Salta al contenuto principale

La  risposta di Ciuffini e Rasimelli: “Così dite no a un tentativo di migliorare la situazione anticipando il Nodo. Il peggior nemico è la paralisi”

di Luigi Ercolani*

L’articolo di Ciuffini e Rasimelli pubblicato da Passaggi Magazine il 10 agosto 2026 merita alcune riflessioni.

Fermo restando l’apprezzamento per le buone intenzioni di cercare di “… salvare Ponte S. Giovanni dal traffico…” e soprattutto di aprire un dibattito che veda finalmente coinvolte le ISTITUZIONI, ci lascia quanto meno sorpresi sulle possibili soluzioni di medio termine in attesa delle auspicate decisioni sull’unica grande opera di interesse nazionale – la tangenziale di Perugia – capace di risolvere alla radice i problemi in termini di snellimento di traffico e per la tutela della salute e della vivibilità del territorio.

La mappa che illustra il progetto. Cliccando sulla mappa si potrà allargare e quindi notare i particolari a beneficio della spiegazione che segue

Le soluzioni prospettate di utilizzare e migliorare la viabilità secondaria per sopperire alle note carenze di infrastrutture, quali la E45 e il raccordo RA06, ci appaiono insufficienti, fuorvianti e dilatorie (2/5 anni), con costi presunti molto importanti (360 milioni pari a circa il 72% del costo del primo stralcio del nodo)  e che vanno a toccare tutto il territorio circostante Perugia con un conseguente aumento della pressione del traffico su altri centri abitati (Pila, S. Martino in Colle, S. Martino in Campo, Colonnetta, Montebello, Madonna del Piano, Ponte della Pietra, ecc.) e con il risultato di aggravare il traffico su strade già oggi al limite della capacità (via dei Loggi, via della Valtiera, via Bonucci, via Tuderte, S. Vetturino, ecc.). Gli allargamenti delle sedi stradali, i miglioramenti dei raggi di curvatura, le possibili anticipazioni dei tratti del Nodo di Perugia (Ferriera-Madonna del Piano e galleria di S. Fortunato) scontano il fatto che poi tutto il traffico si riverserebbe sui centri abitati e sulle arterie secondarie, senza considerare che per ANAS il primo stralcio (di cui è disponibile il progetto e sul quale è in pendenza un ricorso al Consiglio di Stato sulla procedura di valutazione di impatto ambientale) è il tratto completo e funzionale tra Collestrada e Madonna del Piano.

Il rafforzamento del trasporto pubblico è senz’altro una direzione su cui puntare in particolare su quello ferroviario (collegamento tra Pallotta e Prepo), non ci sembra, tuttavia, una proposta concreta e non appare fattibile nei tempi delineati.

Per gli auspicabili parcheggi di scambio gomma/ferro e per il miglioramento del servizio ferroviario vengono enunciate proposte senza ipotesi progettuali concrete e fattibili, soprattutto finalizzate a rendere appetibile il trasporto pubblico (frequenza, raddoppio binari, miglioramento del servizio) tale da diminuire l’uso del mezzo privato.

Tali proposte dovrebbero portare ad “…abbattere la pressione del traffico sul nodo di Ponte San Giovanni da un 20 a un 30 per cento”. (circa 18.000 / 27.000 veicoli giorno prendendo a base l’attuale traffico senza considerare l’incremento di mobilità dei prossimi 10 anni nella area metropolitana che va da Foligno a Magione).

Appunto, dovrebbero!! Ma il restante traffico che effetti continuerà ad avere sulla salute e sulla vivibilità dei cittadini di Ponte S. Giovanni ed anche che effetti porterà l’aumento di traffico su quelle frazioni e sui quei territori prima citati?

E inoltre, i 6.000 TIR che giornalmente transitano tra Collestrada e Ponte S. Giovanni continueranno a transitare e continueranno a inquinare.

Non ci sembra di cogliere una soluzione ai problemi quotidiani di un territorio di oltre 20.000 cittadini e di moltissime imprese commerciali e produttive dell’area, 
né, tantomeno, a un territorio metropolitano di oltre 300.000 abitanti che va da Foligno a Magione, né ai traffici di attraversamento che riguarda l’intera Italia.

Un’ultima notazione merita la proposta formulata dal nostro Comitato, portata all’attenzione dell’amministrazione comunale, circa l’istituzione di una ZTL di attraversamento per il popoloso quartiere di Ponte S. Giovanni. Tale proposta scaturisce da due fattori: il primo la continua esposizione agli agenti inquinanti prodotti dal traffico veicolare che mettono a repentaglio la salute dei cittadini, il secondo dalla quotidiana aggressione veicolare che il nostro centro abitato subisce per effetto dell’incapacità della E45 e del raccordo RA06 a sostenere gli attuali livelli di traffico. La ZTL di attraversamento consentirà a chiunque di poter accedere a Ponte S. Giovanni, viceversa non dovrà consentire di utilizzare le vie interne come scorciatoie ai quotidiani blocchi di traffico sulle arterie principali.   

Il contributo di Rasimelli e Ciuffini servirà comunque ad aprire un dibattito e far uscire dai Palazzi i nostri amministratori per un confronto aperto, che non dovrà/potrà essere definitivo in quanto per la risoluzione di questi temi complessi occorrerà che la scienza dia il proprio contributo.

* presidente del Comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni? APS”

___________________________

La risposta: il peggior nemico è la paralisi

di Fabio Maria Ciuffini e Giampiero Rasimelli

Caro Luigi e cari amici del comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni?”, abbiamo letto una vostra riflessione molto severa sul nostro articolo del 10 agosto pubblicato da Passaggi Magazine. L’oggetto sono gli interventi che abbiamo proposto al fine di migliorare a breve termine la mobilità a Perugia, che vive da tempo una crescente emergenza destinata ad aggravarsi a) a causa dei lavori di manutenzione delle gallerie del RA06 (il raccordo Perugia-Bettolle che attraversa la città e per l’ormai prossimo rifacimento delle rampe di accesso allo stesso raccordo a Ponte San Giovanni in entrata e uscita in entrata e uscita b) per la disconnessione tra i quartieri a corona di Perugia che è ormai essa stessa produttrice di traffico in modo inarrestabile

Voi giustamente denunciate l’invivibilità del quartiere, i problemi d’inquinamento dell’aria, l’invasione delle automobili nell’abitato di PSG. Noi siamo preoccupati per tutto questo e per l’assenza di soluzioni che possano modificare la situazione a breve termine, creando un disagio sempre più insostenibile e dannoso per l’intera vita cittadina.

Caro Luigi, la scienza dei trasporti c’entra poco con le nostre proposte. Si tratta solo di una serie di scelte politiche di convenienza tese ad avviare a soluzione il massimo dei problemi con la minima spesa. Un insieme di soluzioni parziali che alleviano/riducono parte dei disagi, migliorano/valorizzano le infrastrutture esistenti e preparano concretamente soluzioni più ampie e complete per le quali saranno necessari ancora tempi lunghi, molto, nella migliore delle ipotesi.

Un insieme di soluzioni che non nega il Nodo, ma lo anticipa. Crea un’alternativa alla strada delle gallerie. Trasferisce traffico sulla FCU e sulle FS creando le condizioni per una mobilità alternativa. Non fa false spese perché ogni miglioramento alla viabilità secondaria avrà comunque una validità locale una volta completate le grandi infrastrutture del Nodo. E a nostro avviso è l’unico modo possibile per risolvere i problemi in un quadro territoriale più ampio distribuendo gli interventi.

Noi appoggiamo e appoggeremo tutte le azioni per creare la ZTL di attraversamento a PSG e tutti gli interventi di difesa ambientale e della salute pubblica che potranno e dovranno essere fatti a PSG. Ma l’unica soluzione per ridurre il flusso di traffico a PSG è bloccarlo in parte e distribuirlo. E questo può essere avviato da subito con interventi scaglionati nel tempo, negoziabili e finanziabili a partire dal miglioramento delle reti esistenti, dalla realizzazione di parcheggi di scambio ampi e ben serviti, dalla valorizzazione della rete ferroviaria per gli usi urbani. Se poi c’è qualcuno così bravo da proporre soluzioni migliori o da ottenere i fondi per l’intero Nodo subito si faccia avanti, lo sosterremo.

Noi siamo mossi dall’urgenza di fare qualcosa di efficiente nel breve periodo prima che la situazione diventi del tutto insostenibile. Si teme che il bene posticipi il meglio? Sarebbe un errore perché il rischio che abbiamo da tempo è la paralisi, travestita da tante false promesse e da tante paure. Muoverci subito invece aiuterà tutti a muoversi più rapidamente possibile per il progetto strutturale di cui la città ha bisogno da anni.

Il traffico e i camion non scompariranno nello spazio di un mattino. Noi vogliamo che si faccia qualcosa subito per dare a breve un sollievo alla popolazione di Perugia e in particolare di PSG, con soluzioni che aprano al futuro, ma che lo facciano vivere, almeno in modo parziale, il più presto possibile. E vogliamo che il Comune innanzitutto, insieme alla Provincia e alla Regione siano protagonisti di questa urgenza e di questa negoziazione per le risorse col Governo Nazionale e con gli Enti nazionali di settore.

Nessuno dei progetti che abbiamo indicato è nuovo, alcuni sono nel Nodo, altri fermi nei cassetti da decenni. Si cominci da questi dentro un quadro logico di azione che prepari il futuro … ma facciamo qualcosa, perché la paralisi è il peggior nemico che abbiamo, noi tutti cittadini di Perugia !