di Fabio Maria Ciuffini
Forse in una di queste sere, quando fa buio così presto, potreste aver visto scorrere in alto nel cielo una fila di puntini luminosi come una sorta di trenino spaziale.
Sono i satelliti di Starlink, un sistema che orbita a 450 Km sopra di noi. Fanno rapidissimi il giro del mondo in 90 minuti. Per farsi un’idea, un aereo che volasse a quella strabiliante velocità (27mila km/h) farebbe il percorso Catania – Trieste in soli due minuti!
Qui potreste dire: fermati! Con tanti problemi che abbiamo qui in terra dovremmo occuparci anche del cielo?
Bene, credo proprio di sì. Un problema in più … e vediamo quanto grande.
La costellazione di Starlink è fatta di tante “collane” ruotanti di satelliti, e disposte a diverse angolazioni intorno alla terra.
Sopra di noi ce n’è sempre almeno uno che riceve i nostri segnali e li lancia a tutti gli altri.
E così si può comunicare da qualsiasi punto della terra fino agli antipodi.
Quelle fila di puntini corrispondono al momento in cui vengono lanciati nuovi satelliti Starlink, in sostituzione di quelli ormai obsoleti che vengono fatti deorbitare. Dunque, il numero preciso di satelliti istantaneamente in orbita non è fisso e i grani di quelle collane sono più o meno 10mila.
Starlink come tutti sanno è di Space X, che a sua volta è di Musk, ma a che serve?
A dare accesso _ anche a chi non ha la fibra, e nel mondo ma anche in Italia sono tanti _ ai motori di ricerca come Google, ai social, ai pagamenti digitali, alla banca, alla posta!
Insomma, tutto ciò di cui noi cittadini moderni non possiamo più fare a meno. E da ultimo ovviamente anche alla immancabile IA.
Dunque, si tratta di oggetti orbitanti utili. Anzi, molto utili.
Ma a che prezzo? Space X per esempio, l’accesso se lo fa pagare da singoli privati oltre che da Governi – anche nella sua versione militare Starschield – e ci sta facendo su parecchio.
Ma non ci sarà anche un prezzo indiretto che paghiamo tutti noi abitanti del pianeta, anche quelli che non usufruiscono dei suoi servizi?
Comunque, Starlink non è l’unica costellazione di satelliti che orbita nella LEO (Low Earth Orbit), anche chiamata “Orbita bassa” – una sorta di “buccia” con uno spessore di circa 7-800 km.
Ognuno di noi prima o poi avrà visto un satellite che, illuminato ancora dal sole quando da noi è già notte, viaggia nello spazio.
Lo Space Environment Report 2025 redatto dall’Agenzia Spaziale Europea indica circa 40.000 oggetti tracciati, di cui ~11.000 payload (con carico pagante) attivi; oltre a stime di ~1,2 milioni di frammenti >1 cm più che sufficienti a fare disastri.
E con megacostellazioni e rientri frequenti, crescono sia gli impatti atmosferici dei rientri sia il rischio collisioni. Tanto è vero che la stessa Starlink denuncia 144.404 manovre di evitamento (collision avoidance) in 6 mesi.
Fatte le debite proporzioni, sarebbe come se in un tragitto Roma Firenze doveste manovrare disperatamente cento volte per salvare la pelle.
Non sarà allora che lo spazio periterrestre rischi la congestione? Pare proprio di sì! Infatti, a proposito di congestione spaziale, vale la pena di citare anche un immaginifico articolo di Le Monde del 2 luglio 25 (Olivier Pinaud): «Congestione, guida inappropriata, collisioni… Lo spazio assomiglia al Boulevard Peripherique [il grande anello autostradale che circonda Parigi] nell’ora di punta. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) del 26 giugno, 14.690 satelliti orbitano sopra le nostre teste, tre volte di più rispetto al 2020. Potrebbero essere 100.000 entro il 2030 se tutti gli attuali progetti di costellazione, come l’americano Starlink di Elon Musk e il Kuiper di Jeff Bezos, l’europeo OneWeb e i cinesi Qianfan e Guowang, dovessero concretizzarsi. E questo senza contare lo sciame di oggetti vari (stadi di razzi, accessori di satelliti, frammenti…) che li accompagna. Con il rischio che questo possa portare a collisioni a catena in numero “abbastanza grande da causare danni catastrofici” ai satelliti …» … e aggiungo, a noi tutti!
Ritroviamo i nomi di quelle costellazioni in questa tabella (Aerospace America) che quantifica il numero di satelliti per ciascuna azienda oggi e nel futuro. Un “futuro” che potremmo collocare entro la fine di questo decennio.
| COSTELLAZIONI SATELLITARI PER INTERNET A BANDA LARGA | ||||
| Azienda | Nazione | Nome | Attuale
N. Satelliti |
Futuro
N. Satelliti |
| Amazon | USA | Kuiper | 129 | 3.236 |
| China SN | Cina | Guowang | 81 | 12.992 |
| OneWeb | UK | OneWeb | 648 | n.d. |
| Geely | Cina | SatCom | 41 | 6.012 |
| Spacecom | Israele | Qianfan | 90 | 15.000 |
| SpaceX | USA | Starlink | 8.300 | 42.000 |
| TOTALE FUTURO CIRCA 80mila OGGETTI IN ORBITA | ||||
Ottantamila. Un po’ meno di quante non ne preveda Le Monde.
Ed ora facciamo due conti.
Space X ha oggi in orbita nove volte più satelliti di tutti gli altri attori spaziali. Un assoluto predominio che dovrebbe attenuarsi nel futuro quando Space X avrebbe (solo) il 10% in più degli altri. Inoltre, se contiamo anche Amazon il predominio degli Stati Uniti sul resto del mondo è ancora maggiore.
Beninteso, Musk è il privato che più di ogni altro ha trasformato in senso commerciale l’accesso allo spazio: ha abbassato i costi, aumentato la frequenza dei lanci e riaperto l’orizzonte dell’esplorazione. La sua corsa a Marte merita attenzione ed ammirazione. E per quanto riguarda il predominio USA, ciò potrebbe anche essere letto come passività e disinteresse di tutti gli altri. Ma il punto non è se lui o gli USA ‘fanno bene’ o no, non è in questione un giudizio morale: è se un bene comune globale possa essere organizzato dall’iniziativa di singoli individui o Stati senza regole condivise a livello internazionale.”
E fatemi citare Leone XIV che oggi ha detto più o meno “È male quando la sete di conoscere si trasforma in affari …”
E quando le regole del cielo rischiano di dipendere dall’ambizione di uno solo — come già accade sulla Terra — allora il problema non è l’innovazione, ma il potere senza contrappesi.”
Un “problema”, appunto, probabilmente destinato ad aumentare.
Infatti, stando a quanto si apprende dai media, è in corso una sfida spaziale tra Musk e Bezos per lanciare datacenter nello spazio. E fa un po’ rabbia pensare che possano giocarsela sopra le nostre teste, impegnando solo qualche decimale del loro patrimonio.
Musk: ti butto giù, pelato; Bezos: neanche nei tuoi sogni, secchione
Come saranno fatti quei Data Center Spaziali?
Ovviamente non sarà lanciato un grande contenitore ma uno sciame di più satelliti usati come Nodi interagenti tra loro. L’energia necessaria al funzionamento dell’hardware sarà fornita gratuitamente dal sole e, per raffreddarsi, ogni satellite verrà dotato di un “radiatore” che dissiperà il calore nel gelo spaziale.
Ecco un’immagine in cui si vede il satellite insieme al “bus” che lo mette in orbita. (Starcloud)
Un modello di un centro dati orbitale
che include un’enorme serie di pannelli solari
Quell’”enorme” serie di pannelli solari dell’immagine, rasenta i 16 ettari. Ventidue (22) campi di calcio regolamentari.
E anche lo spazio occorrente per ospitare tutto lo sciame di nodi è enorme. Per un Data Center da 40 MW elettrici parliamo di quattro (4) Kmq.
Un estesa paragonabile a quella della città compatta di Perugia: il Centro Storico più i quartieri di corona.
Nel cielo non sarà più un puntino, allora, ma una stella nova!
E inoltre i due ci farebbero (forse) anche un grande affare.
La tabella qui appresso – che qualcuno però ritiene ottimistica – ci dice che comparando fra loro i costi di lancio, l’hardware, la schermatura delle radiazioni nello spazio, con i costi del contenitore terrestre + energia per il funzionamento dell’hardware + il consumo d’acqua + quelli di raffreddamento – un data center da 40 MW operato per dieci anni lassù costa (solo) 8,2 Milioni $ mentre quaggiù da noi ne costerebbe 167.
Se poi vi interessano i dettagli e sapete l’inglese basta allargare l’immagine qui sotto.
Ci possiamo fare ora una domanda (forse) scherzosa. “Quella sfida le nostre teste le metterà al sicuro? Non sarà che un giorno due astronavi una di Musk, una di Bezos si scontrano e precipitano su casa mia o vostra?
Insomma, lasciamo che due privati si sfidino a nostro rischio e pericolo senza che nessuno di noi possa mettere becco?
E, per finire vediamo l’ultima “pensata” spaziale.
Centrali solari cosmiche che trasmettono mediante microonde l’energia solare a dispostivi chiamati ric-tenne (antenne che ricevono) di estensione planimetrica enorme.
Decine di kmq, pare.
Ed ora una metafora che potrebbe aiutare.
Negli anni del “Miracolo italiano” uno dei prezzi che si è pagati alla crescita è stato quello della speculazione edilizia.
Case, casette, palazzine e palazzoni, hanno invaso il territorio spesso a casaccio seguendo la logica del chi ha più soldi ed arriva primo costruisce.
Lasciando a tutti i cittadini un’eredità di strade, piazze, fogne, verde, tutte da fare e in più uno stato di congestione permanente.
E ancora una volta non sto dando giudizi morali: gli “speculatori” hanno agito senza regole ma non era loro compito darsele. Piuttosto vanno criticati coloro che, dovendo farlo, preferirono disinteressarsene.
Qui stiamo parlando dello spazio, che è ovviamente di tutti. In quota parte per ciascun essere umano sotto qualsiasi cielo viva.
E la enorme sproporzione tra l’occupazione dello spazio cosmico da parte di privati miliardari americani rispetto a qualsiasi altro, ne fa i perfetti epigoni dei palazzinari che hanno devastato le nostre città lasciando a noi tutti i problemi e tutte le esternalità negative. Palazzinari dello spazio cosmico!
E le analogie con quei ruggenti periodi di crescita incontrollata ci sono tutte. Si parla ormai di “affollamento spaziale”.
E si temono i rischi dovuti a deorbitamenti pericolosi per la nostra incolumità. Non bastasse il rischio di droni, missili ed altra ferraglia.
Si temono poi i danni che potrebbero essere apportati alla stratosfera dall’enorme quantità di CO2 immessa da tanti ripetuti lanci.
Si teme per l’assottigliamento dello strato protettivo di ozono.
Si teme anche che tutti quei “puntini” luminosi possano alla fine impedire la vista del cielo stellato notturno, anche per chi, sfuggendo all’inquinamento luminoso urbano, se ne vada ad ammirarlo in cima ad una montagna.
Insomma, esiste oggi e si aggrava un problema di Speculazione Spaziale?
Magari estesa al suolo lunare o marziano?
Molti dicono di sì, che esiste che è grave e che vi andrebbe posto un rimedio.
Come? Se interessasse, potremmo parlarne in un prossimo articolo.


