di Gabriella Mecucci
No, camminare sul Ponte Tibetano di Sellano non fa paura. Le emozioni sono tante: il sole che ti scalda, il vento che ti accarezza, mentre passeggi circondato da una macchia mediterranea punteggiata qua e là da piccoli borghi. Un brivido di bellezza che solo una natura intatta riesce a darti. E’ un paradiso e il paradiso non può mettere paura, anche se sotto di te c’è uno strapiombo di 175 metri. Lo attraversi con lo spirito d’avventura del viaggiatore d’altri tempi, ma saldamente imbracato con le protezioni contemporanee.
A partire dal 2 giugno il Ponte Tibetano sarà di nuovo aperto per tutta la settimana, mentre sino ad ora lo era solo nel week end. Dà lavoro a una dozzina di giovani. E’ di proprietà del Comune, ma è gestito da una cooperativa, presieduta dall’ex sindaco di Poggiodomo, Emilio Angelosanti
La camminata dura 45 minuti. Parti da Sellano e arrivi al paesino di Montesanto. Poi puoi scendere a valle attraversando un bel bosco ombreggiato sino a raggiungere una lingua di terra con due laghetti turchesi pieni di trote. Tutto intorno l’intera gamma possibile del verde e il gorgoglio del fiume Vigi: acque cristalline e fredde, ma che invitano a bagnarsi quando arriva la calura estiva.
Sellano è un paese completamente restaurato con una chiesa cinquecentesca e qualche bel palazzo d’epoca. Perseguitato dai terremoti, il borgo è ora completamente recuperato grazie ai fondi del terremoto del 2016: è un gioiello incastonato nella montagna. Sino a poco tempo fa perdeva popolazione e soprattutto erano i giovani ad andarsene. Il Comune, con tutte le frazioni, era arrivato a contare meno di 1200 abitanti. Poi, a qualcuno è venuta la buona idea del ponte: perché non farlo anche qui? Ci aveva già pensato la Basilicata, ma ora, coi fondi del Pnrr, se ne poteva costruire uno pure in Umbria. Le condizioni utili c’erano tutte: il fascino del luogo, la spinta della popolazione e la possibilità di realizzare la passerella tibetana più alta (175 metri) e fra le più lunghe (517,5 metri) d’Europa. Detto fatto, stanziati i due milioni necessari, iniziarono i lavori.
Nel marzo del 2025 l’opera viene terminata: è piuttosto bella e non turba il paradiso circostante, anzi consente di gustarlo appieno. Il successo è immediato: in un anno staccati ben centomila biglietti, ma di visitatori a Sellano ne sono arrivati anche di più – non meno di 130mila. Il paese è diventato meta di molti turisti. Le strade e persino i viottoli di campagna si sono rianimati. A partire dal 2 giugno 2026 il ponte sarà di nuovo aperto per tutta la settimana, ma l’afflusso nei primi week end primaverili è già stato notevole
Si può ben dire che a Sellano è decollato un business rispettoso del territorio che ha portato all’apertura di una decina di nuovi locali fra bar, bistrot, ristoranti dove si mangiano le squisitezze del posto. Ha preso quota persino il mercato degli appartamenti e delle villette, i cui prezzi al metro quadrato sfiorano quelli di una cittadina come Spoleto. E, dulcis in fundo, i giovani non se ne vanno più, anzi qualcuno rientra.
Adesso si sta lavorando ad un secondo progetto. Accanto al ponte presto ci sarà quello che si chiama “il volo dell’angelo”. Una volta arrivati a Montesanto, oltre a ritornare attraverso i boschi, si potrà scendere a tutta velocità, imbracati e agganciati ad una fune. Alcuni degli impianti di questo tipo che già funzionano in Italia consentono una “caduta” a oltre 100 chilometri all’ora: adrenalina pura ma senza correre rischi.
La rinascita della Valnerina, dopo il duro colpo del terremoto (2016) è segnata anche dal fiorire di altre attività. A pochi chilometri da Sellano c’è Rasiglia che rischia l’overtourism tanto si riempie nel week end. Quella che è stata definita la “piccola Venezia” dell’Umbria con le sue cascatelle, con le case sull’acqua e con la ricostruzione dell’antico ciclo della tessitura è diventata la meta di tanti, persino di troppi visitatori. Il progetto di recupero del borgo è nato e maturato fra i pochi abitanti rimasti, decisi a valorizzare il loro patrimonio di storia materiale.
A quattro chilometri da Sellano c’è poi Postignano, un luogo magico, un castello restaurato a regole d’arte, grazie agli investimenti privati dell’architetto napoletano Gennaro Matacena, dove funziona un bellissimo albergo e una spa. Il borgo – un tempo desertificato dai terremoti – ora è abitato da una popolazione nuova, diversa da quella del passato. Molti stranieri hanno acquistato le case e vi hanno fissato la loro dimora. Ci sono nati persino due bambini e, in questo luogo immerso nel silenzio e nel verde, si susseguono importanti iniziative culturali.
Più in alto c’è Castelluccio con la sua splendida fiorita. E anche Norcia è risorta: da poco è terminato il restauro del Duomo, ora visitabile anche all’interno. E’ di nuovo funzionante pure il delizioso teatro ottocentesco. La piazza della cittadina è tornata al suo antico splendore ed è il simbolo di una forte ripresa, in parte già iniziata.
Ormai più di uno studioso vede per la Valnerina un futuro di sviluppo con l’uscita dalla sua storica marginalità, mentre alcuni anni fa sembrava perduta. Le idee, la buona volontà, gli investimenti pubblici e privati stanno riuscendo nell’impresa di invertire la rotta. Un piccolo miracolo.












