di Giampiero Rasimelli
Non ci crederete, ma l’Arci è diventata, oltre a un importante circuito partecipativo, di promozione sociale e culturale, anche una grande impresa sociale. Le imprese sociali sono oggi l’ossatura di quel contenitore più grande che chiamiamo “no-profit” o più specificamente “Terzo settore”, qualcosa che in Italia genera un valore economico di 80/84 miliardi di euro anno, equivalenti a 4,3/5 punti del Pil nazionale, dando lavoro a circa 900mila dipendenti e raccogliendo l’impegno di milioni di volontari. Questa galassia è considerata da molti osservatori come la quarta economia italiana con oltre 350mila istituzioni. L’impresa sociale fa profitti, ma non dividendi. Tutto viene reinvestito
A livello locale – in provincia di Perugia – l’Arci si configura sempre più come una grande impresa che dà lavoro a 200 operatori, e ha circa 200 volontari attivi, con un giro d’affari di 8-10 milioni e che conta 10 mila soci e 90 sedi. E’ proprietaria del 51 per cento di Umbria24, il più seguito giornale regionale online. Possiede a Perugia Umbrò, una struttura dove convivono iniziative culturali, sociali e commerciali. Progetti simili a questo stanno per partire anche a Foligno e a Terni. Arci oggi è questo e tanto altro
Una complessa realtà dunque quella della nuova associazione, erede di grandi tradizioni italiane che hanno radici nell’800 e nei primi decenni del ‘900. Si tratta del Cattolicesimo Sociale, dei movimenti operai e contadini che dettero i natali al socialismo, e persino del dopolavorismo fascista.
Nella sua dimensione locale perugina, l’Arci è erede di un lungo percorso se è vero che alcune strutture tradizionali conservano ancora il nome di “Casa del Popolo”, se è vero che è diventata oggi il partner trainante della mitica cooperativa “Il Progresso” di Panicale (produzione di olio), se è vero, infine, che è viva la memoria del circuito teatrale perugino che collaborava negli anni ’70 e ’80 con grandi personaggi come Dario Fo e Luca Ronconi, e che sosteneva il circuito del Teatro in Piazza.
L’associazione è rimasta coerente nei suoi valori fondativi, ma è profondamente cambiata. Presentiamo questa nuova realtà con una scheda riassuntiva, riportata in fondo all’articolo, redatta da Aleph Bonomi, e con un’intervista al presidente Franco Calzini che da 15 anni ha diretto, progettato e perseguito questa svolta facendo diventare Arci un’esperienza d’avanguardia rispetto al tessuto nazionale.
Calzini, ci parli del percorso che avete attraversato come Arci a Perugia in questi ultimi decenni
Vorrei limitarmi a parlare solo dei miei quasi 15 anni. Nel 2008/2010 la rete circolistica dell’Arci viveva a Perugia una profonda crisi identitaria e funzionale, distante dalle trasformazioni sociali che investivano le nostre città e territori, dove si sentiva l’esigenza di un presidio di socialità e solidarietà che l’associazione corrispondeva con difficoltà. L’Arci di Perugia era affaticata, anziana e povera, ma era ancora numerosa e articolata. Ci ponemmo il problema di come riformulare una proposta associativa adeguata alle trasformazioni che avevamo davanti. Discutevamo e lavoravamo con un gruppo dirigente giovane, in gran parte di donne (anche questo è un valore, ne facevano e ne fanno parte Barbara Pilati, Silvia Rondoni, Anna Caffio, Claudia Mastroforti, insieme a dirigenti più anziani, come Massimo Camerieri ed altri, che assicuravano la continuità con la fase precedente). Il nostro pensiero e il nostro impegno erano concentrati sul come costruire una nuova trama e una nuova offerta associativa.
Quale il progetto che scaturì dalla vostra riflessione?
Una delle prime idee fu quella di mettere in rete l’associazione. Dai comprensori territoriali Arci, alla rete associativa, dall’analogico all’editoria digitale. Non si trattava di mettere un computer nei circoli, magari per la contabilità, o nella sede centrale. Questa era una semplificazione, ripensammo invece la rete associativa, volevamo connetterla grazie alla comunicazione e all’informazione, all’interno e all’esterno, così da darle nuove funzioni e identità. Tutto questo aveva bisogno di strumenti coraggiosamente innovativi e così in quegli anni inventammo Umbria24, un quotidiano online che oggi è un riferimento per l’Umbria e lo facemmo in un momento in cui nella nostra regione l’informazione era totalmente cartacea, così come in Italia.
Un’innovazione tecnologica fatta con notevole anticipo…
Inventammo una risposta strutturale e sistemica, non giovanilistica, tanto da durare e crescere nel tempo. Fu un’idea che immediatamente dette luogo ad un nuovo servizio per i cittadini in Umbria, l’informazione online. Umbria24 raggiunse in tempi rapidi i 20mila contatti al giorno. Oggi quei contatti sono praticamente raddoppiati, con svariati picchi nell’anno che a seconda dei momenti e degli avvenimenti (si pensi ad esempio alle campagne elettorali) possono toccare anche quota 100mila. Da questa realtà, si è sviluppata di recente una partnership tra Arci (InnovArci) e la Sir Holding del presidente Gino Sirci, dando luogo ad Andromeda, una società benefit che certifica la statura e il successo di questo nostro progetto.
Un balzo in avanti con brillanti risultati …
Abbiamo intrapreso da subito un percorso di valorizzazione e innovazione delle strutture Arci e dell’ “essere Arci”. Non ci siamo incaponiti, al di là degli affetti, nella difesa di sedi con 20 persone e la stufa a legna nel mezzo, abbiamo difeso la rete viva e tentato di creare un modello. Avete visto “Umbrò” a Perugia? Per noi è un progetto emblematico del cambiamento di modello, un luogo di socialità e cultura dove si accede gratuitamente, non più una vecchia casa del popolo con somministrazione e biliardino, ma un luogo aperto di socialità. Un’offerta dotata di bar, ristorante e market di prossimità, che è anche un progetto di rigenerazione del centro storico, non una boutique dei prodotti tipici. Un luogo dove si incontrano prodotti e produttori del territorio per fornire servizio di qualità utile ai cittadini. Tutto questo anima lo spazio sociale, diventa contenitore di vita quotidiana: un luogo di studio, di lavoro, di relax, di proposte culturali. E’ così che Umbrò è diventato il nostro circolo “più grande” e ha indicato una strada di cambiamento che continuerà con la realizzazione entro l’anno a Foligno di un Umbrò ancora più grande in pieno centro storico. E poi sarà la volta di Terni.
Un nuovo modello?
Sì, un modello di sviluppo associativo che corrisponde all’idea che abbiamo di fare cose utili nei territori, non residuali. Per rispondere alle trasformazioni e lasciare il segno nelle nostre comunità cittadine. Tutto questo ha una dimensione economica che ci è tutt’altro che estranea. L’impresa non si può solo studiare in teoria, l’impresa si fa, si costruisce nella realtà, e noi abbiamo cercato di far collimare i nostri valori, l’esigenza di innovazione del nostro tessuto associativo con l’equilibrio economico, non assistito e non statico, ma legato all’impresa e ai servizi.
E il modello passato?
Non abbandoniamo la nostra storia e le piccole realtà. Abbiamo ad esempio investito nella ristrutturazione della Casa del Popolo di Moiano. Un presidio della comunità locale, un investimento affettivo e, se volete, quasi museale, non facilmente replicabile, ma un’occasione importantissima per un piccolo centro, per un’area storica del nostro associazionismo, una sfida che non volevamo perdere.
Presidente, partecipazione, solidarietà, rete circolstica, ma quali sono le attività verso i cittadini e le fasce più deboli che in realtà l’Arci svolge a Perugia e in Umbria?
Arrci Solidarietà è il cuore del nostro sistema. Nasce all’inizio intorno ad Ora d’Aria, il progetto associativo di Patrizia Costantini e dell’Arci Nazionale per l’intervento nelle carceri. Abbiamo utilizzato questa struttura per rispondere a diverse, drammatiche emergenze sociali: tratta, prostituzione, tossicodipendenze, prevenzione, con un punto di vista liberale e non giudicante.
E poi c’è stato l’intervento nel campo dei migranti che in alcune fasi è stato oggetto anche di polemiche …
In 15 anni abbiamo assistito oltre 20mila persone richiedenti asilo, impegnando circa 130 operatori. Un lavoro difficile e delicato, ma carico di solidarietà e di futuro. E voglio dire che abbiamo lavorato bene con tutte le istituzioni locali, con le Prefetture innanzitutto, con amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra, che hanno affrontato con noi questo delicato tema sociale in modo pragmatico, a dimostrazione che sul territorio il conflitto ideologico, montato a livello nazionale, incontra la realtà in modo molto diverso. Potrei fare molti esempi, ma mi limito soltanto ad uno: abbiamo assicurato negli scorsi mandati amministrativi la formazione professionale ai migranti che poi avrebbero eseguito la manutenzione del verde pubblico a Perugia e ad Assisi. Abbiamo lavorato e lavoriamo bene col centrosinistra, ma altrettanto bene col centrodestra: col sindaco di Assisi Ricci, con il sindaco di Perugia Romizi e con l’assessore Cicchi. Oggi gestiamo bene col Comune di Foligno e insieme a Caritas Foligno un progetto di integrazione sociale e lavorativa per circa 50 migranti. Svolgiamo con professionalità il nostro lavoro, un’attività di accoglienza e integrazione che ha corrispettivi stabiliti per legge. La qualità del nostro servizio è attestata dal fatto che siamo diventati un riferimento regionale insieme alle Caritas: noi gestiamo circa 1.500 persone, le Caritas circa 400. Ci sono interi comparti dei servizi, della produzione, dell’agricoltura dove non c’è e non ci sarà più manodopera italiana, mentre i migranti cercano lavoro e vita degna. Il nostro impegno è a vantaggio dei migranti e del nostro paese.
Insomma Calzini, che cosa è l’Arci di Perugia oggi? … ci dia qualche dato.
Come abbiamo già detto l’associazione è oggi una realtà di circa 10mila iscritti, con 90 sedi articolate nei territori della provincia, oltre 200 volontari attivi e dà lavoro a circa 200 operatori. Le sue attività hanno un valore economico tra gli 8 e i 10 milioni di euro, ed è dalla attività no-profit delle nostre strutture associative che nasce il balzo dell’impresa sociale. Bisogna considerare poi che molte attività sono portate avanti con partner gestionali e questo automaticamente aumenta in modo sensibile il numero degli occupati coinvolti e il volume economico complessivo cui danno luogo le nostre attività. Noi non siamo né lo Stato né un soggetto puramente di mercato, collaboriamo con Stato ed enti locali e stiamo pienamente sul mercato. Sviluppiamo attività per finanziare altre attività. Facciamo utili ma non dividendi. Siamo una terza via: il Terzo Settore.
E dove principalmente create occupazione?
Nella nostra esperienza l’impresa sociale crea occupazione nei servizi sociali, nel settore turistico ricettivo, in agricoltura. Stiamo sul mercato e non riceviamo alcun contributo a fondo perduto, né dallo Stato né dai privati. L’attività immobiliare è funzionale all’attività di impresa con finalità sociali e occupazionali. Non c’è finanziamento pubblico e posso annunciare che dal 2026 pubblicheremo oltre il bilancio ordinario anche il “bilancio sociale” della nostra Fondazione, in modo da rendere sempre più trasparente e partecipato il nostro percorso, il contenuto e il valore delle nostre attività.
Che ruolo ha l’esperienza dell’Arci di Perugia nel panorama nazionale dell’associazione ?
L’attività di promozione sociale attraverso l’impresa sociale l’Arci la sta sperimentando in Italia soprattutto nel Centro-Sud, le attività di agricoltura sociale sono invece presenti a macchia di leopardo un pò in tutto lo stivale. In Umbria l’impresa sociale è particolarmente marcata. Come ho detto è da questa che nascono anche i nostri investimenti produttivi o culturali. E’ così, ad esempio, sia per la gestione agricola e ricettivo-turistica dell’isola Polvese, sia come è stato in passato la realizzazione del festival “Encuentro”, un festival della letteratura latinoamericana, sia per la ristrutturazione e messa in produzione di un’azienda di prodotti tipici di pregio come “il Rotolone” di Gualdo Cattaneo, sia, infine, per la gestione dei beni forestali confiscati alle mafie a Pietralunga. Abbiamo costituito la Fondazione InnovArci e le abbiamo messo in capo la gestione dei nostri progetti per rendere più snella e funzionale la gestione della rete circolistica e quella delle attività che svolgiamo. Anche questa è un’importante innovazione e un’esperienza quasi unica in campo nazionale.
Che ne pensa del Terzo settore ?
E’ una galassia sempre in cerca di una definizione più precisa, ma l’economia sociale è diventata nel nostro paese un riferimento solido per le istituzioni, anche quelle finanziarie come le banche, se è vero che le due maggiori, Unicredit e Intesa San Paolo, hanno aperto da tempo settori specifici di attenzione con una sempre crescente attività. Sul piano normativo in passato c’erano sovrapposizioni disfunzionali oggi la normativa ha istituito il Runts, il Registro unico nazionale del Terzo settore, mettendo ordine in questo mondo. L’associazionismo di promozione sociale, il volontariato, l’impresa sociale vivono una vita di sempre maggiore integrazione, e d’altra parte l’impresa sociale non può funzionare solo col volontariato o con le cooperative. L’Arci è uno straordinario incrocio di Terzo settore per le caratteristiche complessive delle sue attività (di promozione sociale, di volontariato, di impresa sociale), un progetto che bisogna saper costantemente sperimentare e verificare nella pratica, ma che dà ragione all’integrazione normativa prevista dalla legge sul Terzo settore.
Un’ultima domanda Calzini, lei che fu un giovane virgulto comunista di Panicale, che ne pensa del Comunismo oggi che è diventato un bravo imprenditore?
Come disse Enrico Berlinguer in un’intervista di tanti anni fa… “sono rimasto coerente con i valori della mia giovinezza” che hanno incrociato la storia dei Comunisti italiani. E Norberto Bobbio aggiunse in uno dei suoi ultimi libri “il Comunismo è finito, le domande a cui voleva rispondere, ci sono ancora”.
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LA SCHEDA DI ARCI
ARCI Perugia, una presenza storica e innovativa nel territorio
Il Comitato Territoriale ARCI di Perugia è una realtà radicata nel territorio, che storicamente lavora per creare socialità, opportunità culturali e risposte ai bisogni sociali delle persone. Fa parte del circuito di ARCI nazionale e, attraverso l’impegno di oltre 200 volontari, circa 200 operatori e 10.000 soci, costruisce progetti e servizi che abbiano un impatto reale nelle comunità, soprattutto nei contesti più fragili. La capillarità dei circoli sul territorio, l’eredità storica e le competenze maturate nel tempo, la capacità di innovare senza perdere coerenza e i valori che orientano ogni scelta e ogni progetto sono gli elementi che rendono ARCI Perugia una risorsa fondamentale per il territorio della provincia.
L’anima sociale: diritti, accoglienza, inclusione
L’anima sociale di ARCI Perugia è diventata sempre più centrale nell’attività quotidiana che l’associazione, i volontari e gli operatori portano avanti costantemente. Attraverso Arcisolidarietà Ora d’Aria l’associazione gestisce Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e Sistemi di Accoglienza e Integrazione (SAI), progetti per richiedenti asilo e rifugiati in diversi comuni della provincia di Perugia. L’idea non è limitarsi a garantire un posto letto e dei documenti, ma provare a restituire dignità a luoghi e soprattutto alle persone che li abitano, una dignità che spesso, per scelte e narrazioni politiche, viene messa in discussione. L’accoglienza si costruisce attraverso orientamento al lavoro, percorsi di integrazione, accesso ai servizi e momenti di vita comunitaria, con l’obiettivo di ridurre l’isolamento e favorire relazioni positive con il territorio. In questo lavoro rientra anche l’attenzione verso le persone più fragili, come minori non accompagnati, madri sole con figli, persone con gravi problemi di salute o vittime di sfruttamento lavorativo, per le quali vengono attivati percorsi di supporto specifici e servizi dedicati.
L’attenzione per le persone messe ai margini della società è una caratteristica trasversale alle attività portate avanti da ARCI. Anche all’interno del carcere di Perugia si svolgono iniziative di supporto educativo, sportelli di informazione e piccoli laboratori. Questi spazi servono a offrire occasioni di relazione e confronto a chi vive il tempo della detenzione, con l’obiettivo di facilitare un ritorno sociale più semplice una volta scontata la pena.
La rete dei circoli: luoghi di partecipazione diffusa
La capillarità di ARCI Perugia deriva dalla rete di circa 90 circoli che ogni anno aderiscono all’associazione e ne costituiscono l’ossatura principale. Diffusi tra città, quartieri e piccoli centri, molti di questi circoli sono presìdi storici dei territori, luoghi che da decenni rappresentano spazi di aggregazione sociale, culturale e politica. Qui si incontrano generazioni diverse, si costruiscono relazioni, si organizzano iniziative culturali, momenti ricreativi, attività sportive e occasioni di confronto pubblico.
I circoli non sono soltanto l’anima di ARCI Perugia, ma ne rappresentano anche la base democratica: è da questi spazi che nasce la partecipazione associativa e sono i circoli, attraverso i loro soci, a eleggere le cariche sociali e a orientare le scelte dell’associazione. Un modello che tiene insieme radicamento locale e dimensione collettiva, e che permette ad ARCI Perugia di restare connessa ai bisogni reali dei territori in cui opera.
Innovazione sociale: Umbrò, Fondazione InnovARCI, Andromeda
Negli ultimi anni ARCI Perugia ha sviluppato anche esperienze che vanno oltre l’associazionismo tradizionale, abitando spazi di innovazione sociale e imprenditoria culturale.
Un esempio è Umbrò, un luogo che unisce ristorazione, bottega di prodotti locali e spazi per eventi e cultura. Nato a Perugia e poi esteso ad altri centri come Foligno, Umbrò vuole essere un punto d’incontro fisico tra persone, territorio ed economia locale. Qui si consumano prodotti, ma soprattutto si creano occasioni di socialità e scambio tra cittadini e realtà produttive.
Per sostenere e far crescere queste esperienze è stata costituita la Fondazione InnovARCI, che ha il compito di gestire beni materiali e immateriali, promuovere progetti innovativi e creare legami tra comunità, cultura e impresa sociale.
Tra gli obiettivi di ARCI Perugia c’è anche quello di contribuire a un’informazione comprensibile, seria e vicina alla cittadinanza, capace di raccontare i fatti senza semplificazioni forzate o narrazioni dettate da logiche di profitto. Da questa visione nasce Andromeda, una società benefit attiva nel campo della comunicazione e dell’editoria, frutto della collaborazione tra ARCI Perugia, attraverso la Fondazione Innovarci, e Sir Holding.
Andromeda è il soggetto che oggi edita Umbria24, testata giornalistica online che negli anni si è affermata come uno dei principali punti di riferimento informativi in Umbria. L’obiettivo non è solo garantire continuità a un progetto editoriale già consolidato, ma rafforzarne l’indipendenza, la qualità del lavoro giornalistico e la capacità di leggere il territorio con attenzione e competenza. In questo senso, l’informazione viene intesa come un servizio pubblico: uno strumento utile per comprendere la realtà, alimentare il dibattito e favorire una partecipazione più consapevole alla vita collettiva.
Agricoltura sociale, beni comuni e rigenerazione dei luoghi
Accanto al lavoro sociale e culturale, ARCI Perugia è impegnata anche nella gestione e valorizzazione di beni agricoli, ambientali e immobiliari, intesi come strumenti di inclusione, lavoro e sviluppo locale. Questo approccio prende forma nell’esperienza di PaneOlio, impresa sociale agricola che opera nell’ambito dell’agricoltura sociale, intrecciando produzione, sostenibilità ambientale e percorsi di inserimento sociale. Un esempio centrale è la gestione dell’Isola Polvese, sul lago Trasimeno, dove ARCI cura un’area di circa 75 ettari, con un grande uliveto biologico e attività agricole, agrituristiche e culturali. A questa si affiancano altri terreni e aziende agricole in Umbria, come Col della Pila a Pietralunga, bene confiscato alle mafie, e l’azienda agricola Il Rotolone, contesti in cui il lavoro agricolo diventa occasione concreta di formazione, occupazione e tutela del paesaggio.
Lo stesso approccio guida anche gli interventi di rigenerazione urbana e recupero di edifici storici, come nel caso di Umbrò. Nato a Perugia e poi sviluppato anche a Foligno, Umbrò restituisce nuova funzione a luoghi di valore storico: a Perugia all’interno di un complesso che per secoli ha ospitato l’antico ospedale cittadino, a Foligno negli spazi di Palazzo Orfini – Podestà. In questi casi, così come nella gestione dei beni agricoli, ARCI Perugia non si limita ad attivare nuove attività economiche, ma lavora per riportare questi luoghi a essere spazi vissuti, accessibili e utili alle comunità, tenendo insieme memoria, socialità e sviluppo legato alle filiere locali.
La strada che ci aspetta
ARCI Perugia si muove con la consapevolezza di portare con sé un patrimonio significativo di esperienze, competenze e relazioni costruite nel tempo, frutto di un lavoro quotidiano fatto di presenza nei territori, ascolto e pratica. Un bagaglio che non viene conservato come memoria immobile o autoreferenziale, ma che continua a essere utilizzato come strumento concreto per leggere i cambiamenti sociali, intercettare nuovi bisogni e sperimentare risposte adeguate.
La forza di ARCI Perugia sta nella capacità di tenere insieme la propria storia e la necessità di cambiare, i valori che ne hanno guidato il percorso e le pratiche quotidiane con cui questi valori vengono tradotti oggi. È una realtà che conosce le proprie radici, ma che non le vive come un limite: al contrario, le utilizza per affrontare un contesto in trasformazione, fatto di fragilità nuove, mutamenti culturali e sfide complesse. In questo equilibrio tra continuità e innovazione si riconosce un’associazione che resta fedele a sé stessa, ma capace di rimettersi in discussione, mantenendo saldo il legame con i territori e con le persone che li abitano.
Le attività raccontate in queste pagine rappresentano solo una parte di ciò che ARCI Perugia porta avanti ogni giorno grazie all’impegno dei volontari, dei soci e degli operatori all’interno di una realtà in costante sviluppo, aperta a nuove progettualità e soprattutto al coinvolgimento di tutte le persone che ne vogliano entrare a far parte.


