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di Gabriella Mecucci

Piccolo è bello, si diceva un tempo. Ma oggi, almeno in Umbria, sta diventando vero l’opposto: grande è bello. A guardare infatti l’andamento dei bilanci 2024 e le anticipazioni, ancora parziali, del 2025, i giganti industriali della regione corrono veloci, mentre qualche difficoltà ce l’hanno proprio le realtà di dimensioni minori. Si è formato un gruppo di testa di mega imprese che spingerà la crescita dell’Umbria. Pil e occupazione dovrebbero poi giovarsi della Zes, dell’ultimo anno del Pnrr e di una maggiore capacità di utilizzo dei fondi europei a cui sta lavorando la giunta Proietti, nonchè del turismo che continua a salire senza sosta.

Cluster aerospaziale. Le note liete arrivano da un settore di cui si parla poco ma che va alla grande macinando record su record. Il Cluster aerospaziale, fondato nel 2008 da 6 aziende, è arrivato a quota 50 aderenti: se ne sono aggiunte infatti altre 42. Il fatturato sfiora il miliardo e, dopo le difficoltà dovute al Covid, ha ripreso a salire. Il numero degli occupati tocca ornai quota 5000. Le previsioni nel medio-lungo periodo sono più che positive. L’aerospazio  produce anche armamenti e strumenti per realizzarli. Purtroppo negli anni recenti le guerre non sono mancate e nel futuro peseranno molto i progetti di riarmo europeo. Il fatturato del Cluster continuerà dunque a aumentare così come gli utili. Anzi, le percentuali di crescita potrebbero addirittura impennarsi. Del resto il settore “tira” anche a livello nazionale, a partire da Leonardo.

Ast Terni. Qui si parla del 2025 come di un anno “memorabile”. E lo stesso patron Arvedi, in una lettera inviata ai lavoratori, lo giudica “positivo” e annuncia che presto fornirà i dati definitivi. Già nel 2024 comunque il fatturato aveva raggiunto 2,4 miliardi – il più alto fra quelli dei giganti industriali regionali – con un raddoppio inoltre degli utili. I dipendenti sono circa 2300. Gli investimenti già realizzati e quelli in programma fanno sperare in un futuro migliore. Il nuovo forno, acquistato per 50 milioni, dovrebbe cominciare a funzionare prima della prevista scadenza di primavera. Verranno così garantite, oltre a un miglioramento della qualità del prodotto, la diminuzione dei consumi di metano e delle emissioni. Ma l’anno memorabile ha portato un risultato ancora più importante. E’ arrivato infatti, dopo alcuni rinvii, anche l’accordo di programma che prevede 1.132 milioni di investimenti così divisi: 557 nella prima fase (2022-2028) e 573 nella seconda fase. Un impegno quindi di grande rilevanza che costituisce un’iniezione di fiducia sia per l’Ast che per la città di Terni.

Cucinelli. Solomeo chiuderà il 2025 con un fatturato prossimo al miliardo e 400 milioni segnando una crescita intorno all’11 per cento sul 2024. Entro il 2030 è in programma l’arrivo all’alta quota di due miliardi e, se il ritmo di crescita sarà quello degli ultimi anni, l’obiettivo verrà raggiunto. Ma i ricavi potrebbero correre ancora di più del recente passato. La performance del 2025 è stata infatti raggiunta in un contesto non favorevole al settore del lusso che ha vissuto una stasi, con alcuni grandi gruppi che sono andati decisamente male. Per il 2026 invece è attesa una ripresa generalizzata. Cucinelli ha vissuto quest’anno un momento di pesante crisi in Borsa quando i titoli sono caduti dalle vette che superavano ampiamente i cento euro sino a 80. Solomeo è riuscito però a mantenere i nervi ben saldi e, dopo aver navigato in un mare molto mosso, ha visto le azioni superare  di nuovo quota cento per poi attestarsi in una oscillazione che è sempre rimasta però ben sopra i 95 euro. Nell’anno in corso infine sarà terminata la nuova fabbrica di Gubbio. La sede della “Sartoria Eugubina” sorgerà in zona Cipolleto con vista sul centro storico. Ci lavoreranno una settantina di dipendenti. La tempesta del 2025 sembra quindi essersi placata e il 2026 promette eccellenti risultati 

Financo (Colaiacovo). La holding Financo, la cassaforte che contiene le imprese della famiglia dei cementieri eugubini, ha avuto nel 2024 utili per 240 milioni, con un fatturato di più di un miliardo di euro. Nel 2025 il settore ha continuato a “tirare” e i ricavi dovrebbero superare il miliardo e duecento milioni. Quattro-cinque anni fa il gruppo ebbe alcune difficoltà di mercato, ma poi dal 2022 è iniziata la risalita favorita dal Pnrr. E se, come in tanti sperano, si arrivasse alla pace in Ucraina, ci sarebbe il grande business della ricostruzione di quel paese. Sugli affari dei Colaiacovo continua però a pendere la spada di Damocle dell’assetto proprietario, legato a sua volta agli scontri interni alla famiglia. Tutto va bene sul piano industriale, ma il thrilling continua. Chi la spunterà? Giuseppe e le figlie di Pasquale finiranno col vendere allo zio Carlo, oppure no? E la cordata Cucinelli – Vacchi uscirà dall’intera vicenda non senza aver incassato un congruo guadagno o, al contrario, assumerà un ruolo ancora più importante? Il 2026 potrebbe essere l’anno del grande chiarimento mentre il business va a tutta velocità.