Pubblichiamo volentieri questo articolo inviatoci da Emanuele Montelione, avvocato specializzato in comunicazione e brevetti che racconta un fatto singolare nella storia della scienza: il genio assoluto di Albert Einstein, quando formulò la relatività speciale, era un dipendente dell’ufficio brevetti di Vienna e faceva un lavoro di natura prettamente impiegatizia. Era il 1905 e da lì a poco sarebbe diventato il più grande scienziato del Novecento. Montelione ha raccontato questa storia avvincente durante l“ Isola di Einstein”, un’iniziativa svoltasi presso l’isola Maggiore del Trasimeno
di Emanuele Montelione
Anche quest’anno l’ultimo fine settimana di giugno si è tenuta l’Isola di Einstein organizzata da Psiquadro S.c.a.r.l. una delle imprese creative più interessanti e longeve in Umbria.
La formula dell’Isola di Einstein è forse unica in Europa vuoi per la location (un’isola, quest’anno l’elegante Isola Maggiore oltre al sempre onirico Campo del Sole di Tuoro sul Trasimeno) vuoi per la predilezione per il lato ludico della scienza, vuoi, infine, per il felice incontro tra relatori e un pubblico curioso che – non solo ha saputo accettare il caldo torrido, ma – ha cercato, sempre per il tramite di relatori internazionali, di comprendere le ragioni del cambio climatico e fin dove gli effetti di questa tragedia (forse contenibile) possono arrivare.
Quest’anno ho avuto l’onore di partecipare come relatore in un panel intitolato “Einstein uno scienziato come icona pop” insieme a Claudio Ferracci e Daniele Pampanelli.
Un avvocato che al liceo aveva la media del 3 a fisica che parla di Einstein può sembrare una blasfemia se non fosse che quest’anno è successa una cosa importante.
La cosa è avvenuta con il semplice decorso del tempo e senza che si potesse intervenire
È avvenuto, precisamente il primo gennaio 2026, che sono scaduti i diritti di autore sulle opere di Albert Einstein.
Albert Einstein è, infatti, nato a Ulma il 14 marzo 1879 e deceduto a Princeton il 18 aprile 1955; ha posseduto la cittadinanza tedesca, svizzera e statunitense e questo fa si che qui in Italia (e in tutta l’UE) si possa applicare il combinato disposto tra la Convenzione di Berna e la Direttiva 93/98/CEE che indica in settanta anni post mortem autoris la durata massima del diritto d’autore.
Dal primo gennaio 2026 le opere di Einstein sono di pubblico dominio
In Italia e in tutta Europa Il diritto d’autore sulle opere di Albert Einstein è scaduto il 31 dicembre 2025 sicché il cosiddetto “public domain” (espressione difficile da tradurre ma di cui si intuisce il significato generale) è iniziato il primo gennaio 2026.
Negli Stati Uniti la caduta in pubblico dominio per le opere create prima del 1978 segue criteri specifici che adottano il criterio temporale della data di pubblicazione (non della morte) ma si può comunque affermare che molte opere di Einstein sono in pubblico dominio anche negli USA.
Ora, benché fosse anche un grande creatore di immagini e di aforismi, Einstein non ha pubblicato opere letterarie in senso stretto come romanzi o poesie (di cui invece è stato protagonista), ma ha lasciato una vastissima produzione di saggi scientifici, testi divulgativi, riflessioni filosofiche, politiche e scambi epistolari di enorme valore.
In Italia, le sue opere principali sono state ampiamente tradotte e pubblicate da importanti case editrici (come Bollati Boringhieri, Newton Compton e Mondadori) e si possono dividere in tre categorie: opere di divulgazione scientifica, raccolte di saggi e riflessioni personali, e scritti politici o epistolari.
Il lavoro all’Ufficio Brevetti (1902–1909)
Per un avvocato che si occupa di brevetti non è certo marginale il fatto che dal 1902 al 1909 Albert Einstein abbia lavorato presso l’Ufficio Brevetti di Berna.
Marginale non può esserlo neanche per chi non pratica la materia brevettuale, perché l’anno di maggiore produzione (o divulgazione) di Einstein è stato il 1905 (comunemente noto tra i biografi di Einstein come “annus mirabilis” o l’anno miracoloso) proprio uno degli anni in cui il celebre fisico non era impegnato nell’accademia ma passava parte della giornata ad esaminare i brevetti depositati da inventori prevalentemente svizzeri o tedeschi.
Tra i saggi pubblicati nel 1905 ci sono:
Un nuovo metodo per determinare le dimensioni molecolari in cui Einstein propone un metodo per stimare le dimensioni delle molecole e il numero di Avogadro a partire dalla viscosità e dalla diffusione delle soluzioni; Il moto browniano in cui Einstein spiega il moto casuale delle particelle sospese nei liquidi come conseguenza degli urti con le molecole, e; La relatività speciale in cui Einstein formula la teoria della relatività speciale, fondata su due postulati:
– le leggi della fisica sono le stesse in tutti i sistemi inerziali;
– la velocità della luce nel vuoto è costante.
Si tratta dell’opera di Einstein che lo ha reso noto al grande pubblico come il più grande scienziato del 900 in quanto ridefinisce i concetti di spazio e tempo e, non da ultimo, gli è valso il Premio Nobel 1921 dopo che i premi Nobel degli anni precedenti erano stati concessi a scienziati che avevano confermato le sue teorie.
Che Einstein abbia prodotto ciò nella veste di un impiegato di concetto (prima di terza e poi di seconda fascia) rende – se mai ce ne fosse spazio – ancora più unico il personaggio.
Ancora oggi all’Ufficio Brevetti di Berna c’è una targa che riporta la seguente frase di Einstein
“L’origine di ogni conquista tecnica risiede nella curiosità quasi divina e nello spirito ludico del ricercatore che lavora e pensa, nonché nella fantasia creativa dell’inventore tecnico”.
I brevetti di Einstein
Non sorprende che Albert Einstein sia stato anche titolare di brevetti.
Non un numero eccezionale come si potrebbe immaginare e neanche soluzioni “disruptive” assimilabili alla sua produzione scientifica.
Prevalentemente sono brevetti scritti insieme ad altri in cui pare risaltare l’expertise impiegatizia rispetto al genio della fisica.
Il brevetto più celebre è quello di un nuovo tipo di frigorifero che sfrutta le proprietà refrigeranti dell’ammoniaca in luogo di altri composti chimici i cui gas avevano procurato delle morti.
Il brevetto è conosciuto come “Frigorifero di Einstein”(Patent number US1781541, concesso l’11 novembre 1930) a firma di Albert Einstein e Leo Szilard.
Malgrado sia stato acquistato da aziende operanti nella refrigerazione, il brevetto non ha mai avuto un’applicazione concreta.
A differenza del diritto d’autore, l’esclusiva brevettuale ha tempi molto più brevi che decorrono dalla data di deposito (in passato dalla data di concessione) per cui l’Einstein Refigerator è scaduto già quando Einstein era in vita.
Quanto viene citato Einstein nei brevetti
Non sorprende che Albert Einstein sia frequentemente citato nei brevetti.
È interessante capire come e da chi.
Il termine “Einstein” è citato in circa 14.000 famiglie brevettuali (banca dati Patbase):
Dopo aver escluso alcune evidenti citazioni fuorvianti, come ad esempio quelle di istituti scientifici a lui intitolati come l’Albert Einstein College of Medicine, nomi di vie, marchi di prodotti commerciali o unità di misura (per quanto queste siano attinenti alle le sue scoperte) il numero di famiglie brevettuali è comunque rimasto consistente (oltre 12.000), anche se sicuramente andrebbe ulteriormente ‘ripulito’.
Tra le scoperte e le formule matematiche che portano il suo nome risultano maggiormente citate nei brevetti:
- La relazione di Stokes-Einstein, equazione fondamentale della fisica e della chimica che lega la capacità di diffusione di una particella alla sua dimensione e alla viscosità del liquido in cui si trova – 2.495 citazioni
- La teoria della relatività (generale o speciale) – 1.664 citazioni
- La teoria del “Moto browniano” riguardante il moto “disordinato” delle particelle – 1.280 citazioni
- La teoria “Bose-Einstein” riguardanti il comportamento dei bosoni – 1.131 citazioni
- La famosa relazione tra massa ed energia E=mc2 – 506 citazioni
- La relazione di “Nernst-Einstein”, predittiva sul moto diffusivo di particelle sottoposte a un campo di forze – 247 citazioni
Il lascito testamentario
Al momento della sua morte nel 1955, Einstein stabilì nel testamento che tutti i suoi manoscritti, pubblicazioni, diritti d’autore, royalties e proprietà letterarie passassero alla Hebrew University di Jerusalem (da lui co-fondata nel 1918) dopo la morte della sua segretaria e della sua figliastra (avvenuta a metà degli anni ’80).
Nel testamento originale non veniva menzionato l’uso del nome o del volto di Einstein per scopi commerciali o pubblicitari, poiché all’epoca non esisteva il concetto legale di “sfruttamento del diritto all’immagine” (traduzione approssimativa dei “publicity rights” nei sistemi giuridici di common law) post-mortem.
Quando la Hebrew University prese il controllo totale dell’eredità nel 1982, lo scenario giuridico era mutato, trasformando l’immagine dello scienziato in una vera e propria miniera d’oro legale.
Era avvenuto, infatti, che alcuni stati americani come la California avevano emanato delle legislazioni ad hoc per la gestione dei diritti di immagini delle celebrità morte (Celebrity Rights Act del 1985) vuoi per garantire agli eredi gli strumenti per contrastare un uso improprio dell’immagine del defunto e vuoi per permettere alle imprese di usare l’immagine di soggetti che appartenevano (appartengono) alla memoria collettiva senza rischiare mutamenti di opinione come avviene per i viventi.
A partire dalla metà degli anni ’80, l’università ha applicato un controllo ferreo e aggressivo.
Qualsiasi associazione commerciale doveva essere valutata da una commissione ad hoc: per fare un esepio venne approvato l’uso del marchio EINSTEIN per le calcolatrici, ma rifiutato per i assorbenti.
L’ateneo gerosolimitano ha intentato cause legali contro venditori ambulanti e colossi come Coca-Cola, Apple e la Walt Disney Company (la quale nel 2005 ha pagato 2,66 milioni di dollari per una licenza di 50 anni del marchio “Baby Einstein”.
I guadagni post-mortem
In vita Einstein guadagnava cifre ragguardevoli per l’epoca ma sempre meno di quanto guadagna oggi Luigi di Maio per svolgere il ruolo di rappresentante speciale dell’Unione Europea in Medio Oriente ).
L’ipotesi di attualizzazione del reddito annuale di Einstein in vita è di circa 200.000 euro.
I guadagni post-mortem sono stati enormemente superiori.
Tra il 2006 e il 2017 è apparso stabilmente nella classifica Forbes delle 10 celebrità scomparse più remunerative, generando una media di 12,5 milioni di dollari all’anni di licenze.
Complessivamente si stima che la sua immagine abbia fruttato alla Hebrew University circa 250 milioni di dollari.
Roger Richman: Il creatore dell’impero
La figura chiave dietro questo modello commerciale è stato l’avvocato californiano Roger Richman.
Il padre di Richman era amico di Einstein e lo aveva aiutato a far fuggire alcuni ebrei tedeschi dal nazismo.
Diventato avvocato, Richman intuì un vuoto normativo partendo da un caso legato agli eredi del comico W.C. Fields e dell’attore Bela Lugosi. Riuscì a far pagare i primi diritti di licenza post-mortem al servizio postale USA per un francobollo su Fields, per poi espandere l’attività a icone come Marilyn Monroe e Sigmund Freud.
I pubblicitari preferivano le celebrità decedute perché non potevano essere coinvolte in nuovi scandali o rinegoziare i contratti.
L’accordo con l’Università e le regole morali
Nel luglio 1985 Richman divenne l’agente mondiale esclusivo per l’immagine di Einstein.
L’accordo prevedeva che l’università trattenesse il 65% delle licenze e facesse a metà sui proventi delle cause vinte. Richman applicò una rigida “crociata morale” protettiva:
No ad associazioni con tabacco, alcol o gioco d’azzardo.
Divieto di inventare formule o citazioni false.
Divieto di inserire “fumetti con i pensieri” sopra la testa del fisico.
Inizialmente rifiutarono l’uso commerciale della celebre foto con la lingua di fuori (scattata da Arthur Sasse nel 1951) ritenendola “volgare”, salvo poi ricredersi.
Tra i grandi successi si ricorda la licenza da 600.000 dollari con Steve Jobs nel 1997 per la campagna “Think Different” su cui si è soffermato durante il panel lo stesso Daniele Pampanelli
Bloccò invece videogiochi (come “Command & Conquer”, dove la trama permetteva a Hitler di uccidere lo scienziato) o magliette irriverenti (“E=mc²: Shit Happens”*).
Critiche etiche e contrasti familiari
L’aggressività commerciale sollevò critiche: alcuni docenti di diritto definirono il comportamento dell’agenzia di Richman (con ricaduta economica a favore dell’accademia gerosolimitana) come “i nuovi profanatori di tombe”.
In vita, peraltro, Einstein si era sempre opposto alla commercializzazione della sua figura.
Nel 2011 la nipote adottiva, “Evelyn Einstein”, che viveva in gravi ristrettezze economiche e non riusciva a pagare le proprie spese mediche, annunciò l’intenzione di fare causa alla Hebrew University, considerandosi offesa dal fatto che l’ateneo lucrasse su gadget pop (come le statuette “bobbleheads”) ignorando i diritti di sangue della famiglia.
Evelyn morì prima che la causa venisse discussa.
La gestione fino a “ieri”
Fino al 31 12 2025 la Hebrew University ha continuato a gestire il marchio globale attraverso l’agenzia specializzata GreenLight (ora BEN Group) e distributori locali avvalendosi di software avanzati per scovare i falsi online e delegando le decisioni commerciali a un comitato blindato e anonimo di esperti.
Dall’inizio dell’anno tutto si è complicato.
In molti paesi il diritto allo sfruttamento dell’immagine è legato al diritto d’autore con la conseguenza che dopo settanta anni dalla morte decade anche il diritto all’immagine.
È ragionevole pensare che la gran parte del lucro finisca ma non è neanche scontato che la caduta in pubblico dominio porti necessariamente benefici.
È possibile che compaiano video giochi in cui Hitler uccide Einstein o viceversa (cosa che prima era stata impedita) o che il nome Einstein sia marchio di carta igienica così come è possibile – se non certo – che l’opera intera di Einstein sia usata per addestrare i modelli di linguaggio di agenti di intelligenza artificiale.
La speranza è che Albert Einstein continui a essere modello di uomo curioso, che cerca il senso della sua esistenza terrena e che ripudia la guerra in ogni sua forma.



