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di Ida Meneghello

Il Signor Nessuno ha la faccia di un adolescente che sembra il figlio di Philip Seymour Hoffman e un nome russo: Pavel “Pasha” Talankin. Fino al febbraio 2022 Pasha faceva l’insegnante nella scuola primaria di Karabaš, la cittadina industriale ai piedi degli Urali famosa per due motivi: la sua fabbrica di rame e l’inquinamento più elevato del mondo (lo dice l’Unesco). Da marzo Karabaš è nota anche perché è il luogo dove Pasha ha girato il documentario che ha vinto l’Oscar: “Mr. Nobody against Putin”, il Signor Nessuno contro Putin.

Karabaš, diecimila abitanti, una volta molti di più ma qui si muore come mosche, all’orizzonte le ciminiere dell’impianto di fusione del rame da cui parte un groviglio di tubi, intorno montagne nere per l’inquinamento da mercurio e arsenico. Eppure anche in questo inferno ci sono buoni motivi per vivere: qui tutti si conoscono e si aiutano, soprattutto l’inverno con la temperatura che scende a meno 45, i bambini sono felici di andare a scuola, le mamme sfornano torte a ogni festa, la mamma di Pasha è la bibliotecaria dell’istituto, Pasha insegna ai ragazzi a montare video e insegna anche cinema, musica, li fa cantare, i ragazzi di Karabaš sono molto impegnati così non pensano che l’aspettativa di vita in questa zona mineraria della Russia è di 38 anni.

Pasha si diverte con i ragazzi e loro gli vogliono bene e questa vita così semplice ai margini dell’impero potrebbe durare a lungo, inquinamento permettendo, se non arrivasse una notizia che cambia tutto: una mattina di febbraio lo zar annuncia a reti unificate l’inizio dell’operazione militare speciale, l’invasione dell’Ucraina.

Da quel giorno niente è uguale a prima, la giornata inizia con l’omaggio alla bandiera, si canta l’inno nazionale, nel programma scolastico entrano strane materie che hanno a che fare con la storia della Russia ma anche con l’esercito e con le armi che i soldati usano contro i nemici. Ai bambini viene chiesto di declamare frasi piene di parole come nazione e patriottismo scritte dall’insegnante di storia ed educazione collettiva che è anche il commissario politico della scuola e nessuno lo ama, ma alla fine dell’anno bisognerà premiarlo come il migliore insegnante e l’amministrazione comunale gli assegnerà l’appartamento più grande e più bello di Karabaš.

Pavel Talankin è sconvolto, nei suoi ricordi di scuola una cosa così non è mai successa, i suoi allievi non capiscono ma ubbidiscono ai nuovi ordini. Sua madre scuote la testa e gli dice: svegliati Pasha, alla gente è sempre piaciuto spararsi addosso, non puoi impedirgli di fare la guerra.

E mentre i bambini cominciano a vestirsi come soldatini coi berretti e le mimetiche e le bambine come crocerossine con la cuffietta bianca in testa, i fratelli maggiori bevono vodka nelle cene d’addio agli amici e vengono spediti in Ucraina con le teste rasate e gli occhi pieni di lacrime. Parte anche Masha, il fratello grande – si fa per dire che anche lui è poco più di un ragazzino – di un’allieva di Pavel, e lui come tutti vorrebbe restare a Karabaš invece di andare al fronte, e lui come tutti non tornerà, nessuno può raccontare che sono almeno mille i ragazzi soldati che ogni giorno muoiono per la madre Russia e per lo zar.

La cosa più struggente di questo documentario di 90 minuti giustamente premiato dall’Academy (l’anno scorso vinse l’indimenticabile “No other land” che raccontava la tragedia quotidiana di un villaggio palestinese in Cisgiordania) sono gli sguardi dei bambini cui viene imposto di recitare parole estranee al loro mondo e che maneggiano con curiosità le armi che gli insegnanti gli mettono in mano. Pasha filma giorno dopo giorno questa nuova scuola voluta da Putin, il sogno della grande Russia a misura di bambino, la retrovia più lontana dal fronte della guerra eppure destinata anch’essa a contribuire alla scomparsa di un’intera generazione di giovani russi, persino in un piccolo paese dimenticato come Karabaš. I suoi video non sono clandestini, Pasha è il film maker ufficiale della scuola e deve documentare ogni evento. Fino all’ultimo giorno, fino all’ultima campanella.

Pavel Talankin fugge dalla Russia nel 2024, non riesce a dirlo neanche a sua madre che non tornerà, se restasse verrebbe arrestato per tradimento, è un “agente straniero”. Nel 2025 lavora al documentario con il regista statunitense David Borenstein che lo presenta in anteprima mondiale al Sundance Film Festival. È il miglior documentario ai BAFTA Film Awards, è il miglior documentario nella notte degli Oscar. Non è vero che la gente ama solo spararsi addosso.