di Giampiero Rasimelli
L’impegno politico e giornalistico in difesa di Orvieto e contro le mega torri eoliche che ne massacrerebbero il paesaggio ha portato ad una prima importante vittoria: la Regione Umbria agirà in autotutela nei confronti del silenzio assenso della giunta Tesei con il quale si dette il via libera al progetto Phobos, dopo l’approvazione del governo Meloni che non prese in considerazione il No del Ministero della Cultura.
Sabato scorso nel Convegno organizzato a Perugia a Palazzo Donini dall’Associazione Perlumbria Cultura Economia Società e dalla rivista Passaggi Magazine, l’Assessore Regionale all’Ambiente Thomas De Luca era intervenuto anticipando di fatto questa decisione dicendo “la Regione Umbria farà tutto il possibile per cercare di bloccare il progetto Phobos a Orvieto”. 48 ore dopo la chiusura dell’iniziativa, che aveva raccolto qualche centinaia di persone nella massima sede della Regione Umbria è arrivata la decisione dell’esecutivo regionale. Una decisione che ha ascoltato la vasta protesta di cittadini, associazioni, artisti, giornalisti che hanno visto nell’autorizzazione data dal governo Meloni al progetto Phobos un’aggressione intollerabile allo straordinario paesaggio orvietano, un danno identitario ed economico rilevante per la comunità orvietana che ha nella risorsa paesaggistica un asset fondamentale del proprio presente e del futuro. Una campagna che ha raccolto dagli Amici della Terra, alle istituzioni comunali, alla azione di Fiorello che per settimane dalla sua “Mattinanza” ha sollevato pressantemente il problema. Passaggi Magazine è stata parte di questo movimento che ha ottenuto ora un primo importante risultato
“E’ un grande passo avanti quello della scelta dell’autotela come riconosce anche la Sindaca di Orvieto Tardani che non sollecitò però l’allora Presidente della Regione Tesei a esprimersi all’epoca del silenzio assenso – l’atteggiamento che la Regione scelse per lavarsi le mani rispetto alle scelte del Governo Meloni.
Ma torniamo al merito. Cos’è il progetto Phobos? Si tratta dell’installazione di 7 mega impianti aerogeneratori (pale eoliche) alti oltre 200 metri nel territorio dei Comuni di Orvieto e Castel Giorgio. Un intervento che sconvolgerebbe in modo irrimediabile lo skyline orvietano, le attività agricole di pregio e le attività agrituristiche che sono tra i principali fattori di produzione di ricchezza del territorio. Si pensi all’incidenza che una pala eolica alta quasi 3 volte il Duomo di Orvieto a pochi chilometri dal centro storico della rupe può avere sulla vista di quel delicato paesaggio. E moltiplicate il tutto per sette.
Ma la questione è certamente complessa perché data la situazione del nostro paese e del preoccupante scenario internazionale nel quale viviamo, caratterizzato da conflittualità aperte in zone strategiche per le risorse energetiche e dalla crisi climatica che impone una radicale transizione energetica a tutte le economie mondiali, la conquista dell’autonomia energetica è una priorità ineludibile per l’Italia e per l’Europa. L’implementazione delle energie rinnovabili (tra cui l’eolico) è un’esigenza improcrastinabile che certamente può comportare conseguenze paesaggistiche. Per di più l’Umbria è ancora molto lontana dagli obiettivi fissati dall’Unione Europea che deve raggiungere entro il 2030. Quindi non può essere tollerato nessun atteggiamento che rimandi le scelte nel tempo o che dica furbescamente “lo si faccia in casa d’altri ma non a casa mia!”
Il punto che emerge in questa vicenda è fondamentale. Si tratta di come gestire a livello regionale obiettivi essenziali definiti a livello nazionale. Il Governo Meloni da un lato cincischia con l’Autonomia Differenziata e dall’altro nel gennaio scorso ha approvato una liberalizzazione delle autorizzazioni per gli impianti energetici che centralizza le decisioni e impedisce alle comunità regionali di pianificare secondo le proprie caratteristiche la realizzazione degli obiettivi quantitativi da raggiungere in termini di produzione energetica. E’ evidente che impianti del genere nell’eolico, come nel fotovoltaico o nell’agrivoltaico vanno collocati con cautela nel territorio in aree idonee che salvaguardino l’equilibrio delle risorse economiche, ambientali culturali, turistiche ed energetiche. E non è un caso che il Ministero della Cultura si sia opposto a questa liberalizzazione e a questa autorizzazione per l’orvietano. Le soluzioni vanno trovate in un’attività di pianificazione fatta in tempi certi ed in maniera equilibrata sul territorio, un’attività che si nutra di competenza e partecipazione e che non sia fatta di decisioni calate da un livello nazionale in modo estraneo alle esigenze e ai diritti oltre che ai doveri delle comunità.
Questo è il nodo che non può essere risolto da un’autorizzazione data dall’alto sulla base di un silenzio assenso -come è accaduto per Orvieto – della Giunta Tesei su un problema così complesso e delicato. E bene fa oggi la Regione Umbria ad agire in autotutela per tentare di rimettere in discussione quell’atteggiamento incomprensibile assunto per sottrarsi all’imbarazzo di un confronto col Governo Nazionale, pur in presenza di un parere contrario del Ministero della Cultura.
Tutto ciò è importante per l’Umbria perché altre autorizzazioni improponibili pendono in modo preoccupante anche in altri delicati territori come Gubbio e Gualdo Tadino. L’esito di questo scontro sarà quindi vitale per evitare all’Umbria un danno strategico irreparabile. Ma questa esperienza può permettere alla regione anche di essere un “laboratorio nazionale” – così lo ha definito Ilaria Borletti nel convegno di sabato – per soluzioni efficaci e innovative che, senza evitare gli obiettivi energetici, riesca a dare soluzioni equilibrate ed accettate dalle comunità. Un problema di rilievo nazionale che vede nelle zone appenniniche un punto particolarmente interessato da contenziosi difficili per i quali vanno trovate soluzioni compatibili con le esigenze e le aspirazioni delle popolazioni.
Una battaglia politica e un impegno civile che continueranno e che trovano nella decisione della Regione Umbria un forte fattore corroborante. Un impegno che continuerà su Orvieto e su tutto la regione anche per Passaggi Magazine e dell’Associazione Perlumbria Cultura Economia Società. Un impegno forte e propositivo sul tema dell’equilibrata realizzazione delle energie rinnovabili avendo però un’attenzione forte al paesaggio. Attendiamo a breve a questo proposito un’ iniziativa della Regione che strutturi ed accompagni la discussione su come avviare un lavoro di nuova pianificazione paesaggistica regionale che dia risposte concrete alle questioni aperte e oggetto delle proteste di questi giorni. Anche su questo punto questa rivista incalzerà le istituzioni.



