di Giacomo Porrazzini*
Ci sono persone che lasciano tracce profonde nella vita e nella storia di una città. Quando ci lasciano, nel porgere loro l’estremo saluto, le comunità cui sono appartenuti, sono portate a riflettere sul loro percorso umano e professionale, sullo spessore delle relazioni che sono intercorse, fra di esse e la comunità che, con il loro lavoro ed il loro ingegno, hanno servito.
L’architetto Aldo Tarquini, scomparso nei giorni scorsi, è stato una di queste personalità, destinate a rimanere nella memoria collettiva di Terni. Egli è stato, durante larga parte della sua attività lavorativa, il dirigente tecnico responsabile della politica urbanistica ed edilizia del Comune di Terni, per poi divenirne direttore generale. Per competenze, impegno costante sul lavoro, passione civica, amore per la nostra città, ha interpretato e svolto, nel modo più alto, le funzioni di dirigente pubblico, in uno dei settori fondamentali dell’attività di governo della città. Per tale diffusa consapevolezza, non solo nel mondo dei professionisti del suo campo specifico di attività, ma, nel più vasto cerchio di tutti coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato, la sua scomparsa è stata vissuta con sincero rammarico e sgomento. La sua perdita toglie alla città una risorsa umana, una presenza intellettuale e professionale di eccellenza.
Ho avuto l’opportunità ed il privilegio di avere l’architetto Tarquini mio diretto e prezioso collaboratore per circa quindici anni, a partire dal 1975, prima come assessore all’urbanistica e all’edilizia e, poi, come Sindaco. Nel corso di tale intensa collaborazione, ho avuto l’opportunità di apprezzarne, non solo, le grandi e rare competenze professionali, ma, anche, la cultura profonda e la finezza intellettuale, oltre al garbo naturale che lo ha sempre distinto nelle relazioni umane. L’architetto Tarquini, giovanissimo, ma già stimato per le sue capacità, era entrato in Comune in una fase molto impegnativa della politica urbanistica ternana. Si era conclusa, sotto la guida memorabile, del sindaco Ottaviani, la fase della impetuosa ricostruzione della città, dalle macerie della guerra che ne aveva devastato la metà, sotto la spinta della sua ritrovata crescita economica, demografica e sociale; si era aperta una fase nuova, nella quale, l’ulteriore sviluppo doveva crescere in qualità urbana e sociale.
Uno dei grandi temi era come adeguare ed attuare, dentro una precisa visione e finalità della città che evolve, il Piano regolatore dell’architetto Ridolfi; Aldo inventò lo strumento, rapido ed aperto alla partecipazione, dei Piani particolareggiati in variante al Prg. Con tale strumento si riuscì, senza strappi, a rivedere un disegno di sviluppo demografico ed urbanistico, orientato ad una Terni futuribile da 180.000 abitanti, verso dimensioni più adeguate alla realtà ambientale, economica e sociale della città. La riduzione quantitativa delle previsioni di edificato e di sviluppo demografico, si tradussero in maggiore qualità ambientale e funzionale e in bellezza architettonica.
Gli altri temi, ugualmente assai rilevanti, erano come dare risposta di grande ampiezza ed allo stesso tempo di sicura qualità, al fabbisogno di case di edilizia pubblica, a basso costo ed inoltre come intervenire nella rivitalizzazione dei quartieri del centro storico, come il “Duomo” o il “Clai” o “Sant’Agnese”, ancora segnati dalle ferite dei bombardamenti e dal degrado edilizio. Il tema di fondo era come dare case nuove, belle e a prezzi controllati alle tante famiglie di lavoratori che ne avevano bisogno e come risanare le antiche residenze del centro storico senza espellere, come accaduto in tante città, i loro residenti storici, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza. Accanto alle nuove previsioni di un edificato di qualità e non speculativo, negli indici di costruzione, si mise mano al completamento della grande rete delle infrastrutture di base della città e dei suoi centri direzionali, di servizi, essenziali.
L’architetto Tarquini, fin dall’inizio degli anni 70, si era messo all’opera per raggiungere tali traguardi così ambiziosi, sotto l’impulso e la guida di amministratori illuminati come il sindaco Sotgiu e l’assessore all’urbanistica Franco Giustinelli. Erano anni, in cui, anche con la violenza terroristica sì tentava d’impedire, da parte di centri di potere nazionali ed internazionali, la evoluzione del paese verso una democrazia compiuta e verso una economia sociale di mercato temperata da un welfare, anche locale, inclusivo ed efficiente. Il dato politico caratterizzante era, a livello nazionale, la fine della “conventio ad excludendum” verso il partito comunista italiano, facendo leva, fortemente, sulle tante città che lo vedevano, già, consolidata forza principale di governo e perno delle alleanze di sinistra e, poi, democratiche più ampie.
Le forze di sinistra provarono, con successo, a caricarsi di tale compito progressivo, facendo propria una cultura delle riforme, volta all’efficienza della pubblica amministrazione, al protagonismo nazionale delle città, anche di media dimensione, ed ad una netta finalizzazione sociale delle scelte. I rappresentanti delle forze democratiche di sinistra non avrebbero potuto agire come nuova classe dirigente, di questa fase di trasformazione e transizione, senza il supporto di una giovane leva di tecnici, progressisti e di alto livello, per competenze e impegno civico.
Aldo Tarquini è stato, di tale leva, per Terni ed anche nella dimensione regionale, un esponente esemplare di una siffatta, nuova, generazione di tecnici. Io mi trovai a metà degli anni 70 a raccogliere, da giovane amministratore, tecnico a mia volta, questa sfida e questa grande eredità politica ed amministrativa; il contributo di idee e d’impegno sul campo, dell’architetto Tarquini, fu, per me, fondamentale. In quindici anni furono realizzati quasi 50 mila vani di edilizia pubblica, sovvenzionata e convenzionata e tali residenze di edilizia economica e popolare furono sempre contrassegnate dalla qualità architettonica e da adeguate opere di urbanizzazione; il volto del centro storico cambiò, consentendogli di tornare a nuova vita.
Aldo Tarquini riuscì ad essere, urbanista di qualità, tanto da essere chiamato all’Università La Sapienza di Roma, quale docente, e, al tempo stesso, ha lasciato, quale progettista, opere di architettura, di edilizia pubblica, originali e di grande impatto, come a Campomicciolo e alle Grazie. Così, tanti aspetti della morfologia urbana di Terni, delle sue infrastrutture portanti, del suo disegno complessivo, di singole opere emergenti, portano e porteranno, anche in un futuro lontano, il segno della competenza e creatività di Aldo Tarquini, della sua capacità di visione strategica, proiettata sul futuro. Aldo è stato un grande dirigente pubblico, in anni in cui le Istituzioni locali, nel fronteggiare le sfide del cambiamento e dell’attuazione locale di grandi riforme nazionali e regionali, nel campo urbanistico, erano in grado di assorbire e produrre, a loro volta, cultura e competenze distintive.
L’architetto Tarquini ė stato un protagonista assoluto di quella fase felice, propulsiva di sviluppo e bellezza urbana ed è stato, anche, per le sue competenze e ed autorevolezza, il tramite tra la città, la sua municipalità e le grandi professionalità nazionali del settore urbanistico che, con Lui, hanno operato per la redazione dei piani urbanistici ed i grandi interventi di edilizia pubblica di cui Terni ha beneficiato; a partire dagli architetti Ridolfi e Frankl, senza dimenticare il Maestro Portoghesi e il grande architetto De Carlo, protagonista, con Aldo, di una straordinaria esperienza di “progettazione partecipata”, con il coinvolgimento dei futuri abitanti, operai siderurgici, del nuovo ed esemplare Villaggio Matteotti, ineguagliato per bellezza, sostenibilità e funzionalità. Aldo lascia perciò un grande vuoto, ma, la forza culturale e materiale delle realizzazioni che portano la firma del Suo ingegno e della sua passione civica lo lasciano in mezzo a noi e saranno, per gran tempo, segno imperituro di riconoscenza ed ammirazione.
*già sindaco di Terni



