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Elisabetta Rossi ci ha inviato questo articolo, scritto in prima persona, sugli ormai famosi manifesti che hanno dato luogo ad una sorta di “scandalo politico”. Lo pubblichiamo volentieri soprattutto perché ne condividiamo l’invito alla riflessione, abbandonando i toni iperpolemici che una parte della destra cittadina ha usato su facebook. I manifesti contengono le opinioni di ragazzi di un “laboratorio” ai quali una cooperativa sociale ha chiesto di esprimere le loro impressioni, i loro pensieri su alcuni importanti argomenti e esperienze vissute. In alcuni casi si tratta di opinioni scottanti che hanno destato attacchi durissimi sui social.

di Elisabetta Rossi

Una mattina di pochi giorni fa esco di casa e sul muro in via del Sole, nella parte dedicata alle affissioni, vedo di sfuggita un manifesto, semplice, blu o nero su bianco con una frase. Inconsueto, c’è da incuriosirsi, ma ho fretta non faccio in tempo a fermarmi, a leggere, tornerò più tardi, a vedere e a capire.

Qualcuno però ha capito già tutto: il pezzo di una testata online si incentra su uno di questi manifesti:  «Quando incontro una persona in divisa,  paura. Non so perché, paura». E’ tutto chiaro: quel manifesto, come altri sullo stesso tema, insulta le forze dell’ordine, dunque “sono manifesti inammissibili, vanno unanimemente condannati, si deve esprimere la Sindaca e tutta la Giunta Comunale, si è superato un livello di guardia” e il sottosegretario Prisco, indignato in modo vibrante, invita i signori “perbenisti” ad indignarsi.

Infatti, di seguito, si scatenano gli insulti agli autori dei manifesti (i ragazzi di cui parleremo tra un momento), con commenti velenosi e tutta la melma social rovesciata addosso e servita su di un piatto di non so quale materiale, non certo d’argento.

Accade poi che grazie a post sui social di meglio informati, ed al contributo di testate online, intelligenti ed intelligibili, si capisce che tutto questo origina da un laboratorio, offerto da una cooperativa sociale (Densa) a ragazzi e ragazze. Essi compongono un gruppo dove vengono chiamati ad esprimersi su loro esperienze, emozioni, e a scrivere i loro pensieri. C’è un progetto dietro questa iniziativa che si inserisce nell’ azione che la cooperativa sociale vuole svolgere per combattere la povertà educativa, lavorando in diverse maniere con gruppi di adolescenti. Il laboratorio produce molti manifesti su diversi argomenti e vissuti, che vengono affissi sui muri e lungo le strade di Perugia. Alcuni ne ho ritrovati: “Dico sempre grazie quando scendo dal pullman, dopo sei ore che stai guidando un grazie fa piacere”, “E’ già tanto che abbiamo l’illuminazione pubblica dove abito io”, “Io coi genitori non parlo molto, tendo a chiudermi in me stessa e a non esprimere le mie opinioni”, “Se tu ti trovassi nei panni di quelle persone?”, “Ci si dimentica che abbiamo tutti lo stesso destino”, “Solidarietà è aiutare, sostenere qualcuno, anche semplicemente la cassiera”.

Ma tutto questo non importa, non significa, non suggerisce un contesto, non invita alla prudenza, non attiva un confronto, un dibattito nel merito.  Si chiede rispetto per le Forze dell’Ordine, mentre non si rispettano dei giovanissimi cittadini indifesi.

La sequenza di reazioni alla frase “scandalo” mostra quello che già abbondantemente sapevamo: la semplificazione estrema e strumentale che consente di utilizzare qualunque cosa per riproporre i piatti basici del menu della propria propaganda: è colpa del Comune, della Regione, degli immigrati, dei comunisti…..

Mi sono domandata: è utile alla vita della città questa mancanza di riflessività, il disinteresse a comprendere, ad accogliere per cambiare in meglio, per fare passi avanti come persone e come comunità? O è tutto talmente e tristemente prevedibile, come un riflesso di Pavlov (la teoria che spiega come il cane mostra la sua reattività quando vede il piatto col cibo o sente il fischio che ne annuncia la presenza)? Forse si deve prendere atto che il contrario di queste attitudini negative sarebbe un ossimoro se per caso si dovesse applicare a questi personaggi. Questa è la destra, non la destra politica, è la cultura di estrema destra, e poco importa che trovi terreno in certi lembi del sociale. Ci può stare, e contrastarla con pazienza è un compito prima che politico, di civiltà. Ora lo sceriffo Prisco, o Pavlov, se preferite ci mostra come saranno i prossimi mesi della destra alla rincorsa dei “vannacciani”. E torna la domanda … ma questo serve alla città ?

Attaccare dei ragazzini, metterli alla gogna, per attaccare i tuoi avversari politici, in realtà i tuoi “nemici”. E’ così che fanno politica. È così che fanno opposizione. Sono prevedibili.

Il dibattito social è ancora in piedi, e molte delle cose lette in questi giorni, veramente illuminate, sono scritte da insegnanti, psicologi, cittadini che rispondono, dialogano tra loro con cortesia e rispetto, mettendo in luce in modo garbato i diversi versanti di questa faccenda. Tra questi mi è sembrato utile riflettere sull’intervento del Sindacato di Polizia SIULP. Il Sindacato non scarica rabbia o strumentalità sui ragazzini, se mai fa una critica alla comunicazione di questo progetto, cosa che possiamo condividere, perché la responsabilità verso i ragazzi deve esserci da parte di tutti. Dice il SIULP “il ruolo dell’ente promotore e il contesto mancante. Ci risulta che l’iniziativa sia riconducibile a una cooperativa sociale che ha raccolto pensieri e riflessioni di adolescenti. Proprio per questo motivo riteniamo che sarebbe stato doveroso accompagnare tali messaggi con alcuni elementi minimi di contesto ….” Questa è una critica, una riflessione seria e pacata.

Il punto interessante di questa storia è che mentre si parla tanto di adolescenti, “si parla molto su di loro e poco con loro”, è che quando alcuni di loro parlano e dicono quello che pensano nei loro modi, quelli per loro possibili, comunque transitori, come la loro età, ci sono degli adulti che mostrano tutta la loro mancanza di una funzione mentale “adulta”, ed altri che invece ne sono portatori. C’è chi gli dà addosso, e chi coglie invece l’occasione per cambiare postura, atteggiamento e provare a passare dal giudizio, dalla polarizzazione, all’ascolto, all’interazione, al dialogo. Per chiedere: di che hai bisogno? che vogliamo fare?”. Cosa che ad esempio il SIULP fa spesso andando nelle scuole a parlare direttamente con i ragazzi.

Si poteva fare meglio questo progetto? Certamente . Meritava il rigetto insultante l’espressione dei sentimenti di questi ragazzi ? Certamente no. Si è fatto un passo avanti per mettere in comunicazione la città, mondo composito e vivo, con un gruppo di suoi giovani cittadini? Certamente no. Si è fatto un passo avanti per ampliare il confronto tra questo gruppo ed i loro coetanei e le istituzioni?  No, ancora una volta no. Si è protetto adeguatamente il setting che ha generato l’espressione di quei sentimenti e di quelle emozioni? E … cari amici della cooperativa, si è fatto abbastanza per proteggere i ragazzi ed il loro lavoro?

Sono ripassata oggi davanti a quel muro di Via del Sole: del manifesto non vi è più traccia, rimangono alcuni suoi lembi, residui di uno strappo rabbioso. Ma si può fare opposizione in questo modo a Perugia ?