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di Sud 

Dopo più di ottant’anni, le nazioni dell’Unione europea tornano a pensare di poter fare una guerra. Non è certamente nostra intenzione ragionare o esprimere giudizi su questa, che, comunque sia, non è una bella notizia. Però, a chi avesse voglia di leggere il libro di uno scrittore che la guerra l’ha vista e l’ha fatta, proponiamo Una nobile follia (Drammi di vita militare), di Iginio Ugo Tarchetti, uscito a puntate tra il 1866 e il 1867.

Tarchetti non è Tolstoj e il suo libro non è Guerra e pace; anzi, non è neppure un vero e proprio romanzo. Perché lo scapigliato autore, morto a trent’anni, come d’obbligo, di tisi, racconta la guerra non come sfondo di una piana narrazione, ma attraverso dettagli e frammenti autobiografici. Il libro diventa così lo strumento con cui tentare di ricomporre ciò che la guerra ha mandato in pezzi e lanciare un radicale messaggio antimilitarista.

In caserma e in battaglia conoscerete «un mostro enorme e spaventevole […] che imporrà qualunque obbligo alla vostra volontà e alla vostra coscienza, a cui sarete pienamente venduto, e che si chiamerà disciplina  […] Così si uccide un uomo e si forma un soldato; la nazione lo tollera; vi ha di più, la nazione vi applaude, illusa come un fanciullo insensato dalla vista dei pennacchi azzurri, delle sciabole lucide e dal suono delle trombette».

Nascono così pensieri grevi come questo: «Che cosa è una zucca? Quale è l’influenza di una zucca nel grande ordinamento dell’universo? E nondimeno il più piccolo de’ suoi semi produce una pianta più alta dell’uomo». A ottobre le zucche sono mature e a Napoli si stufano con l’aglio e si cuociono insieme alla pasta (tubetti o pasta mista) con poca acqua; a fine cottura, prezzemolo e una bella manciata di caciocavallo stagionato.