di Gabriella Mecucci
La politica regionale sta vivendo uno stato di sonnolenza. Doveva già da tempo essere animata da un confronto sul piano regionale sanitario, ma non si può discutere di quello che non c’è. Eppure la giunta aveva promesso che sarebbe arrivato in tempi rapidi, e cioè a metà giugno del 2025. Ma da allora un rinvio dopo l’altro, perché? Due sono le possibilità: o c’è in atto uno scontro sotterraneo che non diventa però confronto pubblico, o, ancora peggio, si va spegnendo la volontà di arrivare ad una progettazione regionale.
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La notizia che l’amministrazione Proietti era intenzionato a fare un piano sanitario regionale, assente da oltre 15 anni, e i suoi primi passi in questa direzione avevano generato più di una speranza, dopo la pessima esperienza del centrodestra. “Poca favilla gran fiamma seconda”, scrive il sommo Dante e in parecchi avevano pensato che da quella promessa nascessero un confronto e poi un progetto per riportare la sanità umbra ai livelli di una trentina d’anni fa, quando era fra le migliori d’Italia. Un’ illusione a cui è seguita la delusione che circola oggi fra i medici, gli infermieri e fra i cittadini tutti.
In primis c’è stata una manovra fiscale non del tutto giustificata dal deficit che pure esisteva, e soprattutto senza che nessuno avesse comunicato a cosa sarebbero serviti davvero i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini. Certo, in parte riempivano il “buco” lasciato da Tesei, e il resto? L’unico che si è peritato di spiegarlo in dettaglio è stato Lucio Caporizzi dalle colonne di questa rivista.
Sarebbe ingeneroso non riconoscere che alcuni parziali provvedimenti in materia sanitaria sono stati realizzati, fra questi una parte consistente delle assunzioni promesse. Ma è ancora poco e i ritardi del piano tendono a sminuire la portata di tali aspetti positivi. Tutto questo non contribuisce certo a creare un clima favorevole. E c’è di più, ogni tanto dai palazzi fuoriesce qualche anticipazione che incendia gli animi come è stato il caso della proposta di Asl unica. Un errore evidente che ha ricevuto una pioggia di no, alcuni dei quali molto autorevoli.
E langue anche il dibattito. Cercheremo di dargli un po’ di fiato noi di Passaggi Magazine, ospitando – come abbiamo fatto per altri argomenti – interventi di approfondimento. Anche perché l’opposizione non lo fa: è capace di sollevare polemiche, ma l’assenza di proposte è evidente.
La sonnolenza della politica non si manifesta però solo in sanità, ma anche in altri campi. Di recente c’è stato per la verità un guizzo di vitalità per cercare di evitare le torri eoliche di Orvieto. La Regione ha deciso di agire in autotutela ascoltando le richieste di un movimento di cittadini, di intellettuali, di alcuni ambientalisti, di un super Fiorello e – si parva licet – di Passaggi Magazine. Un movimento che ha ottenuto un primo risultato e che non mollerà ponendo anche l’urgente problema degli impianti di Gubbio e Gualdo. Occorre poi riconoscere che sul turismo si stanno ottenendo eccellenti risultati, ma il trend positivo era già iniziato con l’assessorato di Paola Agabiti. Interventi parziali ci sono stati anche in campo economico e sociale, ma ancora non si intravede una direzione precisa.
Sin qui quanto accade in Regione, ma nei partiti la situazione è ancor meno confortante. Il Pd ha impiegato un anno e mezzo a definire i propri gruppi dirigenti con lacerazioni di sottopotere paralizzanti. E non è riuscito ad andare aldilà di questo. Tommaso Bori ha lasciato un partito balcanizzato, sul quale ha esercitato un potere smaccatamente personale, e l’attuale segretario regionale, Damiano Bernardini non riesce in nessun modo a governare una situazione obiettivamente molto difficile. Gli scontri si moltiplicano: c’è stato l’attacco del Presidente della Provincia Massimiliano Presciutti, c’è la severa critica dei ternani alla Regione e in particolare al suo vicepresidente, e resta infine ancora forte e strutturato il gruppo dei “bocciani” che non ha mai cessato di muoversi come una vera e propria corrente di potere, strutturata e organizzata. Il risultato di questo puzzle litigioso, dove manca da tempo un confronto democratico, è l’assenza di idee e più che mai di una solida proposta di governo. I Cinquestelle non vanno oltre l’operato dell’assessore regionale, per il resto il movimento è non pervenuto. Dalle liste civiche che hanno contribuito a eleggere Stefania Proietti un silenzio, interrotto solo da qualche episodica presa di posizione. Questa situazione produce mugugni anziché autentici e seri stimoli critici: un clima che non favorisce chi governa, ma che determina una sorta di palude malmostosa.
Il centrodestra appare rissoso, dopo aver governato per cinque anni producendo davvero molto poco: nella sanità innanzitutto, per non dire dei trasporti e delle infrastrutture. In questo campo la giunta Proietti, così come quella di Palazzo dei Priori hanno dovuto scoprire che le promesse di Melasecche avevano il difetto non di poco conto di non avere finanziamenti, di essere cioè un bluff. E’ rimasto il Brt di Perugia (fondi Pnrr) che dovrebbe essere terminato entro l’anno.
Non si può fare a meno di citare la situazione più difficile: quella di Terni. Il Comune e la Provincia sono governate da Bandecchi che ha conquistato questa seconda poltrona con l’appoggio del centrodestra, una decisione sciagurata. La città ha scelto tre anni fa un’amministrazione aggressiva e parolaia che la porta dritta nel baratro percorrendo la strada del populismo e della contrapposizione municipalistica con Perugia e con l’intera regione. La vicenda della Ternana è da questo punto di vista emblematica.
Insomma, il recente passato è sconsolante, ma se la maggioranza di centrosinistra non si darà una mossa, non riuscirà a invertire la rotta a livello regionale. C’è ancora tempo e Stefania Proietti ha dimostrato, quando era sindaco di Assisi, di essere capace di colpi di reni. E’ necessario che ci riesca anche in questo suo nuovo impegno amministrativo. Non sarà semplice, ma hic Rodhus hic salta.



