di Alberto Giombetti
Foto ©Simone Cappellini-Wikicommons
A trent’anni dalla istituzione del Parco del Cucco e dei parchi in Umbria credo sia giusto fare un bilancio e cercare di capire come costruire nuove opportunità di sviluppo dei territori anche pensando alla crisi drammatica delle aree interne del paese.
Il parco di Montecucco, senza entrare nel merito dei vari modelli di gestione che si sono negli anni succeduti, ha rappresentato, con luci e ombre, un cambiamento dello sviluppo economico del territorio dopo la crisi del bianco (Ariston, Beka, elettrolux ect). La crescita di agriturismi B&B, ristoranti di qualità legati ai prodotti tipici del territorio ha sopperito in minima parte alla perdita di occupazione rispetto al periodo storico della diffusione delle aziende legate alla famiglia Merloni quando la zona produceva ricchezza e dava lavoro. Nell’indotto collegato nei comuni del parco, ma anche in quelli più grandi – Gualdo Tadino e Gubbio – abbiamo avuto una riduzione drammatica della popolazione residente che solo parzialmente può essere attribuita al più generale calo demografico del paese ed in particolare a quello delle aree interne. La riduzione di alcuni Comuni infatti raggiunge percentuali che si avvicinano al 30% negli ultimi dieci anni.
Occorre, a mio parere, una proposta di sviluppo che abbia la capacità di utilizzare le grandi risorse di questi territori in materia ambientale storica culturale religiosa con una visione che esca dagli ambiti regionali e che sappia coinvolgere tutte le strutture e le competenze presenti in questa parte dell’Umbria e dell’Appennino marchigiano. La proposta potrebbe essere quella dell’istituzione di un parco nazionale del Cucco, del Catria e del Nerone, con due straordinarie porte di accesso Gubbio e Urbino.
Un un parco moderno che sappia coniugare la difesa dell’ambiente a quella dello sviluppo economico superando la tradizionale diatriba tra conservazione totale e liberismo economico lavorando per uno sviluppo sostenibile di quest’area (zone montane, straordinarie valli dei fiumi, magnifici centri storici grandi come Urbino e Gubbio e minori). Ci sono magnifiche testimonianze storiche risalenti al Ducato di Urbino, dei Montefeltro, alle opere di Francesco di Giorgio Martini, agli eremi e alle abbazie religiose sino alle presenze dei grandi italiani come Raffaello e Dante Alighieri. E poi ci sono le opportunità legate al rapporto cibo territorio e alle attività agrosilvopastorali presenti in tutta questa parte di Umbria.
Ho voluto qui solo elencare le straordinarie opportunità che un territorio così dinamico nel corso della storia può ancora fornire ai turisti. Ma anche agli imprenditori che possono pensare nell’era della tecnologia e dell’intelligenza artificiale a insediare redditizie attività economiche in territori dove si può vivere meglio e più a lungo.



