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di Gabriella Mecucci

Vivono tutte e due a Solomeo, le loro case distano 200 metri l’una dall’altra e lavorano entrambe in azienda. Dal marzo 2024 sono diventate vicepresidenti della Brunello Cucinelli spa. Camilla e Carolina sono le figlie del re del cachemire, le eredi di quello che è diventato uno dei brand più importanti del fashion italiano. Il padre e la madre ne restano i protagonisti assoluti, ma ormai è tempo di conoscere meglio anche loro che rappresentano il futuro. Di farne un ritratto anche perché ormai hanno raggiunto un ruolo decisivo in azienda: ne sono entrambe vicepresidenti.

Legate da un profondo affetto, vivono uno stretto rapporto famigliare: passano i fine settimane e le vacanze insieme, organizzano cene con gli amici comuni. Il legame affettivo e lavorativo con i genitori è forte, ma ormai hanno costruito profili professionali molto caratterizzati.

Carolina è la più giovane, 34 anni. Di recente ha presentato nella splendida Modica la collezione “Mediterranea”: un evento di grande impatto svoltosi sulla scalinata di San Giorgio, il Duomo barocco della cittadina siciliana. In quell’occasione è anche apparsa in pubblico col suo nuovo compagno, Aimone Romizi, frontman dei Fast Animal e ideatore della rassegna rock L’Umbria che spacca.

Carolina, definita di recente dal Women’s Wear Daily fra le 50 donne più influenti del mondo moda, è decisamente una persona comunicativa che ama raccontarsi ed è da lei che si hanno informazioni sul rapporto con la sorella Camilla, più riservata e taciturna. E’ lei che racconta che da bambine e sino alla giovinezza  dormivano nello stesso letto e che, quando Camilla si è sposata, c’è voluto un po’ per abituarsi ad abitare in luoghi diversi. La sorella “indivisibile” ha dieci anni più di lei. E’ sposata e ha due figlie: Vittoria e Penelope. La più grande, a guardar le foto, è ormai una teenager bella ed elegante.

Il marito di Camilla è Riccardo Stefanelli. Ha fatto una brillantissima carriera all’interna della Brunello Cucinelli spa raggiungendo i vertici: è infatti CEO (amministratore delegato). Si impegna anche in Confindustria Umbria ed è diventato di recente membro del consiglio di amministrazione dell’ Ac. Milan. I due si sono uniti in matrimonio a Solomeo nel 2015: fu una bella cerimonia con tanto di abito bianco ripreso in vita da un nastro nero, e con una folla di amici e parenti raccolti nella chiesa di San Bartolomeo. Gli sposi per l’occasione fecero un bel regalo alla città di Perugia: il restauro della fontana di via Maestà delle Volte, quella nella quale un tempo figurava una delle più belle sculture di Arnolfo di Cambio: l’Assetata. Un gesto generoso e raffinato.

Camilla lavora in azienda dall’età di venti anni, a partire cioè dal 2002. Dopo una formazione commerciale svolta negli Stati Uniti, si è sempre dedicata al processo creativo contribuendo alla realizzazione delle collezioni. Si occupa della qualità dei tessuti e dei colori. E’ molto attenta a tutte le tematiche ecologiche e della sostenibilità: la moda green è il suo credo. E’ molto impegnata poi nelle iniziative culturali e sociali che l’azienda e la fondazione portano avanti. Come si diceva, non ama i riflettori, non concede interviste, parla poco o niente di sé, ma chi le sta più vicino la descrive come una persona equilibrata, attenta, molto capace professionalmente. Somiglia – dicono gli amici – alla madre Federica.

Carolina, pur legatissima alla sorella, è caratterialmente assai diversa: loquace, non lesina interviste dove racconta di sé, della famiglia, del lavoro con un tono accattivante, mai paludato.  La persona giusta per occuparsi di comunicazione e di immagine anche in  azienda. Ha iniziato a 17 anni – come lei stessa racconta – quando decise di abbandonare la scuola per imparare a fare la sarta. Il suo cammino lavorativo è partito da lì. Poi ha diretto il reparto accessori e infine è approdata alla comunicazione contribuendo a realizzare il progetto digitale “Artigiani umanisti del web”. Si deve dunque anche a lei, il rafforzamento dell’immagine del brand, fondata sull’intuizione iniziale del padre: quella cioè del “capitalismo umanista”, che fa profitti rispettando e valorizzando il lavoro dei dipendenti, che cerca di agire a vantaggio del territorio e della comunità dove vive. Ed è proprio questo essere rispettosi dell’ambiente, impegnati nel mondo della cultura, del teatro, del restauro di monumenti ad aver reso il marchio di Solomeo particolarmente popolare e rispettato. Un più uno che va oltre la qualità del prodotto.

Carolina ha una vita privata un po’ più movimentata di quella della sorella. Ha sposato all’età di 27 anni, Alessio Piastrelli che ne aveva 36. I due hanno avuto un figlio di nome Brando, omaggio al grande Marlon, un bambino biondo, di cinque anni. Ha rotto però lo schema della famiglia perfetta, stile Mulino Bianco, caratteristico dei Cucinelli, separandosi.

La figlia minore del re del cachmire ha poi alcuni hobby non comuni. Disegna a inchiostro di china i mostri gentili di Tim Burton e le piace visitare i cimiteri, in particolare quelli monumentali perchè “incarnano l’idea di memoria”. Li frequenta e li studia. Chissà se conosce quello di Bettona che evoca le architetture di Scarpa? Di suo padre dice che è un uomo “impegnato e impegnativo” e condivide con lui la passione per l’arte. Tanto è vero che proprio da lui ha ricevuto in regalo uno quadro di Artemisia Gentileschi che tiene appeso in casa sua. Ama la musica e ha più volte dichiarato la sua ammirazione per Ludovico Einaudi. Si interessa al cinema di animazione e all’intero universo di Walt Disney. E il libro che le piace di più è Alice nel paese delle meraviglie. Un romanzo spiazzante, anticonformista, apparentemente naif, ma pieno di significati nascosti. Un capolavoro che scioccò il lettore vittoriano e perbenista di fine ottocento.

Carolina è profondamente convinta della “filosofia della azienda” che lei definisce del “ lusso gentile”, “senza loghi e stampe appariscenti, capi riconoscibili per la qualità del taglio, dei tessuti e dei piccoli dettagli”. “Voglio – ha detto – che chi indossa i nostri prodotti sappia di vestire qualcosa che rispetta le persone, gli animali, la terra, la filiera artigianale, l’Italia”.

il futuro di Solomeo non riserverà dunque grosse sorprese: le “ragazze Cucinelli” sono fedeli interpreti di quell’immagine vincente che ha assicurato all’azienda un successo planetario.