di Gabriella Mecucci
Venti di tempesta americani soffiano su Solomeo, di nuovo penalizzato da notizie provenienti dagli Usa. La Bank of America ha infatti abbassato il rating (valutazione) delle azioni Cucinelli con conseguente caduta in Borsa. Per la verità la stessa sorte è toccata ad altre imprese del lusso come Zegna e Richemont, ma nel caso del re del cachemire è il secondo tonfo in pochi mesi, causato da un attacco da oltreoceano.
Bank of America è uno dei più grandi istituti di credito americani, quindi i suoi giudizi sono molto importanti. Tanto è vero che le azioni Cucinelli, dopo che è stato ridotto il rating sono precipitate da un valore intorno ai cento euro ad una quota fra 81 e 84.
Le ragioni della scelta di Bank of America sono in sostanza due. La prima è di carattere generale. Il settore del lusso nel 2026 non andrà bene: la crescita sarà bassa o addirittura non ci sarà, come hanno già dichiarato numerose grandi imprese del comparto. Solomeo però dal punto di vista del business tira alla grande. Anche per quest’anno infatti si prevede un segno più che dovrebbe superare il 10 per cento. E del resto nel 2025 – 12 mesi neri per il fashion – il suo fatturato è salito del 10,8 per cento. In aggiunta a questa spiegazione, per la verità abbastanza labile, Bank of America cita il fatto che Cucinelli vanta crediti da Saks Global, gruppo recentemente fallito, per 21 milioni.
La Saks Global ha un grosso indebitamento che si aggira intoro ai 3,4 miliardi. I più colpiti dal suo crollo sono Chanel e Kering che dovrebbero avere restituzioni ben superiori ai cento milioni di euro, mentre Ermenegildo Zegna occupa il nono posto con un credito di 26,8 milioni. Cifre molto consistenti, ma la nomina alla guida del gruppo in pesante difficoltà di Geoffroy von Raemdonck ha generato un clima di fiducia. In molti, Cucinelli compreso, si sono dichiarati fiduciosi sulla possibilità di un buon recupero.
Queste le ragioni della scelta di abbassare il rating di Solomeo da parte di Bank of America. Non sono infondate, ma sono apparse eccessive ad alcuni osservatori soprattutto perchè riferite ad un’azienda che fa fatturato e utili alla grande. Certamente il giudizio di Bank of America è di quelli che contano e meritano seria considerazione. Non si può fare a meno di notare però che siamo in presenza del terzo attacco contro il re del cachemire proveniente dagli Usa nell’arco di pochi mesi.
Il primo strale era stato lanciato dal Financial Times, ma i toni erano blandi e non polemici. Preparò il terreno alla vera freccia avvelenata che arrivò in settembre ad opera della Morpheus Research. L’hedge found, cioè il fondo speculativo, nato nel 2025 , sostenne infatti che Cucinelli vendeva i suoi prodotti in Russia, violando l’embargo disposto dalla Ue verso quel paese. I toni erano duri, più carichi di polemica che di un’accurata analisi. Solomeo smentì e parlò di short selling da parte di Morpheus. Lo short selling è una pratica borsistica in base alla quale si vendono titoli presi a prestito, si fa scendere il valore delle azioni messe nel mirino, per poi riacquistarle a pressi inferiori. Tutto ciò non è illecito, ma non può sfuggire alla definizione di speculazione nuda e pura.
Il capitombolo di Borsa di settembre fu fortissimo, tantochè il titolo Cucinelli venne sospeso per eccesso di ribassi: in un colpo solo perse infatti 18 euro continuando poi a scendere per giorni e giorni. Solomeo smentì ad una ad una tutte le accuse di Morpheus e, nei mesi successivi, Piazza Affari gli sorrise di nuovo: la risalita riportò i valori intorno a quota 100. La navigazione sembrava quasi tranquilla, pur tra i marosi che la situazione internazionale provoca ogni tanto in Borsa, ma poi, qualche giorno fa, il pronunciamento di BancK of America e di nuovo la caduta. Questa volta non c’è nessun attacco mirato contro Solomeo, come accaduto in precedenza, ma semplicemente un’analisi pessimistica del settore del lusso e del futuro di Saks Global. La natura della crisi è dunque diversa. D’altro canto – come ha già affermato in passato Cucinelli – quando si va in Borsa se ne accettano regole e dinamiche. Insomma, davanti ai periodici scossoni, ci vuole fair play. Del resto, quando Solomeo entrò a Piazza Affari nel 2012, un’azione ordinaria era quotata 7,75 euro. Ne ha fatta di strada.. Parafrasando il Bogart di Casablanca: “E’ la finanza, Bellezza”.



