Il segretario del comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni?” ci invia questo articolo dopo la sentenza del Tar che annulla il primo stralcio del Nodo (Nodino), approvato dal ministero dell’Ambiente ma che non ne disconosce la validità. Volentieri pubblichiamo questo contributo che propone di superare lo stallo e chiede a tutte le forze politiche di proseguire nell’impegno a favore del progetto. Anche perché Ponte San Giovanni sta diventando sempre più invivibile.
di Paolo Palmerini *
“Il problema reale lo conosciamo fin troppo bene. Traffico che sembra immobile anche quando si muove. Smog che non sai più se è nebbia o rassegnazione. Saturazione degli spazi, rumore continuo, ristorazione occupante. Stress urbano che non ha bisogno di essere spiegato, perché lo senti nelle spalle, nelle mascelle, nel tempo che evapora.
Le città collassano quando superano i limiti di progetto. Non è cattiva gestione. Non è cattiva educazione. È fisica dei grandi numeri. Quando la densità supera la soglia critica, il tempo si deforma, l’energia si blocca, lo spazio smette di funzionare.
Non per estetica, ma per fisica: controllare la densità funzionale è l’unico modo per mantenere una città attraversabile.
Se Roma fosse Zurigo, non cercherebbe di far passare tutto ovunque. Prenderebbe una linea di tram cruciale e la renderebbe inattaccabile: corsia davvero protetta, semafori sincronizzati solo per quel flusso, coincidenze pensate come parte del sistema e non come atto di fede. Non chiederebbe al traffico di «comportarsi meglio», toglierebbe proprio l’occasione di interferire. Perché usare bene la fisica significa questo: ridurre gli accoppiamenti inutili.
Davanti al mare questo è chiarissimo. Le onde si sommano, ma poi si disperdono. Il mare non accumula tutta l’energia nello stesso punto fino a soffocare. Redistribuisce.
Le città invivibili fanno il contrario: accumulano persone, attività, rumore, consumo negli stessi nodi. Poi si stupiscono se lo stress esplode”.
Qui arriva la diagnosi: il traffico non è un problema di movimento, è un problema di densità”.
Le parole che riportiamo sono di Gabriella Greison, divulgatrice scientifica, che nel podcast “Città invivibili”, pubblicato recentemente nel sito del Corriere della Sera, ci inducono tutti ad una severa critica riflessione sulla nostra realtà di Ponte San Giovanni, che ingloba gli abitanti di Collestrada, Balanzano e Pieve di Campo. Il traffico che in questi ultimi anni è sempre in aumento, sta soffocando il vivere quotidiano di circa 20.000 abitanti, il quartiere più popoloso del Comune di Perugia.
L’impetuosa urbanizzazione iniziata dal dopoguerra è proseguita negli anni del boom economico ed oltre, si è accompagnata ad un altrettanto sviluppo delle infrastrutture stradali, con l’adeguamento dell’originaria E7, divenuta E45, l’apertura a nord di quest’ultima nel tratto Città di Castello-Cesena, la realizzazione delle due arterie verso l’Adriatico, c.d. Quadrilatero. Non ultimo il raccordo autostradale RA06, per collegare l’E45, da Ponte San Giovanni-Perugia, all’autostrada A1.
Tutte queste opere stradali sono state realizzate nell’ambito di una visione di città e di mobilità? La risposta è purtroppo no. La realtà odierna è sotto gli occhi di tutti: cittadini, utenti della strada, amministratori locali e nazionali. Siamo al caos e alla quasi paralisi. Ogni soggetto attuatore ha agito in modo isolato, estemporaneamente e comunque senza prevedere, programmare le opere urbane e stradali con effetti in un medio e lungo arco temporale.
Per la città cresciuta per step, così come le opere pubbliche infrastrutturali viarie, purtroppo è mancata una visione strutturale, a causa della mancanza di volontà o meglio per un’incapacità di definire e/o affrontare problematiche complesse?
In merito alla visione mancata, dovemmo ricordare che i nostri antenati Romani hanno pensato e realizzato le strade nell’intera nostra penisola, guardando all’essenziale, senza però tralasciare territori strategici, utili alla vita civile, ai commerci e non solo, rendendo così funzionali le comunicazioni per le città.
Tornando all’oggi, e ai nostri amministratori, come cittadini paghiamo soprattutto le mancate scelte della realizzazione di una infrastruttura stradale, di adeguamento ad un sistema viario complesso, e alle conseguenze che ci troviamo oggi a dover subire, nel cuore dell’Umbria e dell’Italia.
In questa ottica, Il Nodo di Perugia costituisce una “Grande Opera di Interesse Nazionale”?
Sicuramente è l’anello mancate nel sistema delle citate arterie già realizzate. Anello che comunque è stato ideato da amministratori regionali, recepito a livello nazionale, da Anas, progettato in modo definitivo in un primo tratto (c.d. Nodino) del più ampio tratto del Nodo di Perugia, in quanto risponde al tratto più critico dell’E45, a ridosso di Collestrada, Ponte San Giovanni e Balanzano, nonché porta di accesso alla città di Perugia.
La mobilità alternativa alla gomma (trasporto pubblico su ferro, trasporto di merci su ferro, mobilità dolce), il suo sviluppo, anche nella nostra area, è da perseguire, ma, purtroppo, con progetti e finanziamenti ancora di là da venire (ad es. per le infrastrutture ferroviarie dell’Umbria non sono previsti finanziamenti, se non per interventi di adeguamenti interni alla regione stessa).
L’emergenza che si è creata riguardo al trasporto sulla gomma, per ritardi nelle scelte progettuali e finanziarie non può essere affrontata con soluzioni a medio termine, come il modesto adeguamento dello svincolo di Ponte S. Giovanni tra la E45 e il raccordo RA06.
Per concludere e riprendere l’incipit di Gabriella Greison, in un contesto urbanistico definito come l’area di Ponte San Giovanni, i flussi di traffico, non si adeguano da soli, come invece accade per le onde del mare, capace di ridistribuire l’energia accumulata.
Prendendo in prestito il paradigma del fiume, considerato che abbiamo il nostro bel fiume Tevere, ci viene da dire che così come i fiumi nelle cicliche piene necessitano delle c.d. “casse di espansione” create dall’uomo, altrettanto dovrebbe accadere per i flussi di traffico.
Da tempo in sequenza, prima il centro di Ponte San Giovanni, Balanzano e negli ultimi tempi, anche Collestrada, sono divenuti impropriamente le “casse di espansione” di un fiume di auto e tir, sia nelle ore di punta, che in altre ore della giornata.
I cittadini chiedono di porre rimedio ad una situazione di caos urbano e stradale che si è creato, per normalizzare in modo compiuto il diritto alla circolazione e alla vivibilità, per Ponte San Giovanni, per Perugia, per l’Umbria e per l’intera Italia centrale, così da assicurare oggi e nel tempo, una “esondazione” controllata e sicura per il nostro ambiente, ma in primis per tutelare il bene primario che è la salute delle persone residenti, oggi gravemente messa in discussione.
La recentissima sentenza del TAR Umbria, circa l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente riguardante l’approvazione del progetto del primo stralcio del Nodo di Perugia (c.d. Nodino), verte su aspetti procedurali e non mette in discussione la sua validità.
Questo stallo può essere superato o da una diversa interpretazione da parte del Consiglio di Stato o dal riavvio di una nuova procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), di competenza ministeriale.
Per tutto questo oggi, riteniamo, che la politica locale regionale, comunale e provinciale, in tutte le sue componenti, assicuri, con uno schieramento trasversale, pieno sostegno al completamento della progettazione dell’intero Nodo di Perugia dando, nel contempo, avvio alla programmazione finanziaria e, una volta superato lo stallo della VIA, alla cantierizzazione del primo stralcio Collestrada-Madonna del Piano.
Solo così si potranno dare risposte concrete alle decine di migliaia di cittadini e utenti che giornalmente vedono stravolta la propria vita nel momento in cui “la densità supera la soglia critica, il tempo si deforma, l’energia si blocca e lo spazio smette di funzionare” così come ci ricorda Gabriella Greison.
* Segretario del Comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni? APS”



