pd che al congresso ha avuto il 40 per cento dei voti ed è quindi rappresentativa di una parte estesa ed importante della base.
Invece di esibirsi in retoriche laudatio, non sarebbe meglio ascoltare denuncie e proposte con mente aperta? Nessuno è perfetto. I difetti possono essere corretti, ma non se si mette la testa sotto la sabbia.



