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di Gabriella Mecucci
Foto @Patafisik/Wikicommons

Il vino sta soffrendo. Vuoi per ragioni culturali, salutiste o di costume se ne consuma meno. In epoca di crisi si cercano le vie d’uscita: a Orvieto e dintorni hanno deciso di imboccare la strada del low alcol. Di questa importante novità ne ha parlato il grande enologo Riccardo Cotarella, uno che nella sua azienda fa prodotti straordinari come il Montiano, che è stimato in tutto il mondo, che si dice venda le sue preziose bottiglie persino a Putin e, in passato, anche a Berlusconi. Insomma, se proprio lui, che fra l’altro è anche presidente dell’Assoenologi, ha consigliato alle Cantine dell’Orvieto di adottare la linea a bassa gradazione (non oltre i sette gradi), vuol dire che la scelta è quella giusta.

Resta però un grande interrogativo: così non si crea un prodotto artificiale, manipolato, che si distanzia troppo da quello iniziale e cioè dal vino che siamo abituati a gustare? Cotarella rassicura tutti con un’intervista a “Virtù quotidiane”. “No, nessuno snaturamento – ha risposto – il low alcol si può fare addirittura in vigna anticipando la vendemmia e poi si lavora in cantina come si è sempre fatto, senza alcun nuovo artifizio”. E ancora: “E’ un processo naturale che è realizzabile. Occorre abbandonare però le ideologie e le prese di posizione filosofiche. Bisogna saper guardare alla realtà”. E la realtà, ovvero il mercato, chiede un prodotto a basso tasso alcolico. Soprattutto sono i più giovani a volerlo, ma non solo.

L’imperativo del futuro è quello di far nascere dalle vigne e dalle cantine umbre un vino al di sotto dei sette gradi e di lanciarlo alla conquista del mondo. Sia chiaro per fare un prodotto a basso tasso alcolico, quello di partenza deve essere molto buono, altrimenti viene fuori una schifezza. Ma se si parte bene e si lavora meglio “la differenza con un vino bianco giovane non è devastante, anzi la riduzione della componente alcolica lo rende più profumato”, garantisce Cotarella. Attenzione però tutto questo per il rosso è ancora impossibile. Ci stanno provando in molti, ma i risultati sin qui non sono all’altezza.

Sul mercato ci sono anche creazioni artificiali, realizzate cioè coi macchinari. Con queste nuove tecniche si arriva alla totale cancellazione della presenza di alcol: ne restano infatti solo 0,5 gradi.  Su questo terreno la Germania ha già posto in essere grandi investimenti, mentre in Italia, sino a meno di due anni fa, vigevano pesanti divieti. Il decreto che li cancella è di fine 2024. L’azzeramento potrebbe aprire in prospettiva un business gigantesco: la conquista del mercato delle aree a religione musulmana, dove vivono più di due miliardi di fedeli ai quali Allah non permette di assumere alcolici.

Il consumo di vino low alcol sta crescendoin molte zone del mondo. In Francia ad esempio il 16 per cento della popolazione lo beve. E anche negli States va forte. Qui le produzioni italiane “tirano”: si sono prese il 70 per cento del valore delle vendite. Il 28% di questa quota di mercato è fra i due e i sette gradi. Si verifica però un paradosso: noi conquistiamo i consumatori, ma a guadagnarci sono gli americani: l’80% del business derivante da uve nostrane, infatti, è in mano a imprese Usa.

In Italia le “grandi firme” del low alcol” operano in Trentino, nelle Langhe e in alcune zone del Veneto. Ma ora c’è anche l’Orvieto. Cotarella ne assicura la buona qualità. E in futuro – parole sue – “non si avrà un vino autoreferenziale bensì un prodotto del popolo”. Ma per avere successo “ci vorrà istruzione e come enologi abbiamo proposto un’ora alla settimana in tutte le scuole superiori dove si insegni agricoltura”. “I giovani si allontanano dal vino anche perché in campagna non saprebbero distinguere un ciliegio da una vite”.

I primi destinatari dei nuovi prodotti low alcol sono proprio i giovani, ma i vantaggi sarebbero molteplici per tutti: per la salute e anche per la sicurezza. Basti pensare ai rientri a casa in auto a tarda notte avendo ingerito bevande ad alta gradazione. Se si potesse bere qualcosa di altrettanto gustoso e profumato che misura 2-3 gradi in tutto, si eviterebbe quella pratica discriminatoria per cui uno della compagnia deve diventare astemio. Un sacrificio questo che gli consente di guidare. E guai se chi è al volante non è del tutto sobrio, purtroppo si moltiplicano gli incidenti o, quantomeno, si beccano multe che fanno molto male al portafoglio.

Se i vantaggi sono molteplici, attenzione però anche agli svantaggi. Per aromatizzare si potrebbe ricorrere a sostanze artificiali, più letali per la salute di un buon vino fra i 12 e i 13 gradi. Il low alcol ha molte frecce al proprio arco, ma bisogna farlo a regola d’arte.  Occorrono seri controlli, altrimenti la bevanda degli dei a bassa gradazione può diventare pericolosa. A Orvieto la grande impresa è già partita. La cittadina umbra è da sempre famosa per i suoi vini, chissà che non diventi anche un’avanguardia, sotto l’egida di un grande enologo come Riccardo Cotarella, per quello low alcol?