Salta al contenuto principale

di Luigi Ercolani*

Negli ultimi giorni è tornato di attualità il dibattito, tra le forze politiche e le parti sociali, sulla necessità di trovare soluzioni al congestionamento del traffico nell’area perugina ed in particolar modo ai flussi veicolari sulla E45 fra Collestrada e il raccordo Perugia-Bettolle RA06.

Le evidenze più significative sono rappresentate dai continui blocchi di traffico sulle arterie E45 e RA06, dai frequenti incidenti che accadono e dalle continue e giornaliere esondazioni di traffico che vanno a saturare i nostri centri abitati.

Ma la questione ancora più preoccupante è la continua pressione a cui sono sottoposti i cittadini residenti, in particolare nel territorio compreso tra Collestrada, Ponte S. Giovanni e Balanzano, per la loro qualità della vita e in particolar modo per la propria salute, stante la continua esposizione a livelli di inquinamento atmosferico e acustico. A queste criticità la prima risposta da dare in termini concreti è quella di separare i flussi di traffico nazionale, provenienti da ben cinque direzioni, da quelli locali di ingresso a Perugia. Ciò consentirebbe di ridurre drasticamente il traffico improprio di attraversamento del territorio compreso fra gli abitati di Collestrada, Ponte S. Giovanni e Balanzano.

Tenendo conto che nei primi anni duemila il volume di traffico si attestava intorno ai 35.000 veicoli al giorno e che oggi siamo a circa 90.000 si può presumere che alla luce del completamento delle infrastrutture stradali che sono direttamente connesse al nodo di Ponte S. Giovanni questi dati siano destinati a crescere sensibilmente.

È del tutto evidente che le attuali quattro corsie della E45, nei tre chilometri compresi tra Collestrada e Ponte S. Giovanni, non saranno mai in grado di assorbire il traffico di venti corsie provenienti da arterie da cinque direzioni, tutte a quattro corsie. E allora come porre rimedio a questa situazione? Come tutelare la salute dei cittadini residenti in particolar modo per le esposizioni all’inquinamento atmosferico e acustico?

E ancora, la congestione automobilistica in gran parte della giornata, in particolare nell’abitato di Ponte San Giovanni, sta producendo effetti economici e sociali, con “sofferenze” per le attività economiche, e svalutazioni dei valori degli immobili.

L’urgenza è quella di rimediare, dopo anni di immobilismo, con soluzioni che diano subito risposte in termini di qualità della vita dei cittadini, fermo restando che soluzioni a medio e lungo termine, funzionali a incentivare, incoraggiare e sviluppare modalità di mobilità alternative (anche facilitando lo scambio gomma-ferro) siano senz’altro apprezzabili purché concrete e frutto di programmazione a tutti i livelli istituzionali.

Guardando oltre l’area abitativa, seppur popolosa di Ponte San Giovanni, altro elemento da tenere presente è la crescita della mobilità nei prossimi anni derivante dal tasso di sviluppo dell’economia e dai sempre maggiori scambi ed attività che ci saranno nella area metropolitana che va da Foligno a Corciano-Magione, passando per Perugia, un’area omogenea sia per cultura che per tipo di attività economiche e sociali dove risiedono circa 300.000 abitanti.

Ritengo pertanto non eludibile il punto principale e prioritario che è quello della realizzazione di una tangenziale nella sua interezza da Collestrada a Corciano/Magione che consenta di alleggerire la viabilità locale e convogliare i flussi di traffico nelle aree di maggiore sviluppo dove oggi sono presenti le maggiori attività (produttive, commerciali, servizi e terziario).

Tale progetto strategico di ampio respiro, noto come Nodo di Perugia, sarà funzionale a dare una risposta di mobilità a tutta l’area urbana perugina. Nella consapevolezza che quanto sopra non sarà/potrà essere attuato non prima di dieci/venti anni, una volta definito e approvato tale progetto, ma anche consapevoli che tale opera infrastrutturale si è iniziata a programmarla da oltre 30 anni. È ora che si arrivi alle decisioni finali senza ulteriori tentennamenti.

Per questo è necessario un intervento comune, in coesione e concertazione, con tutti gli attori Istituzionali, Datoriali, Sindacali e Parlamentari esteso a tutte le regioni dell’Italia di mezzo.

Auspico che il Consiglio Regionale sia il primo ad esprimersi unanimemente, in modo condiviso, sull’obbiettivo da noi perseguito, indicando la necessità di una prima e urgente realizzazione del primo stralcio della suddetta opera (Collestrada-Madonna del Piano), in quanto parte integrante e funzionale, a ridosso dell’area oggi più congestionate e sofferenti: Collestrada, Ponte San Giovanni e Balanzano.

La mancanza dei finanziamenti non può essere alibi per non esprimersi sulla necessità di realizzare tale opera e della sua utilità e deve invece avere priorità operativa per interessarsi ad ottenere i finanziamenti necessari alla realizzazione dell’opera stessa.

Un’ opera così complessa (Nodo di Perugia) non può che essere realizzata a stralci o lotti funzionai. Nel nostro Paese, per obiettive scarsità di risorse, ciò costituisce la prassi per tutte le opere infrastrutturali.

Si ripete, fino alla noia, da più parti, che senza la disponibilità di un progetto non si può richiedere un finanziamento. Poiché esiste oggi (anzi dal 2023) un progetto con tutti i pareri autorizzativi necessari riteniamo che si debba sostenere il finanziamento del primo stralcio dell’opera, la variante alla E45 tra Collestrada e Madonna del Piano.

Peraltro non si può non sottolineare come un finanziamento era già stato inserito nel DPEF del 2022, successivamente stralciato, non si comprende, quindi, il perché non si debba sostenere la necessità inderogabile di finanziare il primo stralcio subito e procedere poi, a progettazione avvenuta, a finanziare e realizzare il resto dell’opera.

In conclusione il Comitato “Chi salverà Ponte S. Giovanni?” APS farà tutto quello in suo potere, ferma restando la sua connotazione statutaria di soggetto apolitico, per raggiungere gli obbiettivi sopradescritti senza, nondimeno, sostenere i miglioramenti della viabilità ordinaria che coinvolgono l’intera area metropolitana perugina, in una ottica di sostenibilità e di integrazione delle varie modalità di trasporto, che necessariamente avranno fasi di studio, progetti e tempi d’esecuzione medio lunghi, tutti ancora da definire per “metterli a terra”, fermo restando che non potranno mai essere sostitutivi dell’unica opera risolutiva, alla radice, rappresentata dal Nodo di Perugia.

*presidente del comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni?”