di Enrico Brugnoli, Nicola Avenia e Antonella Pulci
La politica e il governo della Regione, guidati dalla presidente Proietti, si trovano in una fase cruciale per l’esito di questa legislatura. La predisposizione del Piano socio sanitario regionale che rimetta al centro la sanità pubblica, riportandola ai livelli cui eravamo abituati fino a qualche anno fa, è di per se un fatto epocale dopo oltre 15 anni. Questa è stata anche la “promessa elettorale” che ha portato alla vittoria della coalizione a guida Proietti: ci si riprometteva di rilanciare la sanità pubblica mediante investimenti nell’innovazione tecnologica e la valorizzazione del capitale umano in modo da risolvere i problemi che si erano accumulati negli anni del governo di destra.
Tutta la coalizione deve quindi prendere coscienza del fatto che su questo tema, non solo ma principalmente, sarà valutata dalla cittadinanza la qualità di questo governo regionale e di questa presidente. E’ quindi un passaggio fondamentale per l’Umbria e i suoi abitanti e per il governo regionale.
E’ bene fare una premessa indispensabile, ovvero si deve tener conto che il problema della sanità è nazionale e risente di un finanziamento del Fondo sanitario nazionale ampiamente insufficiente per garantire i livelli assistenziali attesi e universali, inferiore rispetto alla media europea e molto inferiore rispetto ai paesi europei più avanzati. In questo quadro però c’è molto spazio di manovra della Regione e le aspettative della cittadinanza erano molte, soprattutto per quanto riguarda l’annoso problema delle liste d’attesa e del cosiddetto “turismo sanitario”, l’insufficiente livello assistenziale che spinge i cittadini sempre più a rivolgersi fuori Regione (mobilità passiva) o addirittura a struttura private. C’è molto da fare in questa direzione e ci si attendeva che il Piano sanitario sarebbe stato varato a inizio legislatura, o comunque in tempi tecnici ragionevoli, per poi attuare quelle riforme e investimenti che possano consentire un salto qualitativo. Anche se qualche segnale positivo c’è stato, in questa direzione però dei miglioramenti significativi sono ancora lontani. A distanza di un anno e mezzo dall’insediamento il Piano è ancora in discussione con anticipazioni e indiscrezioni, anche contrastanti, che non giovano e generano diatribe infinite.
Invece è indispensabile accelerare per non deludere le tante aspettative della popolazione umbra. Occorre infatti considerare che dopo la partecipazione e l’adozione del Piano sarà necessario un tempo piuttosto lungo per l’attuazione e non si può attendere oltre per non rischiare di mancare l’obiettivo prima della fine della legislatura. Si rischierebbe di avere risultati simili alla giunta precedente che per questo è stata bocciata dagli elettori!
In mancanza di una vera partecipazione del Piano si sentono le ipotesi più disparate sulla organizzazione della sanità, 1 o 2 aziende sanitarie, il numero dei distretti che varia dagli attuali 12 a ipotesi di 8 o 6. L’impressione che i cittadini ricavano è che non ci sia una chiara visione di come e dove indirizzare la sanità regionale.
Giova quindi ricordare che le linee guida per la riorganizzazione della nuova sanità pubblica regionale furono chiaramente indicate dal documento licenziato dal Tavolo sulla sanità (peraltro declinato nell’interpretazione one health) e approvato da tutte le forze della coalizione e dalla presidente stessa. Il documento indica sia l’assetto delle aziende sanitarie che delle reti ospedaliere, per modernizzarle e renderle efficienti e sostenibili per la nostra regione. Quindi è necessario attenersi ai principi e capisaldi indicati nel documento del Tavolo sanità e che la coalizione tutta considera irrinunciabili per caratterizzare la sanità pubblica regionale secondo i principi enunciati e sanciti dalla Carta Costituzionale.
Il documento citato indica con chiarezza la direzione verso cui indirizzare la sanità pubblica regionale, senza esitazioni o tentennamenti, lasciando alla presidente e alla giunta un margine di manovra e decisione. Tuttavia ogni scostamento significativo dovrebbe essere motivato e giustificato da vantaggi incontrovertibili per la cittadinanza. Similmente per le reti ospedaliere, è necessario uno scatto in avanti, razionalizzando ed evitando duplicazioni che non sarebbero economicamente sostenibili. Al tempo stesso occorrono forti investimenti per l’innovazione tecnologica nonché il potenziamento della collaborazione tra ospedali, sanità territoriale e Università ed, eventualmente, la costituzione di un Irccs (istituto di ricovero e cura a carattere sanitario).
La manovra fiscale attuata dalla giunta regionale è stata motivata dal deficit lasciato dalla giunta di centro destra, che poi è risultato molto più limitato rispetto alle stime iniziali, nonché dalla necessità di investire in sanità. Oggi è assolutamente necessario spiegare alla cittadinanza come vengono investite in sanità le ingenti risorse finanziarie rese disponibili da quella manovra e quali servizi e strutture ne beneficeranno. Tenuto conto dell’equilibrio finanziario raggiunto in sanità e comunicato dalla giunta, sarebbe anche auspicabile annunciare una rimodulazione della manovra stessa riducendo le aliquote fiscali: sarebbe un ottimo intervento per favorire la ripresa dell’economia, tenuto conto della difficile fase economica delle famiglie. E di non trascurabile importanza sarebbe l’impatto di una simile rimodulazione sul consenso dei cittadini verso il governo regionale.
Occorre però una forte accelerazione sul Piano socio sanitario regionale. Ritardarne ancora l’adozione significa sminuirne l’importanza e l’impatto sui servizi sanitari. Non si può più esitare ed è necessario uno scatto in avanti immediato che impegni non solo la giunta e il consiglio regionale ma tutta la coalizione a supporto delle decisioni che saranno prese.



