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di G. Vittori

Venerdì 31 Luglio scorso la Giunta Regionale dell’Umbria ha presentato il Documento di fattibilità delle alternative progettuali relativo al nuovo ospedale  di Terni (DOCFAP). Il documento è l’esito di un lavoro ampio e articolato, una decisione amministrativa composta da Piano esigenziale della nuova struttura, valutazione delle localizzazioni alternative, completata dalla individuazione di Cassa depositi e prestiti come consulente esperto per l’operazione.

Lo studio ha preso in esame otto diverse opzioni divise in tre grandi strade: la ristrutturazione o ricostruzione nel sito attuale di Colle Obito, la realizzazione in nuove aree del tessuto urbano e la localizzazione in altre zone del territorio comunale. La valutazione ha analizzato venti aspetti tra cui i costi, i tempi di realizzazione, i servizi sanitari e l’impatto sul territorio.     

Dalla classifica tecnica emersa dal Docfap la soluzione nell’area di Sabbione è risultata al primo posto con il punteggio più alto, pari a 4,07 su 5, seguita da Campitello con 3,89, Colle Obito nuovo ospedale integrato con 3,46, Gabelletta con 3,36, Stazione Rfi con 3,19, Colle Obito nuovo da 120.000 metri quadrati con 3,14, Colle Obito ristrutturazione e ampliamento con 2,63 e Colle Obito ristrutturazione integrale con 2,59”.

La citazione, ripresa direttamente dal comunicato della Giunta, dà l’idea dell’accelerazione  impressa  al progetto del nuovo ospedale, ad otto mesi dalla presentazione dello studio     sulle  localizzazioni idonee  commissionato dall’Azienda ospedaliera di Terni allo studio Binini: la città e le comunità interessate hanno a disposizione per la prima volta uno strutturato elaborato  tecnico da valutare e su cui esprimersi, attraverso il previsto “dibattito pubblico” che, ai sensi del Codice degli appalti, dovrà essere avviato a seguire.

Il documento, a parte qualche aspetto da mettere a fuoco poiché basato su atti preesistenti e la necessità di coordinarsi con il nuovo piano sanitario regionale, parte da una lettura oggettiva dei limiti dell’attuale struttura e mette a fuoco assai chiaramente, per la prima volta,  le caratteristiche di una struttura moderna sede di DEA di II livello, sicura, flessibile, capace di interpretare le necessità della attuale  medicina e delle sue evoluzioni,  strategica per la Regione Umbria, con funzioni di bacino largo (umbria sud) e forte prospezione interregionale.

Obiettivo e sintesi di questa vocazione è individuato nel  recupero della mobilità passiva che, per la sua natura di saldo tra pazienti residenti che vanno in altre regioni e pazienti che vengono per le cure viene indicato, sia pure con le dovute cautele legate all’appropriatezza dei flussi, come l’indicatore principale da perseguire in questa fase di nuova programmazione per l’Umbria, dopo il covid e una legislatura  di  vistoso peggioramento del risultato.

Di fronte a questa novità,  che va letta  anche come un deciso segnale di qualità dei livelli tecnici della Regione Umbria,   l’opposizione di centro-destra in consiglio comunale e la maggioranza del sindaco Bandecchi si sono travate a corto di argomenti, presentandosi uniti in consiglio comunale su una posizione di contrasto e critica  al documento,  per rivendicare poi un ruolo di partecipazione che, allo stato, nessuno nega essendo prevista una fase dedicata a ciò, appunto sotto forma di “dibattito pubblico” previsto dalla legge.

Quello che emerge è una notevole differenza di vedute all’interno di questo schieramento: si va da posizioni di pura interdizione e manovra del sindaco e  Presidente della Provincia Bandecchi, allo stato  più impegnato  ad ottenere da parte di una società coinvolta nel fallimento della Ternana calcio (la Stadium) l’autorizzazione da parte della Regione  per una clinica privata da 80 posti letto e alla rimessa in campo della nuova Ternana, a posizioni fortemente differenziate su caratteristiche del nuovo ospedale e sito di realizzazione da parte delle altre componenti. Il tutto abbondantemente supportato dal fuoco di sbarramento di testate amiche dedite a “rileggere” i documenti e di una vasta disinformazione social su inquinamento, linee di bus da riorganizzare per il nuovo sito o le ingenti risorse nel frattempo usate per manutenere il vecchio presidio.

Nello schieramento che si contrappone alla decisione della  Giunta regionale salvo alcune eccezioni come l’ex sindaco Latini e il consigliere Cecconi, non emergono in questo momento  analisi capaci di tenere insieme i limiti dell’attuale presidio,  con valutazioni  sulla funzione del nuovo ospedale nell’ambito della rete regionale e delle implicazioni per le comunità dell’Umbria sud e con la valenza del progetto in funzione dell’innovazione  urbanistica della città e della conca ternana.

Anche l’atteggiamento di altre articolazioni  della società ternana, comitati, pezzi di sindacato, paiono mostrare la corda difronte ad una proposta che sposta il ragionamento di livello, derubrica il tema da squisitamente cittadino proiettandolo su uno scenario regionale/Italia centrale e lo sostiene con forti argomenti tecnici: pare  a questo punto difficile rifiutare una prospettiva di qualità e senso per presidiare un pezzo di città sofferente e comunque recuperabile a funzioni utili per la collettività, come si è fatto in tante parti nel mondo.

In questo scenario rimane  comunque complesso procedere senza una  forte capacità di governo  da parte della Giunta regionale proponente, che su questo progetto si gioca molto e senza  una ricomposizione degli schieramenti descritti: a questo fine sarà utile il  previsto “dibattito pubblico” , innovazione da celebrare al massimo livello,  ma serve anche “altro”,  una riflessione  a cura della politica e delle classi dirigenti di questo pezzo di Umbria sul futuro comune.

Non si può sottacere ad esempio la difficoltà di reperimento delle risorse, rispetto alla quale appare decisivo anche l’impegno del centro destra umbro, sia  nella trattativa con il governo centrale che nella individuazione di altre forme di finanziamento, la necessità di definire meglio  le relazioni tra il nuovo presidio e quello in itinere di Narni-Amelia nell’ambito della definizione della Rete ospedaliera regionale in fase di definizione nel nuovo PSR e, infine, come coinvolgere una città dove la divisione è divenuta da tempo arte di governo.